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Beth come ha fatto a vincere? La forza motivazionale ci spinge a superare ogni ostacolo

Beth come ha fatto a vincere? La forza motivazionale ci spinge a superare ogni ostacolo

La protagonista della miniserie “La regina degli scacchi” riesce a raggiungere il suo obiettivo, noi cosa possiamo imparare da lei? 

Cos’è la motivazione? Come entra in gioco nei processi attivi nel raggiungimento di un obiettivo? In Beth Harmon emergono tutte le sfumature di questo speciale motore che ci spinge a non mollare e ad andare sempre avanti!

I primi passi della regina degli scacchi

Beth Harmon è una bambina senza genitori che si trova a vivere in un orfanotrofio e il suo unico passatempo è il gioco degli scacchi. Scopre questo gioco grazie al custode che le insegna le tecniche segrete facendola diventare una bambina prodigio.

Viene adottata da una coppia che in poco tempo si separa a causa dell’abbandono del padre adottivo. A questo punto Beth e la madre si trovano in difficoltà economica e decidono di continuare con competizioni sempre più prestigiose  per poter ottenere il compenso in denaro delle vincite.

Inizia così a competere nei tornei locali e nazionali uscendone sempre imbattuta e guadagnandosi anche il rispetto dei suoi colleghi uomini in questo “gioco per uomini”.

Beth non si ferma mai, batte gli avversari uno dietro l’altro, supera la avversità, affronta le sconfitte, impara dai suoi errori e raggiunge il titolo tanto desiderato di campionessa del mondo battendo il campione in carica Borgov.

La spinta motivazionale e come entra in gioco

Qualcosa le ha permesso di andare avanti senza fermarsi nonostante tutto ciò che le remava contro e questa forza energetica sia chiama motivazione che definiamo essere l’insieme di esperienze soggettive che indirizzano il  comportamento, in termini di qualità, direzione, intensità e persistenza, al fine di raggiungere un obiettivo.

Senza accorgercene abbiamo già descritto due tipi di motivazione generali:

  • Motivazione estrinseca: le persone si impegnano per il raggiungimento di uno scopo con fine strumentale. Beth inizia a gareggiare per vincere il denaro necessario a comprare una scacchiera, vestiti e per aiutare la madre rimasta sola.
  • Motivazione intrinseca: il semplice impegnarsi per il gusto di farlo, senza aspettative di riconoscimento da parte degli altri. Beth si impegna per passione e per questo ha continuato a giocare.

Parliamo del ruolo dell’ autostima

Ma torniamo un attimo alla Beth bambina che scopre gli scacchi diventando un piccolo prodigio, impara tecniche segrete e gioca (anche contro diversi avversari contemporaneamente) senza aspettarsi un compenso.

Con le vittorie che si accumulano avviene un processo psicologico che gioca un ruolo fondamentale per la buona riuscita dei propri obiettivi: si crea autostima.

La fiducia in se stessi è quella vocina che ci dice “ce la posso fare” e questo sentimento nei confronti delle proprie capacità è quello che lo psicologo Albert Bandura definisce “senso di autoefficacia” cioè quell’insieme di credenze che si hanno della propria capacità di organizzare ed eseguire le azioni necessarie per produrre un esito desiderato.

Il senso di autoefficacia si forma man mano, con lo sperimentare esperienze diverse, in particolare se sono indirizzate verso la padronanza (migliorare sempre di più nel gioco degli scacchi) ed è un sentimento essenziale per credere nelle proprie capacità e per raggiungere gli obiettivi, in quanto, un alto livello di autoefficacia porta a un impegno migliore e più persistente.

Non esiste solo la vittoria ma anche la sconfitta

Ma cosa succede quando le nostre capacità non sono sufficienti per vincere?

Nonostante sia un prodigio, anche Beth è incorsa in delle sconfitte causando in lei un sentimento che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita: lo sconforto.

Lo sconforto è causato da aspettative di prestazione che vengono deluse, può portare alla perdita di fiducia in se stessi e può abbassare il livello di consapevolezza delle proprie capacità. Può arrivare ad un livello tale da farci pensare: “Basta! adesso smetto.”.

Anche la nostra protagonista ad un certo punto sembrava non voler giocare mai più, rifugiandosi nel vortice della dipendenza.

In generale definiamo due modi per reagire all’insuccesso:

  • Impotenza appresa: la persona si rende conto di non avere le capacità per affrontare la difficoltà, si rifugia nello sconforto e/o nell’evitamento del compito, spinto anche da una previsione pessimistica nei confronti del successo. La persona quindi si blocca e pensa di non avere le abilità per poter arrivare all’obiettivo.
  • Sfida al miglioramento: la persona è consapevole delle proprie abilità, ha un atteggiamento positivo nei confronti della sconfitta e la vede come un’opportunità di miglioramento per sé. Ciò implica un impegno crescente, creazione di nuove strategie ed esperienze.

Una nuova prospettiva nei confronti degli ostacoli

A questo punto risulta fondamentale cambiare il tipo di atteggiamento, poichè un atteggiamento positivo ci permette di affrontare meglio la sconfitta, di capire i nostri errori, di persistere a migliorarsi sempre di più.

Infatti Beth, pur essendo bravissima quasi geneticamente, non smette mai di allenarsi, di imparare tecniche nuove, di studiare, di affrontare nuovi avversari e di imparare dalle tecniche di gioco degli amici che la aiuteranno a battere il campione!

Bisogna perciò vedere sia il successo sia l’insuccesso come opportunità per migliorarsi e diventare sempre più competenti.

Cosa fare in pratica: migliorare la propria motivazione e come coltivarla

Spesso magari ci troviamo ad affrontare compiti che per diversi motivi sono difficili, impossibili, irraggiungibili, oppure non lo sono, ma semplicemente diciamo che abbiamo “perso la motivazione” e ciò può accadere anche con la semplice perdita di interesse.

Ci sono però delle piccole tecniche che possono invece aiutarti a ricaricare il motore della motivazione, supportato da un aumento dell’autoefficacia e dell’autostima.

  • Scegli qualcosa che ti interessa: il processo di autodeterminazione è essenziale anche per crescere e diventare ciò che vogliamo, quindi sfrutta la tua possibilità di SCELTA e indirizzala verso qualcosa che davvero ti piace. Se ci pensi non è troppo conveniente investire energie in qualcosa che nemmeno ti interessa, anche se può farti acquisire competenze diverse.
  • Piccoli obiettivi: poniti piccoli obiettivi in vista di un obiettivo maggiore. Ti sembrerà di raggiungerlo più in fretta e più facilmente, inoltre strada facendo aumenterai il tuo senso di autoefficacia.
  • Complessità progressiva: se vuoi migliorarti è inutile perfezionarsi in qualcosa che già sai fare, affronta invece obiettivi sempre più difficili ma fattibili in modo da impegnarti di più per superarlo e non incappare nello sconforto se non ci riesci.
  • Evitare pensieri negativi: più facile a dirsi che a farsi lo so, però l’autosabotaggio (“tanto non ce la faccio” “non è una cosa per me” “non ho l’intelligenza per farlo”) non ci aiuta a migliorare e ad avere le forze necessarie a superare le avversità.
  • Fiducia: la solita frase fatta, ma assolutamente vera “abbi fiducia in te stesso!”. La fiducia nelle proprie capacità migliora l’impegno nell’esecuzione del compito e le probabilità di successo!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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