E’ Halloween! Nella notte in cui i morti tornano sulla terra, analizziamo la nascita e lo sviluppo della cinematografia dell’orrore.

La paura, l’occulto e il misterioso sono da sempre territori che l’uomo ha volontà di esplorare e, con la nascita del cinema, è stato possibile rendere in chiave visiva sul grande schermo questi sentimenti e queste pulsioni.
“NON DEVI SFORZARTI DI CAPIRLO, DEVI SOLO IMMAGINARLO”
“Quanti orrori attorno a te, senza ribrezzo che vita è?” recita una strofa di “Nightmare Before Christmas”, e, a pensarci bene, è proprio così: l’uomo è sempre stato attratto dall’oscuro, dal malvagio e da tutto ciò che esula dalla sua comprensione. La notte di Halloween, letteralmente “Hall hallows eve” – vigilia di Ognissanti, nasce come celebrazione della morte, della paura e dell’onirico e affonda le sue radici nella leggenda di Jack O’Lantern: fabbro astuto che per ben due volte riuscì ad intrappolare il diavolo ponendolo vicino a due croci cristiane, sino a quando, il demonio, per farsi liberare promise che in cambio della libertà avrebbe risparmiato la dannazione eterna a Jack. Ma il fabbro condusse una vita talmente empia e dissoluta che venne rifiutato alle porte del Paradiso e, presentatosi all’Inferno, venne scacciato dal diavolo che gli ricordò il patto, gli scagliò un tizzone ardente che Jack posizionò all’interno di una rapa intagliata che aveva con sé. L’uomo cominciò da quel momento a vagare senza tregua alla ricerca di un luogo in cui riposarsi. Da allora, nella notte di Halloween, si potrebbe scorgere una fiammella vagare nell’oscurità alla ricerca della strada di casa.

“ASCOLTA I FIGLI DELLA NOTTE, CHE MUSICA SUONANO!”
Dagli esordi del cinema, non trascorse molto tempo prima che venissero proiettate pellicole spaventose e scabrose, dando origine a tutti gli effetti alla cinematografia dell’orrore. Il primissimo film horror che si ricordi è datato 1896 e firmato Georges Mèliés, uno dei padri dell’arte cinematografica. Il brevissimo film, dalla durata di 3 minuti, chiaramente in bianco e nero, si intitola “La mano del diavolo” e mostra un pipistrello che, nel suo volare continuo, si trasforma in Mefistofele, non prima di aver dato origine a scheletri, fantasmi e streghe. I primi lungometraggi, più simili alle pellicole che siamo abituati a visionare oggi, fanno la loro comparsa nei primi anni del XX secolo ed è proprio qui che vengono rappresentati i primi mostri. Tra i registi più celebri, un posto d’onore deve essere conservato per il visionario Friedrich Murnau che, nel 1922, diede vita a “Nosferatu”, liberamente ispirato al “Dracula” di Stoker. Murnau è abilissimo nel trasmettere, in chiave metafisica, luoghi realistici in cui regna il terrore, grazie ad un magistrale uso della luce e delle ombre che restituisce un alone spettrale durante tutta la visione. Il vampiro non è umanoide, è un’immensa figura goffa, con mani dalle dita lunghe e appuntite e denti aguzzi per succhiare il sangue alle sue vittime. L’opera fu annoverata tra i maggiori capolavori del cinema espressionista e l’ultima sequenza può offrircene un assaggio: il vampiro succhia il sangue di una donna, sino a toglierle la vita, con un effetto visionario dalla forte immaterialità, pienamente in linea con i canoni espressionisti.
“CI SONO COSE MOLTO PIU’ ORRIBILI DELLA MORTE”
Con un salto di 10 anni, tra le opere più scabrose di sempre troviamo “Freaks” di Tod Browning che ci narra la vicenda di un circo costituito da “mostri”. Non si trattava di attori truccati ma di persone con vere disabilità. Il gioco di orrore prende posto tra le prime e le ultime sequenze del film, dove quelli che venivano definiti come “bambini innocenti, innocui e inoffensivi” si rivelano essere dei mostri spietati che tramano vendetta contro una donna che ha illuso uno dei loro per motivi di denaro: la donna viene assalita barbaramente, picchiata e mutilata, sino a diventare lei stessa un’attrazione del circo, ora con il nome di “donna gallina”. Nel tempo si iniziarono a preferire film più “realistici”, dove i mostri non sono altro che esseri umani, come nei più moderni “Psyco” o “Il silenzio degli innocenti”, rispettivamente di Hitchcock e Demme, dando origine al sottogenere dell’orrore e intrigo psicologico; tuttavia, i mostri più propriamente detti, continuarono e continuano ad essere popolari: ne sono d’esempio le streghe in “Suspiria”, di Dario Argento, o la natura che impazzisce negli “Uccelli”, ancora di Hitchcock. Il genere horror rappresenta una sorta di specchio dell’animo umano che, anche se timoroso, prova piacere nel guardare qualcosa che lo spaventa poiché, conscio di non essere davanti ad alcun pericolo reale, prova una scarica adrenalinica. Forse è proprio la paura della morte, o la sua ossessione, a renderci così affascinante il crimine, l’orrore e le storie macabre; così facendo, possiamo ci avviciniamo ad essa, per cercare di comprenderla, restando però distanti e al sicuro.