Bob Marley e la cannabis: una pianta dalle mille potenzialitá poco considerate

Bob Marley e la cannabis hanno rappresentato e rappresentano tutt’oggi un connubio perfetto, che pian piano si è diffuso in tutto il mondo, riuscendo a cambiare il modo di pensare e agire di migliaia di persone, in quegli anni caratterizzati da un odio e una violenza inauditi. Molto spesso i suoi messaggi venivano considerati diseducativi, facendo partire una campagna di demonizzazione contro una pianta, di cui oggi conosciamo le innumerevoli proprietà terapeutiche e non solo.

Bob Marley in concerto

Nel linguaggio comune, per canapa indiana, marijuana o cannabis si intende solo una pericolosa sostanza stupefacente vietata dalla legge. Questo è il risultato della campagna di demonizzazione con cui il  cartello industriale è riuscito a nascondere le strabilianti applicazioni mediche e industriali della cannabis. E per quanto poco noto, esiste anche un’ampia letteratura scientifica sul fatto che alcuni composti chimici presenti nella cannabis possiedano eccezionali proprietà terapeutiche per molte patologie totalmente o parzialmente incurabili come sclerosi multipla, leucemie, tumori, malattie autoimmuni, epilessia, artrite reumatoide, sindrome di Tourette, stress ossidativo e altre ancora.

Il nostro organismo è progettato per legare le sostanze chimiche della Cannabis: il sistema endocannabinoide

Il sistema Endocannabinoide è un sistema che ricopre un ruolo di una certa rilevanza nel nostro organismo, in particolare è adibito allo sviluppo e al mantenimento dell’omeostasi (l’attitudine propria dei viventi a mantenere intorno a un livello prefissato il valore di alcuni parametri interni, disturbati di continuo da vari fattori esterni e interni). Grazie alla pianta di Cannabis gli scienziati sono riusciti a decifrare il linguaggio primordiale che le nostre cellule utilizzano per comunicare. Dalla scoperta e dalla sintesi del THC, il principio psicoattivo della cannabis, agli inizi degli anni 90′ gli scienziati cominciarono a utilizzare questa sostanza per osservare il percorso molecolare della stessa che veniva riconosciuta dall’organismo ed espletava le sue funzioni attraverso il suo legame con dei recettori specifici diffusi in tutto il corpo, gli stessi recettori che costituiscono il sistema endocannabinoide. Così come gli studi sull’oppio risultarono nella scoperta delle endorfine, (le simil-morfine naturali dei nostri cervelli), ugualmente, la ricerca sulla Cannabis avrebbe condotto alla scoperta di una sostanza naturale, prodotta dai nostri corpi, simile al THC: la nostra “Cannabis interna”, per intenderci. Nel 1992, una collaborazione tra i ricercatori William Devane, Lumir Hanus, Roger Pertwee e Raphael Mechoulam portò alla luce un nuovo neurotrasmettitore, detto quindi un “cannabinoide endogeno” o, in breve, “endocannabinoide”, una molecola che si lega con gli stessi recettori del cervello che sono sensibili al THC. Il professor Vincenzo Di Marzo, uno dei farmacologi più influenti al mondo, riassunse le funzioni del Sistema Endocannabinoide come “un regolatore centrale in grado di modulare ed equilibrare le principali attività degli organismi quali mangiare, dormire, rilassarsi, proteggere e dimenticare”.

Distribuzione nel corpo umano dei diversi recettori del Sistema Endocannabinoide

I recettori dei cannabinoidi sono presenti in tutto il corpo, incorporati nelle membrane cellulari; si ritiene siano tra i più numerosi sistemi recettoriali che una volta stimolati avviano una varietà di processi fisiologici. I due recettori cannabinoidi classici sono: CB-1 e CB-2 ciascuno collegato ad un’azione diversa. I recettori CB-1 sono presenti principalmente sulle cellule del sistema nervoso centrale, in particolare nelle aree dell’encefalo adibite alla regolazione del sonno e dell’appetito, alla percezione del tempo e del dolore, alla coordinazione motoria e ad alcune funzioni cognitive complesse, come il giudizio, l’apprendimento, la memoria e le emozioni. Mentre i recettori CB-2 sono stati individuati prevalentemente nelle cellule immunocompetenti, nella milza, nelle tonsille, nel midollo osseo ematopoietico e nel pancreas.

THC e CBD: possibili alleati della nostra salute

Il Delta-9-tetraidrocannabinolo, comunemente detto THC è uno dei più noti principi attivi della cannabis, di cui si conoscono gli effetti psicotropi dovuti al legame di questa molecola con i recettori CB-1 e CB-2.  Il legame dei cannabinoidi ai recettori CB-1 causa una inibizione presinaptica della ricaptazione di vari neurotrasmettitori (in particolare dopamina e glutammato), e una stimolazione delle aree della sostanza grigia, che a loro volta inibiscono le vie nervose ascendenti del dolore. A livello del midollo spinale il legame dei cannabinoidi ai recettori CB1 causa una inibizione delle fibre afferenti a livello del corno dorsale, e a livello periferico il legame dei cannabinoidi con i recettori CB-1 e CB-2 causa una riduzione della secrezione di vari prostanoidi e citochine pro infiammatorie , l’inibizione della sostanza P e pertanto del segnale doloroso. Il meccanismo per la stimolazione dell’appetito si crede sia il risultato di attività del THC nell’asse ipotalamico-gastroenterico. L’attività del CB1nei centri della fame dell’ipotalamo aumenta l’appetibilità del cibo quando i livelli della grelina (l’ormone della fame) aumentano in seguito all’entrata di cibo nello stomaco.

Strutture molecolari dei diversi cannabinoidi

 

Il cannabidiolo (CBD) invece è un metabolita della Cannabis anch’esso avente effetti rilassanti, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti, antinfiammatori, favorisce il sonno ed è distensivo contro ansia e panico. Si è rivelato inoltre in grado di ridurre la pressione endooculare ed è un promettente antipsicotico atipico. Inoltre è stato osservato come il CBD potenzi l’efficacia analgesica del THC prolungandone la durata di azione e riducendone al tempo stesso gli effetti collaterali su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea.

Una pianta troppo demonizzata dalle infinite potenzialità

La cannabis probabilmente è la pianta su cui più si è discusso, sempre stata oggetto di critiche e rivalità tra le varie fazioni che si sono venute a creare, di cui alcune ne proclamavano l’utilità in svariati settori, altre che svolgevano una propaganda proibizionista ferrea, sostenendo la pericolosità di tale sostanza e la non veridicità delle sue proprietà terapeutiche. Ha anche rappresentato uno strumento di pace sfruttato da molti artisti per diffondere ideali di pace e amore, in particolar modo dal leggendario re del reggae, Bob Marley. Il musicista aveva un rapporto quasi mistico con la Marijuana, usandola come strumento per sconfiggere e non subire gli effetti negativi della oscura società capitalistica, a lui nota come “Babilonia”. Tutt’ora su questa pianta ci sono ancora accesi dibattiti tra chi vorrebbe liberalizzarla e chi no. Però rispetto al passato, oggi siamo a conoscenza delle innegabili proprietà possedute da questa pianta che ormai trova impiego in una marea di settori, da quello medico a quello edilizio, dal settore della produzione delle bioplastiche a quello alimentare. Insomma è una pianta che ci offre mille possibilità, perchè continuare a ignorarla…

Michele Sornatale

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