C’era una volta Leoncavallo: ripercorriamo 50 anni di lotta e militanza sotto sfratto

Piantedosi: ‘Tolleranza zero’. L’ira di Sala: ‘non informato’. Manifestazioni di solidarietà in tutta Italia.

“La madre di tutti gli sgomberi”, così un esponente delle forze dell’ordine ha definito il blitz al Leoncavallo. Ecco tutto quello che è successo il 21 agosto scorso.

LO SFRATTO

Non c’era nessuno all’interno quando, intorno alle 8, sono arrivati 130 carabinieri e un numero ancora maggiore di poliziotti ad accompagnare l’ufficiale giudiziario e l’avvocato dell’immobiliare ‘L’orologio’ della famiglia Cabassi, proprietaria dell’area. Qualche indizio di una possibile accelerazione c’era stato. Non solo la condanna della Corte d’appello di Milano al ministero dell’Interno a versare oltre 3 milioni di euro ai Cabassi per i mancati sgomberi (questo è stato il 133mo tentativo), ma anche il pressing dei partiti di centrodestra sul ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a cui si era rivolta questa estate una delegazione di FdI. Perché la questione del Leoncavallo, che proprio quest’anno compie 50 anni, più che di ordine pubblico ha un valore soprattutto politico e simbolico.

LE REAZIONI

Dopo trent’anni “oggi finalmente viene ristabilita la legalità”, ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi promettendo anche in futuro “tolleranza zero verso le occupazioni abusive”. “In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità”, gli ha fatto eco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, assicurando che “il Governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti”. “Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!” ha commentato fra i primi il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, mentre Antonio Tajani ha assicurato che questa “non è un operazione politica, ma di giustizia. Non c’è differenza tra occupazioni di sinistra o destra, entrambe configurano un reato”. Una risposta indiretta alle critiche da opposizione e Anpi sulla tolleranza invece verso Casapound. Critiche per il blitz in pieno agosto, ma anche per averlo compiuto dopo 31 anni. Ad affermarlo sono i milanesi stessi.

VERSO IL CORTEO NAZIONALE

Si terrà martedì o al massimo mercoledì prossimo l’assemblea cittadina per organizzare il corteo del 6 settembre contro lo sgombero del Leoncavallo, mentre i militanti dello storico centro sociale si ritroveranno già lunedì per discutere tra di loro come costruire la mobilitazione in seguito allo sfratto da via Watteau. Ogni decisione sulla manifestazione, comunque – spiegano i militanti del centro sociale più famoso d’Italia, che compie 50 anni proprio nel 2025 – sarà presa la prossima settimana, visto che ancora in tanti sono in vacanza, ma già si sa che quella del 6 settembre “sarà una grande mobilitazione, perché c’è gente che vuol venire da tutte le parti”. “Entro metà della prossima settimana verranno definite piattaforma e parole d’ordine del corteo” dicono ancora gli attivisti, che non hanno ancora sentito il custode giudiziario per mettersi d’accordo per il ritiro di tutte le attrezzature custodite in via Watteau, quelle necessarie per la gestione dello spazio e delle sue attività. Al momento, precisano, “non c’è stata nessuna interlocuzione con il Comune” che, come riferito dal sindaco, non era stato avvisato dello sgombero.

 

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