Scopriamo come, all’alba dei nuovi anni venti, reagiamo sui social ai più svariati avvenimenti di stampo sociale.

Molti, tra giornalisti ed esperti digitali, hanno provato a dare un senso alla risonanza mediatica degli eventi globali e a come questi incidono sulle nostre esistenze. Vediamo qual è il nostro ruolo in questo nuovo contesto.
EVERYONE IS A NEWSER
Di questi tempi sembra facile fare informazione. Nella bolla social, tra like, commenti, post e condivisioni, tutti quanti vogliamo far sentire la nostra voce e dire quello che pensiamo in relazione ai più svariati temi. Ci riteniamo in grado di essere portatori di notizie, di attirare una sorta di pubblico e di guidare le persone secondo i nostri ideali. Eppure, il problema nasce nel momento in cui il giornalismo professionistico e quello amatoriale non si scindono più. Tutto viene mescolato, in un calderone colmo di informazioni, tanto che non si è più capaci di distinguere ciò che è l’informazione sana e corretta da quella distorta e avvelenata.

RABBIA SOCIAL
Durante gli anni della pandemia, il fenomeno si è maggiormente accentuato. Siamo stati travolti ogni giorno da commenti e link di articoli, tanto da uscirne ancora più storditi e dover ricostruire con pazienza il nostro bagaglio di notizie. Il giornalista web Francesco Oggiano ha cercato di riassumere, nel suo libro ‘Sociability’, come noi italiani siamo stati permeati da questo cambiamento, e come siamo stati segnati dai principali avvenimenti mondiali negli ultimi anni. In particolare, egli si sofferma su due emozioni di cui forse non teniamo conto mentre viviamo la nostra vita social: l’indignazione e la rabbia.

A VOLTE BASTA UN CLIC
Sono varie le tematiche a cui reagiamo con questi sentimenti, le più importanti a carattere sociale. Tra di esse figurano la comunità LGBTQ+, i diritti delle minoranze, la violenza di genere o l’antirazzismo. Un evento può scatenare una serie di reazioni a catena. Il giornalista di turno esperto di social, che si imbatte in un determinato video o post notiziabile, si sente subito in dovere di riprendere quel fatto. Ecco che, a volta senza verificare le dovute fonti, pubblica una notizia al volo con annesso titolo clickbait, in modo da creare il più engagement possibile. A questo punto entriamo in gioco noi, gli attori sociali: ci indigniamo e dobbiamo farlo sapere a tutti. Quindi, non perdiamo tempo e condividiamo subito quella determinata news.

TUTTI CI SENTIAMO RESPONSABILI
Se una storia ci indigna, allora ha modo di svilupparsi. Ciò lo capiscono i giornalisti e i creator dal numero di interazioni sotto un articolo o un post. È quello che è successo nella seconda metà del 2020, con l’omicidio di George Floyd in Minnesota. O nel settembre del 2021, quando Barbara Palombelli ha detto la sua in diretta tv sul fenomeno del femminicidio. O più di recente, nell’aprile del 2023, quando il ministro Lollobrigida ha parlato di sostituzione etnica. Quando episodi di tale rilevanza ci colpiscono nel profondo, la rabbia che proviamo non ci frena. L’adrenalina entra in circolo, ci sentiamo in dovere di comunicare al mondo come la pensiamo. Nel giro di poche ore, siamo in grado di linciare i protagonisti di determinate controversie.

USA LA VOCE, MA CON CURA
Bisogna considerare che il linciaggio da parte nostra è destinato a spegnersi in poco tempo. Oggi siamo impegnati a inveire contro qualcuno, domani saremo già occupati a scatenare la nostra furia su altre persone. Sui social tendiamo a non accettare interpretazioni differenti dalle nostre e non diamo la possibilità, ad amici o conoscenti, di discutere di un dato evento. È fondamentale alzare la voce per fare in modo che il cambiamento avvenga, ma è anche importante avvalersi degli strumenti adeguati ad analizzare date vicende ed essere aperti al dialogo. Indignarsi fa bene, è un sentimento umano. Ciò che conta è approfondire ed informarsi al meglio su un determinato avvenimento, per essere proiettati al confronto anche in un mondo che viaggia alla velocità della luce.
