Difficilmente oggi possiamo trovare qualcuno che non abbia sentito parlare di How I met your mother, sitcom statunitense di enorme successo nel paese di produzione e all’estero. E se ancora non hai visto nemmeno un episodio, è il caso di rimediare e organizzare subito una maratona. La serie televisiva è ambientata a New York racconta la storia di 5 amici e dei loro tentativi di affermazione lavorativa e sociale, oltre che sentimentale. Tra episodi esilaranti e momenti commoventi, questo telefilm non può non conquistare i cuori degli spettatori.

Vorrei soffermarmi in particolare su Barney Stinson, interpretato da Neil Patrick Harris. Il personaggio risulta eccentrico già dai primi episodi. Ha una spiccata passione per i bei vestiti, per le belle donne, per la bella vita. Inoltre, cerca in tutti i modi di coinvolgere i suoi amici nelle sue avventure, a volte escogitando contorti stratagemmi per farsi seguire. Ma col passare delle stagioni scopriamo dettagli inaspettati della sua vita e accadono eventi che provocano dei cambiamenti nella sua persona.

La figura dell’esteta non nasce assolutamente con questo personaggio, giacché nella tradizione letteraria mondiale vi sono iconiche figure che rappresentano questo stile di vita. Basta pensare a un connazionale come Gabriele d’Annunzio e ai protagonisti delle sue opere, oppure al Don Giovanni che ha preso spazio nel teatro europeo dal XVII secolo. Quest’ultimo, inoltre, ricorre in Søren Kierkegaard e nella sua teoria degli stadi dell’esistenza.

L’articolo può contenere SPOILER. Vi invito a non leggerlo prima di aver concluso il telefilm.

(fonte: huffingtonpost.it)

La scelta estetica

Il danese Søren Kierkegaard (1813-1855) è il capostipite dell’esistenzialismo, filosofia rivolta, come indica il nome, allo studio dell’esistenza e delle sue problematiche. La sua vita è caratterizzata da una continua angoscia che complica le varie relazioni che instaura con persone ed istituzioni, in particolar modo con Regine Olsen, fidanzata che non sposerà mai. È stato forse questo stato d’animo a permettergli di sviluppare un pensiero di questa tipologia.

Una delle teorie che più lo hanno reso celebre è quella degli stadi dell’esistenza, espressa nell’insieme degli scritti che formano Aut-Aut (Enten-Eller). Sebbene la sua filosofia non si esaurisca in questo, è qui che occorre concentrarci per l’esito di questo articolo. Per il danese, ogni singolo individuo, nella sua vita, è portato a scegliere nella sua vita tra due stadi dell’esistenza fondamentali: quello estetico, quello morale e quello religioso. La peculiarità è di questo sistema è che si deve passare dal primo e dal secondo per arrivare al terzo, ma questa continuità non deve necessariamente concludersi. Chiunque può fermarsi a qualunque stadio.

Nel primo caso, corrispondente alla vita estetica, l’individuo (che il filosofo identifica nel Don Giovanni di Mozart) vive il momento, sempre diverso e sempre emozionante. Rifiuta ciò che è noioso e ripetitivo, tanto che non c’è alcun tipo di regolarità nella sua quotidianità. Abbraccia quindi la passione, la fugacità, il nuovo. Prima o poi, però, questa sua abitudine diventa noia, in quanto la ricerca della diversità prima o poi si esaurisce. Per Kierkegaard c’è disperazione in questo, a prescindere dalla consapevolezza che l’esteta possa avere del suo stato. Solo accettando l’inevitabile approdo a tale disperazione si può andare avanti e passare allo stadio etico, raggiungendo quella stabilità sociale che prima mancava. Il singolo, in questo caso, ha scelto: così facendo, abbandona lo stile di vita edonistico per la libertà, intesa come liberazione dell’ansia di vivere ogni giorno in modo diverso e fugace. L’eticità si concretizza dunque nel matrimonio (qui la figura rappresentativa è proprio il marito) e nel lavoro, i quali permettono all’uomo di affermare sé stesso. Accade però che l’individuo possa pentirsi quando vive gli aspetti più dolorosi di questo stadio, ma non può tornare indietro. A questo punto può rinunciare anche a questo stadio per passare a quello religioso, nel quale, in breve, si abbandona a Dio, mettendo ogni decisione della propria esistenza nelle sue mani.

(fonte: edtimes.in)

L’inevitabile destino estetico di Barney Stinson

“Ma ricordate bene: tutto quello che farete nella vita non sarà così leggendario se non avrete con voi degli amici”. Questa citazione, tratta dall’ultima stagione della serie tv, esprime appieno la filosofia di vita di Barney Stinson, composta di due punti salienti: amicizia e divertimento.

Con questa filosofia, il personaggio ricalca tutti le caratteristiche dell’esteta kierkegaardiano. Ama il lusso, ciò risulta chiaro osservando l’abbigliamento sempre elegante, la sua casa e i suoi vizi. Cerca la bella vita, tra alcolici, sigari e strip club. Ha innumerevoli rapporti occasionali, tanto che ha una lista in cui sono elencate le oltre 200 conquiste. In sostanza, tutto fa pensare di aver trovato il caso perfetto del primo stadio dell’esistenza sopramenzionato. Tuttavia, nel corso della narrazione, si verificano circostanze che portano alla realizzazione della sua disperazione e, successivamente, a una profonda maturazione. Un caso può essere il ritrovamento del padre, anch’esso esteta in gioventù, che non ha mai conosciuto durante l’infanzia passata solo con la madre. Un’infanzia, dunque, priva di una figura paterna che lo indirizzasse sulla retta via. Altri tre eventi, tutti della stessa tipologia, sono i fidanzamenti con Robin, Lora e Quinn, le uniche tre donne alle quali Barney si è veramente affezionato. Tuttavia, nessuna di loro è riuscita a cambiare la sua natura, nemmeno l’avvenuto matrimonio con la prima. Quando però il destino sembrava inevitabile, alla fine scopriamo che l’uomo diventa padre di Ellie, il suo unico e vero amore. Diventando genitore, sembra finalmente essersi realizzato, anche se non secondo i criteri del pensiero di Kierkegaard.

Questo è il riassunto della vita estetica di Barney Stinson, un personaggio eccentrico, ma molto profondo. Non possiamo concludere che abbia superato il primo stadio dell’esistenza al 100%, ma come tutti i personaggi ha anche lui il suo finale, nel quale sembra finalmente felice.

Niccolò Martini

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