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Catcalling: una molestia travestita da complimento non gradito

Il diritto di non assistere alla sessualizzazione del proprio corpo senza permesso. 

Camminare per strada per una donna può diventare un incubo. Decidere di indossare una camicetta più scollata un inferno, ancor di più se, dietro quel corpo c’è un’anima che sta facendo a botte con le proprie insicurezze. Questo perchè camminare per strada, per una donna, non significa semplicemente camminare ma anche decidere di mostrarsi e accettare automaticamente i commenti non graditi, spesso volgari e superficiali di chi crede di essere autorizzato a fare a priori del corpo femminile l’oggetto del proprio desiderio. E questo, non può essere un complimento.

Il Catcalling non è un flirt

Il gioco della seduzione con i suoi frivoli meccanismi ha riguardato gli uomini e le donne di tutti i tempi. Ce lo raccontava Catullo nei suoi versi quando, nel tentativo di convincere Lesbia a godere senza freni del loro folle e combattuto amore, la invitava a scambiarsi mille poi cento e altri mille baci, e ce ne parlava più tardi anche Molìere nel presentarci Don Giovanni, archetipo del seduttore senza scrupoli e disinibito. Ma questo, con il Catcalling non ha nulla a che vedere. La seduzione implica, infatti, il consenso delle persone coinvolte, può essere uno scambievole gioco di sguardi la cui conditio sine qua non per l’esistenza è la corrispettività, un tenero scambio di complimenti, delicati e non affatto indiscreti. Quasi nessuna di tutte le donne che subiscono giornalmente il vero catcalling ve ne parlerà in questi termini. In tram, in metro, in autobus, al bar o andando a fare la spesa. Non c’è luogo, non c’è posto, o canoni precisi, basta, soltanto, essere donna. Basta, come rilevano numerosi esperimenti sociali, per ricevere commenti di ogni genere riferiti al proprio corpo, fischi ed esternazioni che fanno sentire insicura, arrabbiata e sporca l’altra persona, come se lo avesse chiesto lei, come se un po’ in fondo fosse colpa sua, come se, in qualche modo, nella coraggiosa e temeraria decisione di uscire di casa se la fosse andata a cercare, forse perchè un po’ troppo vestita o svestita, troppo bionda o troppo bruna, poco magra o poco grassa. C’è chi negli anni, ha parlato di libertà del maschio di flirtare, ma se, la libertà di ognuno finisce lì dove inizia quella dell’altro non possiamo definirla in questi termini, e non possiamo pretendere nemmeno che una donna si senta gratificata nell’essere desiderata da chi lei, per prima, non desidera.

La soluzione francese

Il catcalling potrebbe essere definito invece un problema universale, uno di quelli che tocca tutti allo stesso modo e che negli ultimi anni, grazie all’attenzione dei media, ai dibattiti e anche un po’ grazie ai social media ha ricevuto finalmente maggiore attenzione. E’ questo il caso degli Stati Uniti in cui è nata la community  Stop street harrasment una organizzazione no-profit che si dedica a documentare le molestie di strada di genere attraverso il motto Il mio corpo non è uno spazio pubblico! Importante è stato il movimento tutto digitale del #breaksilence con cui decine di utenti hanno deciso di ritrattare i loro sguardi bassi, i silenzi e le corse fatte per sfuggire alle attenzioni indesiderate, raccontando storie che hanno fatto sentire le vittime meno sole. E’ certo però che il segno più forte di lotta e identificazione del catcalling nel raggio delle molestie è stato dato dalla Francia, in cui è stata approvata con ampio consenso una legge che punisce le molestie avvenute per strada grazie alla proposta della ministra per la parità uomo-donna Marlène Schiappa. Il voto dell’assemblea nazionale è arrivato a pochi giorni da un caso che ha destato non poco clamore nella capitale: una giovane ragazza a seguito di fischi, baci e parole volgari rivolte da parte di un uomo invece di stare zitta aveva risposto, scatenando in lui una serie di violenze consumate nel pieno centro di Parigi. La legge parla infatti di ogni dichiarazione o comportamento o pressione di carattere sessista o sessuale nello spazio pubblico, che violi la dignità della persone a causa del suo carattere degradante o umiliante, o che crei un contesto intimidatorio, ostile o offensivo. I colpevoli potranno così essere costretti a pagare  multe salate: dai 90 fino ai 750 euro a seconda della gravità del fatto, con annesso un programma di riabilitazione civica obbligatoria per il molestatore.

La questione in Italia

Un campanello di allarme è stato dato pochi anni fa grazie al reportage di Sofie Peeters, Femme de la rue: 25 minuti di passeggiata di una ragazza per le vie della città, costretta ad ascoltare offese, ammiccamenti e avances da parte della maggior parte degli uomini incontrati. Il movimento#metoo ha fatto il resto: ha seminato i germogli di una lotta nei confronti del fenomeno guidata da un unico credo cioè la coesione. Solo tutte le donne, insieme, reagendo e ribellandosi avrebbero potuto sradicare l’idea che l’uomo potesse, a prescindere, dire e pensare sul corpo di una donna. In Italia però il legislatore è silente. Seppur se ne senta parlare, il codice penale non parla di molestie sessuali esplicitamente e nessuna proposta di legge fin’ora è stata avanzata sulla riga di quella francese. Le molestie sessuali però potrebbero rientrare nella fattispecie dell’art 609bis che punisce con la reclusione da cinque a dieci anni chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali.  Ovviamente questo non basta. Non c’è margine di certezza o protezione per le vittime che il più delle volte difronte a questi episodi decidono di rimanere in silenzio, perchè è più facile e perchè la tendenza a sminuire il fenomeno è sempre più forte. Bisognerebbe chiarire che le molestie in strada non sono complimenti e che urlare ad una ragazza mentre cammina non è flirtare, che se una donna è interessata lo fa capire e che nell’approccio con chiunque è necessaria delicatezza, educazione e rispetto. Le donne non devono in alcun modo aver timore di andare in giro  ha dichiarato il presidente Macron e questo ad oggi non è ancora vero nel nostro Paese, perchè una donna non è ancora protetta da una legge che chiarisca una volta per tutte che il catcalling non è normalità.

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