Il Superuovo

#BlackLivesMatter: Quanto vale un afroamericano nel 2020? Poco meno di un usignolo

#BlackLivesMatter: Quanto vale un afroamericano nel 2020? Poco meno di un usignolo

“Il buio oltre la siepe” è ancora un’attuale finestra sul razzismo negli Stati Uniti.

 

 

 

Harper Lee con “Il buio oltre la siepe” può aiutarci a capire meglio la radice del razzismo in America, e ad analizzare l’omicidio di George Floyd.

 

 

Quanto vale un afroamericano?

“Dipende da voi far sì che la morte di George non sia stata vana. Il nome di George significherà qualcosa solo se la sua morte finirà per cambiare in meglio il mondo. E io penso che sarà cosi” parole a metà tra cieca speranza e scanzonata ambizione quelle che escono dalla bocca di Philonise Floyd, fratello del 46enne afroamericano morto a Minneapolis, ucciso lo scorso 25 maggio dalla polizia. Le sue ultime parole, “I can’t breathe”, sono diventate il simbolo della protesta del movimento BlackLivesMatter, che ribadisce- perché a quanto pare ne abbiamo ancora bisogno- che la vita di un bianco vale quanto quella di un nero. Sono settimane che i manifestanti occupano le strade (ma sempre muniti di mascherina perché il coronavirus, anche se passato in secondo piano, negli USA ha ormai fatto 2 milioni di contagiati), dove si alternano proteste pacifiche ad atti vandalici. C’è da domandarsi se la foga del movimento scemerà gradualmente, proprio come già accadde nel 2014, quando a Ferguson  un poliziotto ha sparato ed ucciso Michael Brown, giovane afroamericano disarmato la cui morte ha innescato proteste simili a quelle odierne. George e Micheal fanno parte di una lunga lista di nomi- che si spera non sia destinata ad allungarsi- di afroamericani uccisi più per il colore della loro pelle, che per il crimine commesso.

Davanti ai membri del Congresso, quasi in lacrime, Philonise Floyd ha continuato il suo discorso con queste parole: “George è morto per una discussione su 20 dollari. È questo che vale un afroamericano nel 2020?”. Il Congresso non ha parlato, Harper Lee direbbe che vale meno di un usignolo.

 

Soffocare un usignolo

L’usignolo di Harper Lee è probabilmente meno familiare al lettore italiano, che sicuro riconoscerà però “Il buio oltre la siepe”. Il titolo italiano fa riferimento alla paura del diverso e dello sconosciuto generato dall’ignoranza, quello originale “To kill a mockingbird” (uccidere un usignolo) alla cattiveria insita nell’uomo. E forse è più opportuno parlare di cattiveria, che di ignoranza in casi come quello di George Floyd, e come quello di Tom Robinson, personaggio chiave del romanzo, considerato manifesto contro il razzismo.

Tom, nero, è accusato di aver stuprato una giovane donna bianca, e Atticus Finch, avvocato, proverà ugualmente a difenderlo non tanto perché sa dell’innocenza dell’uomo, ma perché non può permettere che venga incolpato per il colore della sua pelle. Tom viene comunque accusato, incarcerato, e poi sparato durante la sua fuga verso la libertà.

Harper Lee, con una prosa secca, cruda e priva di fronzoli, apre una finestra sul razzismo celato sotto il perbenismo borghese, ben covato e nutrito nella società americana del tempo, e che forse, non si è estinto nemmeno ora. La storia è ispirata ad un fatto di cronaca conosciuto come il processo dei ragazzi di Scottsboro. Nove adolescenti afroamericani furono accusati di aver stuprato due donne bianche a bordo di un treno merci della Southern Railroad, nel nord dell’Alabama, nel marzo 1931. Stavano cercando lavoro quando furono coinvolti in una rissa a sfondo razziale tra i passeggeri. Tra i presenti si trovavano anche le due prostitute Victoria Price e Ruby Bates, due donne bianche che per evitare l’accusa di vagabondaggio e di attività sessuale illegale dissero di essere state stuprate dai nove ragazzi. Il 9 aprile 1931 otto dei nove giovani furono condannati a morte. Il giudice concesse a Roy Wright, il più giovane del gruppo, l’annullamento del processo a causa dell’età. Haywood Patterson, Olen Montgomery, Clarence Norris, Willie Roberson, Andy Wright, Ozzie Powell, Eugene Williams, Charley Weems (che siano anche questi nomi da aggiungere nella lista che tanto piace urlare ai manifestanti del BLM?) furono tutti incarcerati ingiustamente.

I 9 ragazzi del processo.

 

C’è luce oltre la siepe?

La grandezza de “Il buio oltre la siepe” non sta nell’essere un romanzo di riflessione su bene e male, ma nei piccoli episodi che evidenziano il comportamento razzista degli abitanti della piccola città immaginaria di Maycomb, come per esempio- tanto per citarne uno- il modo in cui i concittadini di Atticus lo definiscono “negrofilo” perché permette ai suoi figli di sedersi tra il pubblico di colore durante il processo.

Bisogna tenere conto che il romanzo è ambientato nell’Alabama degli anni Trenta, nel pieno della grande depressione; eppure è più attuale che mai. Dopo sessanta anni, le parole di Harper Lee risuonano ancora precise, attuali- una sorta di premonizione. Possiamo solo sperare che questa sia l’ultima volta, e che tra ottanta anni non ci debbano essere altri articoli che sottolineano l’attualità del romanzo, che dovrebbe essere destinato a raccontare solo l’oscenità del passato, ma che rispecchia anche lo scempio del presente.

 

Preferirei che sparaste ai barattoli in cortile, ma so già che andrete dietro agli uccelli. Sparate fin che volete alle ghiandaie, se vi riesce di prenderle, ma ricordatevi che è peccato uccidere un usignolo. – Era la prima volta che udivo Atticus dire che era peccato fare una data cosa, così andai a informarmi da miss Maudie. – Tuo padre ha ragione – disse. – Gli usignoli non fanno niente di speciale, ma fa piacere sentirli cinguettare. Non mangiano le sementi dei giardini, non fanno il nido nelle madie; non fanno proprio niente, solo cinguettano. Per questo è peccato uccidere un usignolo.

-Il buio oltre la siepe, Harper Lee

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: