Il Superuovo

Cecenia, la guerra dimenticata: scopriamo i retroscena dell’ultimo conflitto del XX secolo

Cecenia, la guerra dimenticata: scopriamo i retroscena dell’ultimo conflitto del XX secolo

Il 5 gennaio del 1997 le forze militari russe si ritirano ufficialmente dalla Cecenia: il conflitto che insanguinava la nuova repubblica dal 1994 era finito, lasciando il paese e la popolazione in ginocchio.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica la miriade di stati satellite che componevano il variegato universo comunista presero strade diverse, molte delle quali portarono all’indipendenza. La Cecenia, da lungo tempo impegnata in una battaglia culturale e ideologica per svincolarsi da Mosca, non perse tempo. Tuttavia, il paese rappresentava un avamposto troppo importante per il destino della Federazione: l’11 dicembre 1994 i russi invadono ufficialmente il territorio ceceno per cercare di ristabilire l’ordine.

La caduta dell’URSS e i movimenti per l’indipendenza

Risulta difficile inquadrare il contesto della prima guerra cecena senza prendere in considerazione le particolari vicissitudini che il crollo sovietico aveva provocato nell’Europa Orientale. Tutto ha inizio il 6 settembre del 1991, quando militanti del partito del Congresso Nazionale del Popolo Ceceno, si riuniscono a Groznyj con l’obiettivo di dichiarare l’indipendenza. Alla loro guida c’è Džochar Dudaev, ex generale appartenente alle forze armate sovietiche. Ottenuto il sostegno popolare, non ci sono più ostacoli all’ascesa di Dudaev, che viene eletto presidente e dichiara ufficialmente lo svincolamento della Cecenia dalla Federazione Russa. Nonostante alcuni deboli tentavi da parte di Mosca per ristabilire l’ordine pacificamente, la situazione non si ristabilisce. Nel 1993 nasce la Repubblica cecena di Ichkeria. Negli anni tra il 1991 e il 1993 migliaia di cittadini di etnia russa e armena, cominciano a lasciare la repubblica: nel paese è in atto una persecuzione violenta nei confronti delle popolazioni non cecene. Da lì a poco scoppia la guerra civile, l’industria cecena è al collasso e per le strade fazioni pro e contro Dudaev combattono per il potere. La situazione è insostenibile e il nuovo governo russo non può restare a guardare.

La guerra dimenticata

Nell’estate del 1994, Mosca intensifica le sue accuse contro il governo secessionista: vengono mosse accuse riguardanti la repressione del dissenso politico, la corruzione e il coinvolgimento in attività criminali internazionali.  Tutto ciò accadeva realmente nella neonata repubblica e il malcontento era elevato in determinate fasce della popolazione. Così, il 26 novembre 1994, l’opposizione cecena lealista lancia un’importante offensiva con il supporto segreto di diverse unità dell’esercito russo. Tuttavia, l’attacco non porta a risultati e nel dicembre i russi iniziano seriamente a concepire la possibilità di un’offensiva in piena regola. Il 10 dicembre circa trentamila soldati russi attraversano la frontiera e si uniscono con quello che restava della fanteria cecena filorussa e truppe paramilitari, con l’obiettivo di una rapida vittoria che mettesse fine alla guerra in pochi mesi. Il risultato non fu quello sperato e nei due anni successivi si susseguiranno una serie di scontri senza fine. In Cecenia, tra il ’94 e il ’96, saranno soprattutto i civili a fare le spese della guerra: la capitale, Groznyj, sarà ridotta ad un cumulo di macerie, centinaia di villaggi subiranno una fine analoga, saranno centinaia di migliaia gli sfollati e i morti tra la popolazione. La furia della guerra fratricida non risparmierà nessuno.

XX secolo, nuove tensioni

Sta facendo molto discutere, nelle ultime settimane, la diatriba che coinvolge Ucraina e Russia. I due paesi si combattono dal 2014 nella regione del Donbass, ma negli ultimi giorni alcuni movimenti da parte dei russi impensieriscono l’Occidente. Secondo fonti USA il presidente Putin starebbe concentrando un gran numero di truppe ai confini, pronte per invadere l’Ucraina. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che Mosca sta agendo per difendere la propria sicurezza e ha dichiarato quanto segue:

“La Russia sta spostando le proprie truppe sul territorio sullo sfondo di azioni altamente ostili da parte degli avversari NATO, degli Stati Uniti e vari Paesi europei che stanno effettuando manovre totalmente inequivocabili vicino ai nostri confini. Questo ci costringe a prendere alcune misure per garantire la nostra sicurezza”.

Anche la NATO, dal canto suo, avrebbe aumentato la consistenza delle proprie truppe nell’area, in vista della possibile aggressione da parte dei russi. L’occidente è determinato e, secondo le dichiarazioni, non resterà indifferente di fronte alle ingerenze di Mosca nell’area. La guerra si prospetta sempre più vicina e la precaria situazione che interessa i gasdotti che riforniscono l’Europa Occidentale rischia solamente di accelerare le ostilità.

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