Il Superuovo

But still, like dust, I’ll rise: Maya Angelou riscritta su Kipling

But still, like dust, I’ll rise: Maya Angelou riscritta su Kipling

Il celebre Joseph Rudyard Kipling è un esempio della poetica di tutti tempi. Il primo autore di lingua inglese a vincere un premio Nobel per la letteratura. Poeta, autore in prosa di fama internazionale e con le sue opere ispiratore anche di un cartone Disney. Ma, come diceva Shakespeare, non è tutt’oro quello che luccica. E all’università di Manchester Kipling, con le sue idee imperialiste e razziste, è stato sostituito da Still I Rise della poetessa afroamericana Maya Angelou.

 

Integrazione, libertà, diritti, uguaglianza. Tutte parole imponenti, sacre quasi, che ai nostri giorni sono presenti più che mai sulle bocche di tutti e sui cartelloni per le strade. Il bisogno di sentirsi uguali di fronte agli occhi dei potenti, ma insieme perfetti nelle differenze che ci rendono unici è caratteristico e dilagante. Anche per questo si accettano sempre meno le ingiustizie, che siano di oggi o di ieri. La mentalità prettamente nazionalista e chiusa del passato poco si adatta a quella dei giovani, cittadini del mondo, che cercano di rendere il pianeta un luogo per tutti.

Per questa ragione autori di un tempo, considerati maestri nelle loro arti, vengono sempre più rivalutati. O meglio, integrati alle necessità presenti. È questo quello che è accaduto in diverse università, dove gli studenti si battono per uno studio della letteratura più aperto e slegato dalla semplice visione europea. Un esempio è ciò che è avvenuto all’università di Manchester. Nei giorni scorsi gli studenti hanno infatti preso l’iniziativa di sostituire ai versi di ‘If’ di Kipling quelli di un’autrice di colore. Maya Angelou, poetessa del secolo scorso e morta nel 2014, ha scritto ‘Still I Rise’. con queste parole voleva elevare il tema della resilienza e dell’orgoglio personale come arma verso le parole come proiettili o gli sguardi affilati come lame.

 

Un nuovo sguardo sulla letteratura

Maya Angelou

 

‘You may write me down in history/ With your bitter, twisted lies,/ You may tread me in the very dirt/ But still, like dust, I’ll rise’ (‘Tu puoi svalutarmi nella storia/ con le tue amare e contorte bugie,/ Tu puoi schiacciarmi nello sporco più vero/ Ma comunque, come la polvere, io mi risolleverò’). Così inizia il componimento della Angelou. Sicuramente di ispirazione, tanto che fu decantato da Nelson Mandela nel momento della sua elezione presidenziale. Questi versi si distinguono anche perché manifesto di quella fetta di popolazione calpestata per secoli perché considerata inferiore.

Non è un caso quindi che proprio questi siano stati scelti dagli studenti inglesi che vogliono celebrare la libertà e l’emancipazione. Secondo loro, anche se la poesia ‘If’ non presenta essa stessa una lode al colonialismo, porta comunque il nome di un autore famoso per il suo razzismo. Ben noto è ‘Il fardello dell’uomo bianco’ di Kipling. Qui i cosiddetti bianchi vengono considerati in dovere di portare la civilizzazione a quei paesi che, agli occhi degli europei, non l’avevano.

Si capisce come un autore simile sia analizzato con uno sguardo diverso e più critico nel periodo in cui ci troviamo. Anche se in realtà le critiche alla sua figura non sono targate solo 21° secolo. Anche Orwell nel 1942 non gli aveva riservato parole di elogio, definendolo ‘imperialista’, ‘moralmente insensibile’ e ‘esteticamente disgustoso’.

 

Uomo del suo tempo: una giustificazione?

Joseph Rudyard Kipling

Per alcuni, il gesto degli studenti è stato però esagerato. Una tra questi è Janet Montefiore, direttrice del Kipling Journal, che di certo non difende l’autore britannico come persona, ma che comunque si schiera in protezione alla sua arte. Molti autori d’un temps non brillavano certo per sensibilità rispetto alle popolazioni nettamente differenti dalle loro. Kipling svetta per inno all’imperialismo, Dickens non trattenne commenti negativi sugli uomini di colore, Hariot scrisse a proposito dei nativi americani che ‘se ci fosse un buon governo si potrebbe pensare che essi in breve tempo possano essere portati alla civiltà e all’abbracciare la vera religione’.

Da qui nasce una domanda: le idee politiche di un uomo devono essere considerate filtro per l’analisi della sua arte e portare alla sua ‘Damnatio Memoriae’ nonostante il suo notevole apporto al mondo della cultura internazionale? Sicuramente non è una risposta semplice. Gli uomini sono sempre figli del loro tempo ed in un tempo in cui il colonialismo era l’idea maggiore ed il razzismo parte della quotidianità sono pochi gli autori che si distinguono da questa linea.

Swift sicuramente era uno tra questi ‘diversi’. Con la sua ‘Modest Proposal’ ironizza sulla condizione degli irlandesi e si impone tra coloro i quali si distinguono e non seguono la massa. Salvatore Quasimodo denuncia nel suo componimento ‘Uomo del mio tempo’ la brutalità della specie umana contro il suo diverso. Addirittura Thomas More nel 15° secolo denunciava, tra le altre cose, il razzismo del suo tempo verso le donne e tra le diverse classi sociali. Quindi sì, esempi di differenziazione ve ne sono, ed è sempre vero che l’uomo è dotato di libero arbitrio.

Forse dunque l’unica arma per cercare di rispondere alla precedente questione è l’appello alla facoltà di analisi critica dell’essere umano di oggi. Esso può scegliere cosa imparare, anche da un autore controverso come Kipling, tralasciando idee superate e disonorevoli, ma apprezzarne altre ancora degne. Oppure ancora, proprio come i giovani di Manchester, può scegliere di onorare anche chi è rimasto sempre nell’ombra, innalzando le sue parole di denuncia.

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