Il Superuovo

Marocchino vittima ad Aprilia, é caccia all’uomo

Marocchino vittima ad Aprilia, é caccia all’uomo

Quando si assiste ad una situazione sospetta, meglio intervenire in prima persona o limitarsi a chiamare gli agenti competenti? (Come nel caso della vittima, un uomo marocchino). Situazione complicata. Ogni caso dovrebbe essere analizzato nello specifico prima di affrettare conclusioni. Ipotizzandone una, sarebbe sempre opportuno non improvvisarsi in azioni che non sono di propria competenza. La società è composta da diversi funzionari, ognuno ha la sua mansione.

Nella periferia di Aprilia, un comune poco distante dalla capitale, durante la notte di sabato, si giocava a guardie e ladri. Tre uomini, quarantenni, mentre passeggiavano per via Guardapasso credendo di svolgere servizio di sorveglianza, insieme a dei bambini, notano un’auto sospetta. Si tratta di una Renault Megane, con a bordo un marocchino,  Hadi Zaitumi, di 43 anni, insieme ad un suo complice. La targa straniera non ha, probabilmente, aiutato i due presunti ladri a passare inosservati, e quando questi ultimi si sono accorti di aver stimolato l’attenzione delle guardie, hanno deciso di accelerare, cercando di perdersi nella notte. Presi da un enigmatico senso di giustizia tre uomini decidono di mettersi al volante, dando inizio ad un inseguimento. Sono stati sufficienti pochi chilometri per porre fine al gioco. La Megane non ha tardato ad uscire fuori strada. Il conducente, subito dopo l’impatto, si disperde nei campi, mentre il marocchino viene raggiunto da due inseguitori che lo prendono a pugni e a calci. Non si conoscono ancora con chiarezza i dettagli della vicenda, non si sa con esattezza se il trauma dell’incidente subito dal marocchino sia stato seriamente duro. Quello che si può affermare con sicurezza è che quello che è stato riconosciuto come un presunto ladro, che nel gioco faceva la parte del cattivo, dopo i colpi ricevuti, è morto. I carabinieri renderanno la scena più chiara, e dopo i risultati dell’autopsia si potranno dedurre le reali conclusioni, per capire se i pugni e i calci sono stati la vera causa del decesso.

Identità e sviluppi

Sono stati i militari a ritrovare il corpo del marocchino sull’asfalto. E’ rimasto sulla scena dell’incidente anche uno dei tre inseguitori, ma grazie alle impronte digitali è stato possibile capire che l’uomo non era solo. Con le telecamere di videosorveglianza sono stati rintracciati gli altri due individui responsabili dell’accaduto, che sono, inoltre, gli unici responsabili del pestaggio. Il terzo inseguitore sembra che sia del tutto innocente e, oltretutto, è stato lui a chiamare il 112 per avvertire dell’inseguimento. Per gli altri due, incensurati, il destino non sembra essere dei migliori. Sono stati denunciati per omicidio preterintenzionale, con le variabili ancora da verificare. Hanno inoltre spiegato che loro hanno cercato di difendersi quando hanno visto il marocchino frugare nel suo marsupio, temendo che stesse prendendo un’arma. Il nordafricano era già noto alle forze dell’ordine, a causa dei suoi precedenti per documenti falsi. Nella Megane è stato trovato uno zaino con degli arnesi da scasso, del materiale che è in corso di utilizzo per ricostruire la trama dell’evento in maniera più chiara. Sono ancora tanti i buchi da coprire per avere una visione chiara di quello che è successo sabato notte. Una cosa però, stando alle fonti, emerge con chiarezza: lo sfondo della vicenda non è decorato da nessun sentimento di razzismo. Un dato oggi significativo.

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