La Natura matrigna di Leopardi è ormai sotto attacco da parte delle azioni irreversibili dell’uomo.

I disastri causati da questi eventi atmosferici anomali, come quelli che hanno interessato la Sicilia, la Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia in questi giorni, possono esser ricondotti solo al cambiamento climatico: punto di non ritorno se non si corre subito ai ripari.
Giorni di terrore
24 luglio 2023: Milano passa una notte di terrore a causa di un temporale che ha poco a che fare con i classici acquazzoni estivi che si sono sempre abbattuti sul nostro paese durante i mesi più caldi.
La pioggia trasportata da raffiche di vento a 100 km/h hanno fatto vivere ore d’inferno agli abitanti del capoluogo lombardo. Le strade di interi quartieri ricoperte dalla caduta rovinosa di alberi, che si sono abbattuti sulle auto e sui negozi. Il quartiere Palestro, che vantava un piccolo polmone verde, ha assistito alla decimazione delle piante: si stima che un albero su dieci sia caduto, trasformando il parco in un ammasso indistinto di fogliame e rami. E ancora: sembra che in viale Argonne le radici degli alberi caduti fossero state precedentemente tagliate per facilitare i lavori nel sottosuolo. Contemporaneamente il Friuli-Venezia Giulia veniva distrutto da una grandinata senza eguali, con chicchi grandi come palline da tennis, tali da meritarsi il titolo di “più grande mai caduto in Europa”.
25 luglio 2023: la Sicilia è in fiamme. Una delle terre più belle del nostro paese ha vissuto e sta vivendo tutt’ora giorni di terrore dovuto agli incendi che, senza sosta, hanno messo a durissima prova l’intervento dell’uomo. Le bellissime Palermo, Messina, San Vito lo Capo e ancora Catania, Taormina e Siracusa si son viste distruggere in pochi attimi le colline circostanti, le case, le chiese, le macchine. Il caldo anomalo ha aggravato la situazione, già precaria: i cavi che portano acqua ed elettricità si sono squagliati, trascinando i cittadini di Catania in una condizione ancora più tragica, senza neppure la sicurezza domestica.
Pochi giorni prima, il 16 luglio la stessa Catania aveva vissuto un altro grave episodio: l’aeroporto Fontanarossa aveva preso fuoco sconvolgendo arrivi e partenze in giorni fondamentali per il turismo siciliano.

Cambiamento climatico da film apocalittico
Più che l’elenco di fatti di cronaca sembra l’inizio di un film apocalittico, di quelli di cui conosci già il finale, e non è roseo. Purtroppo, non è si tratta di un film che può essere messo in pausa o tolto se non rispetta il nostro mood per quella serata, è la realtà dei fatti che siamo costretti a vivere tutti i giorni, o meglio, per la quale abbiamo agito, ritrovandoci a combattere una battaglia che noi stessi abbiamo iniziato. Non sono tempeste estive, non sono disastri passeggeri, non sono eventi sporadici: è cambiamento climatico.
La natura, però, ha un arsenale più potente contro il quale l’essere umano, nonostante le sue manie di grandezza, può poco o niente.
Una battaglia che non prevede armi pari
Non stupiamoci, però: l’uomo ha da sempre creduto in una sua superiorità assoluta con il quale si è arroccato il diritto di esistere sempre meno in punta di piedi.
“Più luoghi ho veduto, nei quali non passa un dì senza temporale: che è quanto dire che tu dai ciascun giorno un assalto e una battaglia formata a quegli abitanti, non rei verso te di nessun’ingiuria”
Così scriveva Giacomo Leopardi in una delle più famose Operette Morali (1824), Dialogo della Natura e di un islandese. L’islandese incolpa la Natura di non essere attenta alle condizioni dell’uomo e degli esseri viventi, coi quali sembra sempre in guerra, e di essere ingiustamente contraria alla vita umana. Niente di più sbagliato: nell’operetta la Natura non si cura volontariamente della sofferenza umana e delle sue condizioni precarie perché sono condizioni necessarie all’avanzamento dell’esistenza: senza morte, distruzione e sofferenza non esisterebbe il suo contrario, ossia la vita.
Se Leopardi fosse esistito adesso credo non sarebbe stato della stessa opinione: la Natura oggi ha come unica arma quella di ricordare periodicamente all’uomo che non è l’unico abitante del mondo. Se l’islandese si trova in condizione di disagio in ogni luogo, tanto da esser sbranato vivo da due leoni malmessi, l’uomo moderno ha pian piano deciso di sostituirsi alla Natura, costringendola a scuotere sempre più frequentemente chi ora si è sostituita ad essa.
Evidentemente l’uomo moderno è più affascinato dalla teoria che possiamo leggere nell’ultima opera di Leopardi: La Ginestra, 1845. Come il fiore della ginestra, l’unico a sopravvivere alle pendici dei vulcani e resistere eroicamente alle condizioni più sfavorevoli messe in atto dalla Natura stessa, l’uomo contemporaneo resiste giocando una partita che è convinto di vincere ma che non vincerà.
“e mi risolvo a conchiudere che tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c’insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti; e che, per costume e per instituto, sei carnefice della tua propria famiglia, de’ tuoi figliuoli e, per dir così, del tuo sangue e delle tue viscere”