“Dal letame nascono i fior”: il decadentismo di Baudelaire cantato da De André

In Via del Campo, Fabrizio De André canta l’amore libero e l’autenticità delle persone umili in maniera non dissimile da quella di Baudelaire ne I fiori del male.

Figura 1: autografo de I fiori del male, raccolta di poesie di Charles Baudelaire del 1857.

Via del campo elogia la bellezza di una prostituta. Ella con la sua dolcezza fa innamorare molti uomini che spesso le chiedono la mano. Tuttavia sempre rifiuta: per citare Bocca di Rosa, lei lo fa per passione. L’amore libertino era tuttavia già stato cantato da un altro artista, più di un secolo prima: Baudelaire con la sua raccolta de Les fleurs du mal aveva difatti inaugurato la stagione del decadentismo. Il cantautore riprenderà tal concetto in molte delle sue più belle canzoni.

Via del campo c’è una graziosa

Così comincia la canzone di De André. Il primo elemento che si conosce della fanciulla è la sua grazia, la sua bellezza. Valore che già Baudelaire cantava, in una sempre più affascinata ricerca alla scoperta di nuove forme di armonia, come testimonia la poesia Inno alla Bellezza. Il poeta fra l’altro era famoso per la sua storia d’amore con la donna più bella di Parigi, con il quale ebbe per tutta la vita un rapporto burrascoso.

La donna da amare, dunque, deve essere avvenente e affascinante, specialmente se si parla di una prostituta. Nella Parigi di quegli anni erano molte le ragazze appartenenti a ceti sociali inferiori che per arricchirsi si accompagnavano agli uomini dell’alta nobiltà, non solo in pubblico. Queste erano sempre attente, come nel caso dell’Olympia rappresentata da Manet, a essere curate nei minimi dettagli. Dai capelli al profumo, ogni cosa doveva essere splendida; tale bellezza non passava ovviamente indisturbata agli uomini tra cui lo stesso poeta. Era risaputo, infatti, della sua frequentazione delle prostitute. Per tutto il 1840 egli fece infatti coppia fissa con una di queste ragazze, Sara. Non sorprenderà, dunque, che anche Baudelaire elogiasse la prostituzione. Nei suoi Diari intimi possiamo infatti trovare tale dichiarazione:

«L’amore è il gusto della prostituzione. Non v’è piacere nobile che non possa essere ricondotto alla Prostituzione.»

Figura 2: Olympia, 1863, Manet. Dipinto conservato ne Musée d’Orsay, Parigi.

Se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano

Anche Baudelaire, quindi, elogiava l’amore libero e dissoluto. Molte delle sue poesie, tra cui si possono annoverare fra le più famose Invito al Viaggio e Il Viaggio, trattano proprio di questo tema. Nello stesso modo anche De André frequentava le prostitute, specie durante la sua gioventù. Molte sono le canzoni che le hanno per soggetti o per semplici comparse: tra le più famose si possono citare Bocca di Rosa, Marinella e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers. In tutti i testi le fanciulle sono descritte come persone pure, vere, dal cuore onesto e buono. Questo perché il cantautore vedeva in tale categoria sociale la vera umanità: priva di ipocrisie e maschere (se si concede il termine pirandelliano), al contrario della società borghese in cui De André era immerso quotidianamente e dalla quale proveniva.

Anche Baudelaire scriveva della donna in questi termini, connotandone una forte carica erotica e sessuale. Nelle sue poesie domina un desiderio di purezza, sebbene spesso denunci anch’egli i delitti derivanti dalla cronaca nera dei giornali di Parigi, proprio come avviene in Marinella. Disgustato dalla società borghese che tanto amava scandalizzare, l’autore sosteneva che fra i peccati peggiori di cui si era macchiata l’epoca in cui gli era toccato vivere era stata quella di abolire le tracce del peccato originale. Molti erano i tabù legati al sesso, tanto che fu anche processato dopo la pubblicazione de I fiori del male: secondo la pubblica opinione l’opera feriva la decenza e il decoro della comunità.

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior

L’ultimo verso della canzone di De André è forse il più decadente, essendo quasi letteralmente una citazione dell’opera di Baudelaire. Il poeta con il titolo “I fiori del male” intendeva infatti fornire un indizio programmatico sulla sua poesia: scopo era estrarre il bello dal male.

Partendo da questo concetto il cantautore vuole comunicare un messaggio condiviso peraltro dallo stesso Baudelaire: la società borghese, emblematicamente metaforizzata con un diamante, è ormai sterile. Giudica, è ipocrita, bigotta: oramai non può più dare frutti a causa del gelo e della cattiveria che la permea. Al contrario è negli ambienti sociali più umili, come appunto nei quartieri delle prostitute, in cui si può trovare la vera umanità. Calore, bellezza, dolcezza: tutti elementi che rendono tali persone un terreno fertile (ossia il letame) da cui possano sbocciare infine nuovi fiori.

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