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Carisma, razzismo e retorica: chi era Oswald Mosley? Rispondono i Peaky Blinders ed Ezra Pound

Analisi di una delle più controverse figure della politica britannica attraverso la serie di Steven Knight e il pensiero del poeta americano.

Quando, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, le pedine erano già ben definite sullo scacchiere mondiale. Ben presto si contrapposero due schieramenti, portatori di idee politiche, economiche e sociali molto diverse. Da un lato gli Stati autoritari fascisti, dall’altro le potenze che più vi si opposero: il regime comunista dell’URSS, e le democratiche Inghilterra, Stati Uniti e Francia con i rispettivi alleati. Ma in una delle nazioni più avverse a qualsiasi regime autoritario di destra, l’Inghilterra, c’è stato un uomo che ha lanciato una sfida a tutto il suo paese e alle istituzioni politiche: esportare il fascismo persino oltremanica. Un uomo senza scrupoli, carismatico e colto, fermamente convinto dei suoi ideali e deciso a portarli a compimento fino in fondo: Oswald Mosley. Questo è, a grandi linee, il ritratto che ce ne forniscono la serie Peaky Blinders e il suo amico e poeta Ezra Pound. Attenzione: l’articolo contiene spoiler sulle ultime stagioni di Peaky Blinders.

Il diavolo

Nell’ultima stagione della serie Peaky Blinders Thomas Shelby è ormai entrato nel gioco della politica d’Inghilterra. Girovago nelle aule e negli uffici di gabinetto di Westminster, Thomas si imbatte forse nell’antagonista e rivale più potente di tutti: Oswald Mosley, che nell’anno 1929 ricopriva la carica di Cancelliere del Ducato di Lancaster. Un uomo dalle moltissime conoscenze, dal carattere spietato che gli permette di ricorrere a qualsiasi mezzo per arrivare a ciò che vuole. Non ama sporcarsi le mani, proviene da una famiglia di aristocratici inglesi e conosce il bon ton a memoria, tanto da stizzirsi spesso nel momento in cui non venga rispettato. Ma con i suoi agganci sa anche giocare sporco. Non a caso, quando Thomas attende il suo arrivo nell’ufficio insieme a Michael Grey e Arthur Shelby, lo presenta così:

Conoscete già uomini cattivi. L’uomo che state per incontrare… è il diavolo.

Se persino Thomas Shelby lo considera temibile un motivo ci sarà. E in effetti Oswald Mosley ha molte armi a sua disposizione per farsi temere. Non è di certo un gangster, come i Peaky Blinders, ma con i suoi legami, come già detto, sa anche ottenere della manovalanza. Ha conoscenze tra i banditi della Scozia, tra gli agguerriti indipendentisti irlandesi e, soprattutto, ha stima negli ambienti della nobiltà inglese.

Si tratta di un politico dalle idee molto chiare e dall’abilità oratoria sopraffina, dovuta certo al suo carisma ma anche alla sua grande cultura, che più volte rinfaccia al collega Thomas Shelby, di educazione inevitabilmente inferiore. Ecco, forse manca proprio un ultimo aspetto caratteriale da aggiungere all’elenco appena fatto: la supponenza, una superbia quasi arrogante che, insieme ad un atteggiamento di superiorità, lo fa disprezzare chiunque egli consideri come inferiore. Come provenienza territoriale o etnica, come modi di fare, come purezza di sangue, come estrazione sociale.

Nei suoi innumerevoli studi, che vediamo lo hanno anche portato a conoscere le opere dei quasi contemporanei Nietzsche e Freud, ha anche fatto proprie le teorie sulla razza e quelle economiche e sociali di un movimento politico nato dall’altra parte dell’Europa, tra le Alpi e il Mar Mediterraneo: il Fascismo di Mussolini. Personalità colta e decisa, spietata se necessario, carismatica, con idee razziste e rivoluzionarie e una spiccata abilità oratoria: Oswald Mosley è una mina vagante dell’Inghilterra degli anni Trenta del Novecento. Una mina pronta ad esplodere.

Oswald Mosley

Prima la Gran Bretagna

Thomas Shelby, per pura convenienza e per un disegno strategico dei suoi, avvicina Mosley e finge di essergli amico nella sua battaglia. Il tutto raggiunge il culmine durante il comizio finale, nel quale davanti ad una platea di gente Mosley annuncia la nascita del suo nuovo partito, la BUF (British Union of Fascists). Ormai è deciso a percorrere la sua strada, cercando di esportare in Inghilterra il modello rivoluzionario che ha portato in Italia all’instaurazione del regime fascista di Mussolini.

Un modello politico ed economico del quale sposa benissimo soprattutto la retorica e il linguaggio, aggressivo e in grado di calcare la rabbia delle persone. Soprattutto propone soluzioni rivoluzionarie dall’esito immediato e attribuisce le colpe dei mali dell’Inghilterra a ben determinate categorie sociali. Un assaggio lo fornisce nella serata del balletto a casa di Thomas Shelby, alla quale viene invitato per suggellare il patto di alleanza politica tra i due individui dalla grande personalità.

Una festa squallida a suo dire, disprezzata in primis perché data da zingari dal cattivo gusto: Oswald Mosley, anche in casa del suo alleato, non depone mai la lingua biforcuta dell’aristocratico razzista che guarda dall’alto in basso. Alla fine del balletto dà prova di tutta la sua abilità retorica riuscendo a catturare l’attenzione di tutti i presenti con le sue parole ben selezionate e dritte al cuore e agli animi della gente, sia che fosse di elevato ceto sociale o servitù.

Parla della superiorità del sangue britannico, sfrutta la rabbia per il crollo finanziario della borsa di New York (avvenuto qualche settimana prima) per colpevolizzare i banchieri, gli americani e, soprattutto, i tirchi assetati di denaro per antonomasia: gli ebrei. Quegli stessi ebrei che, continua Mosley, attuano un complotto per impossessarsi del potere e delle istituzioni in Inghilterra e che vanno preceduti. Come? Con la rivoluzione, una rivoluzione nel nome del Fascismo. E alla fine del comizio, riecheggiano forti nel giardino di casa Shelby quelle due parole d’ordine, piuttosto attuali in verità, dalla bocca di Mosley:

Britain First! (Prima la Gran Bretagna!)

Mosley si dimostra così capace di appropriarsi delle esigenze, della rabbia e dei desideri della gente, di approfittarne per farsene portavoce e di presentare soluzioni semplici, immediate e definitive. Appena dopo la festa, quando si ritrova da solo con Thomas, gli rivela di aver osservato la platea prima di parlare, di avere studiato le loro caratteristiche e di essersi preparato un discorso ad hoc per colpire nel segno. Dice di aver notato medaglie militari (quindi serve fare leva sul sentimento bellicoso, di lotta armata contro i nemici) e vestiti firmati (aristocratici che hanno perso milioni nel venerdì nero di Wall street). Anche questo è Oswald Mosley dunque: un oratore che sa studiare i punti deboli altrui e farne un suo punto di forza. Un politico insomma, che proponeva soluzioni davvero interessanti agli orecchi degli inglesi degli anni Trenta.

Ezra Pound (1885-1972)

Action

Le stesse soluzioni che Mosley proponeva agli Inglesi parvero interessanti e decisive anche ad un americano: il poeta Ezra Pound, uno dei più importanti esponenti del Modernismo del XX secolo. Pound in verità lasciò la sua patria nel 1908 per stabilirsi prima a Londra, poi a Parigi e infine, nel 1925, stabilmente in Italia, a Rapallo in Liguria. Giunse in Italia proprio nel momento culminante del Fascismo, quando, dopo la “secessione sull’Aventino” il Duce aveva preso il potere in modo definitivamente autoritario e si accingeva a promulgare le “Leggi fascistissime“.

Pound rimase folgorato dalla politica mussoliniana e presentò il Fascismo come il perfetto equilibrio tra Capitalismo e Comunismo (la famosa “terza via“). Vide in Mussolini una figura politica esemplare e nella concezione statale ed ideologica del Fascismo una soluzione pressoché definitiva. Fu tanto preso (seppur americano) dal Fascismo che non esitò a sottoscrivere il prestito Littorio allo Stato e che fece di tutto per incontrare Mussolini (ci riuscì nel 1933). Lavorò per il regime in un suo programma radiofonico dell’EIAR, l’emittente dello stato fascista e scrisse molti articoli, saggi e lettere in cui promuoveva il Fascismo e la figura di Mussolini.

La targa commemorativa a Zoagli (nei pressi di Rapallo) che ricorda il soggiorno di Pound

Naturalmente non potè non entrare in contatto con Oswald Mosley, che già lo conosceva come poeta (abbiamo detto che l’aristocratico inglese era molto colto) ma con il quale venne ad intendersi subito parlando di Fascismo. Pound in realtà era convinto che si trattasse di una rivoluzione peculiare e troppo legata alla situazione italiana, ma collaborò attivamente con Mosley per diffondere in Inghilterra il pensiero e la filosofia del Duce.

Soprattutto quando vide che il modello era stato ripreso in Germania da Hitler, si convinse delle grandi possibilità di radicamento che aveva la sua idea e, grazie a Mosley, poté iniziare a scrivere sulla rivista di quest’ultimo, chiamata “Action“. Pound scrisse molti articoli promuovendo la BUF e la figura di Mosley come rappresentante del Fascismo e giusto candidato a guida del paese. Anglofono di nascita, fu facile per lui affiancare Mosley nella propaganda delle sue idee nell’Inghilterra da svecchiare.

Pound più volte ha espresso stima nei confronti di Oswald Mosley, dicendo di vedere in lui la personalità giusta e forte in grado di condurre ad un cambiamento necessario e rivoluzionario per l’Inghilterra. I due divennero molto amici e si incontrarono anche molti anni più tardi, nel 1961 a Roma. A testimonianza di un forte legame di reciproca stima che si creò e che seppe andare oltre alle semplici idee politiche, il cui fallimento anni prima ne aveva dimostrato le contraddizioni fondanti.

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