Cesare e Napoleone: due grandi personaggi della storia accomunati dall’epilessia?

Nei decenni passati, sulla base degli scritti e di analisi scientifiche, si è giunti alla conclusione che sia Cesare che Napoleone soffrissero di epilessia.

L’epilessia è un importante disturbo neurologico dovuto all’aberrante firing di particolari gruppi neuronali nell’encefalo.

Al giorno d’oggi, le valutazioni su questi due importanti personaggi sono un po’ cambiate ma l’incognita di questa patologia resta ancora. Da un punto di vista medico, come si riesce ad effettuare una diagnosi di epilessia?

Cesare: epilessia o micro-infarti?

Generale e uomo di stato Romano, Giulio Cesare rappresentò l’anello fondamentale nella storia di Roma per convertire la Repubblica in un Impero, destinato ad espandersi ulteriormente nel bacino del Mediterraneo. Noto soprattutto per le sue conquiste, ma anche per i preziosi aneddoti storici (reali) come il passaggio del Rubicone, spesso viene ricordato anche per la sua morte esemplare, una delle congiure più note al mondo, quella che passò alla storia poi come Idi di marzo.
Ma quale era lo stato di salute di Cesare?
Alcune fonti storiche riportano che Cesare soffrisse del cosiddetto morbo della caduta (o svenimento), oggi ricollegato alla epilessia ma è ovvio che non è possibile ottenere delle affidabili informazioni circa la sua malattia. Infatti è molto probabile che Augusto abbia poi fatto censurare i documenti che parlavano della malattia del suo illustre zio dopo la sua morte. Uno storico, Hughes, ha riportato nei suoi studi che probabilmente Cesare ebbe nella sua vita quattro attacchi di epilessia, che erano probabilmente delle convulsioni complesse e parziali. Plutarco invece riporta che Cesare ebbe un attacco epilettico mentre ascoltava un’orazione di Cicerone, dove ha inizio a tremare perché era così commosso dalle parole di Cicerone in difesa di Ligario, e mentre in Senato gli venne offerta la corona da imperatore nel 44 A.C. Inoltre Plutarco riporta un attacco epilettico avvenuto a Cordova, in Spagna, durante le sue campagne militari. Secondo Svetonio, invece, Cesare godeva di buona salute fino ai 50 anni e l’unica malattia di cui aveva mai sofferto era una febbre quartana mentre era in Asia attorno ai 26 anni di età. In ogni caso, lo stesso Svetonio riporta che quando Cesare venne rapito dai pirati vicino l’isola di Farmacusa e tenuto prigioniero, si fece accompagnare sempre da un medico.

Busto in marmo di Giulio Cesare

Al giorno d’oggi esistono numerose teorie sulla malattia di Cesare. Alcuni scienziati propendono per una malaria, altri invece ritengono che l’imperatore soffrisse di ripetuti attacchi ipoglicemici. Nel folklore popolare siccome era nato col parto cesareo c’era una maggiore possibilità di aver sviluppato epilessia. Invece, Cesare era nato di parto naturale (infatti cesareo derverebbe da “caedere”, che significa “tagliare”).
Secondo il medico McLachlan, si potrebbe trattare di una epilessia acquisita, probabilmente associata a neurosifilide, vista la intensa attività sessuale di Cesare, ma si potrebbe trattare anche di tubercolosi cerebrale, tifo o malaria siccome spesso viaggiava in zone come l’Egitto. Altri propendono invece per un tumore cerebrale, come un meningioma o un glioma sopra il tentorio del cervelletto. Secondo invece Galassi, un altro medico, i sintomi di Cesare (mal di testa, vertigini, deficit sensoriali) potrebbero essere associati a dei micro-infarti e pertanto ad oggi la pista più gettonata è quella di malformazioni cerebrovascolari che potrebbero aver scatenato quelle crisi simili all’epilessia.

Napoleone: epilessia conclamata?

Napoleone era già divenuto generale nell’esercito francese alla precoce età di 24 anni ed è stato una delle principali menti strateghe da un punto di vista militare e politico mai avute nel corso della storia umana.
Secondo numerose teorie mediche moderne, Napoleone soffriva sia di attacchi psicogenici, legati all’enorme stress della sua vita, e a attacchi epilettici, derivanti probabilmente da una uremia cronica dovuta a una restrizione del canale uretrale dovuta alla gonorrea, trasmessagli dalla moglie, l’imperatrice Giuseppina. La stessa malattia colpì le tube dell’imperatrice e impedì di dare un erede a Napoleone. Si tramanda anche che una volta, mentre Napoleone stava espletando le sue funzioni di minzione, abbia detto “Questo è il mio punto debole, è di questo che morirò”. Proprio per queste patologie al tratto urinario non riusciva a dormire per più di 3 ore di fila, spesso anche bagnando il letto e non riuscendo a trattenere l’urina.

“Napoleone I sul trono imperiale”, Ingres, 1806

Ad oggi l’uremia è la strada più battuta siccome numerose biografie su Napoleone dell’epoca riportavano una caratteristica pelle e congiuntiva giallastra, tipica di un ittero, ma la presenza di altri sintomi come l’insonnia, il prurito notturno, le convulsioni e il vomito lasciano piuttosto pensare a una insufficienza renale cronica, con conseguente uremia, ossia accumulo di scorie azotate nel sangue. Addirittura si pensa che la sua decisione di far restare le truppe in Russia nonostante la battaglia non stesse andando per il verso giusto fosse dovuta ad una perdita di concentrazione ed attenzione provocatagli dalla patologia. Infatti spesso si avvicinò a distruggere del tutto le armate russe e prussiane ma questi lassi di perdita di lucidità gli impedirono sempre di portare a compimento le sue azioni militari.

EEG ed epilessia

Un elettroencefalografo extracranico è uno strumento biomedico necessario per percepire le variazioni dell’attività neuronale (cellule piramidali) basata sulla modifica delle concentrazioni di specie ioniche ai lati delle membrane cellulari. I dati di potenziale elettrico vengono percepiti dagli elettrodi, ossia dei sensori chimici che trasducono il segnale al blocco di condizionamento, dove si verifica l’amplificazione, il filtraggio, l’adattamento e la conversione A/D.
L’EEG permette di comprendere quanto siano sincroni i neuroni nel loro processo di firing e, quindi, comprendere se esista una attività neuronale di specifici constrain associati poi a specifiche funzionalità neurologiche. Un esempio fondamentale è quello del ritmo alfa osservabile in basal EEG, associato all’attività dei neuroni GABA-ergici sulla corteccia occipitale, sede dell’area visiva. Pertanto, quando il soggetto, a riposo, chiude gli occhi, nel tracciato aumenta il quantitativo (e quindi l’ampiezza) del ritmo alfa. Si ricorda che l’EEG, essendo somma di tanti neuroni nell’attività registrata, può essere scomposto in sinusoidi di frequenza variabile mediante il processo matematico della trasformata di Fourier da cui poi è possibile ricavare informazioni circa l’attività neuronale e convertire l’impulso elettroencefalografico in una combinazione lineare di frequenze, ciascuna con il proprio coefficiente di peso.
Delle scariche neuronali epilettiformi possono presentarsi come singoli spikes, ma anche come onde appuntite o complessi che possono durare fino anche a vari secondi. Inoltre, potrebbero presentarsi con un rallentamento intermittente del ritmo focale, come l’aritmia intermittente del ritmo delta a livello temporale (TIRDA, negli adulti) o della corteccia occipitale (OIRDA, nei bambini).

EEG extracranica con elettrodi piazzati sullo scalpo. Si noti la presenza di elettrodi in prossimità degli occhi il cui movimento è fonte di errore per la percezione dei potenziali di azione percepiti sul cranio. Per tale motivo si isolano e poi si effettuano le correzioni sulla traccia in post-processing.

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