Il Superuovo

Attivismo sociale, proteste e repressione: il film “Diaz” spiega le dinamiche del G8 di Genova

Attivismo sociale, proteste e repressione: il film “Diaz” spiega le dinamiche del G8 di Genova

Manifestazioni, proteste, scontri violenti con le forze dell’ordine. Questo è ciò che avvenne a Genova nel luglio del 2001, eventi che segnarono a fondo la storia italiana e internazionale.

Quanto possono essere considerati un diritto la partecipazione politica e l’attivismo sociale? Le vicende avvenute a Genova in occasione del G8 del 2001 hanno messo in discussione tale realtà. Le manifestazioni degli attivisti no-global incontrarono una violenta risposta da parte delle forze dell’ordine, le quali si resero responsabili di gesti inimmaginabili all’interno di una democrazia europea. Il film Diaz ci mostra tale dinamiche.

Il G8, le manifestazioni e la morte di Carlo Giuliani

Dal 19 al 22 luglio 2001 Genova ospitò il G8 a cui presero parte le nazioni più industrializzate al mondo, ovvero Stati Uniti, Giappone, Canada, Italia, Gran Bretagna, Russia, Germania e Francia. L’organizzazione dell’evento suscitò da subito un forte dissenso negli appartenenti al Movimento No Global, noto per essere avverso alle dinamiche della globalizzazione economica (e non solo) e per promuovere invece il raggiungimento di un’effettiva giustizia valida a livello globale. Alle manifestazioni non parteciparono solo italiani provenienti da tutta la penisola, bensì vi presero parte anche cittadini degli altri paesi coinvolti nel vertice internazionale. Già dall’inizio degli incontri cominciarono a verificarsi le prime proteste e manifestazioni. Dapprima ci fu un corteo che rivendicò l’importanza di garantire concretamente i diritti degli immigrati, poi le manifestazioni si diffusero a macchia d’olio nei principali luoghi di ritrovo del capoluogo ligure, conoscendo un livello di partecipazione altissimo. Gli scontri con le forze dell’ordine si rivelarono tutt’altro che rare, gli ordini di rispondere anche violentemente alle proteste trovarono una rapida applicazione concreta. Un episodio particolarmente rilevante fu quanto avvenne a Carlo Giuliani. Ventitreenne attivo socialmente, Carlo decise di prendere parte alla manifestazione organizzata dalle Tute Bianche del 20 luglio. La ricostruzione delle vicende ha rivelato che una vettura dei carabinieri impegnata nel contrastare le manifestazioni rimase bloccata in prossimità di un cassonetto dell’immondizia e fu rapidamente circondata dai cittadini attivi nelle proteste. Tra questi vi era proprio Carlo Giuliani, il quale raccolse un estintore precedentemente scagliato contro le autorità. Il carabiniere Mario Placanica estrasse la pistola e liberò due colpi, ferendo Carlo che perse la vita. Nelle successive proteste, Carlo divenne un simbolo della resistenza contro le forze dell’ordine impegnate (spesso con metodi scarsamente adeguati da un punto di vista etico e morale) a sopprimere l’opposizione a quanto si stava discutendo nel G8.

Le aggressioni presso la scuola Diaz

La scuola Diaz è una delle primarie protagoniste dei giorni di violenza e spargimenti di sangue che dilaniarono Genova. Inizialmente utilizzato come sede del Genoa Social Forum (gruppo affine all’ideologia no-global), tale complesso costituito dall’edificio Sandro Pertini e Giovanni Pascoli divenne il luogo in cui si radunarono numerosi manifestanti e giornalisti impegnati nella documentazione dei cruenti fatti che andavano svolgendosi rapidamente. Nella notte del 21 luglio, quella che sarebbe dovuta essere una perquisizione si tradusse in un’irruzione violenta, i cui sviluppi si rivelarono drammatici oltre che non conformi a quanto previsto in materia di libertà di espressione e diritti umani. La pellicola Diaz-Don’t clean up this blood diretta da Daniele Vicari e datata 2012 ricostruisce quanto avvenne in quelle tragiche ore. Violenze, percosse, maltrattamenti, tentativi di sollevare gli agenti dalla resposabilità delle loro azioni tentando di mostrarle ai canali mediatici come funzionali al mantenimento dell’ordine pubblico. Diretto e accurato, il film alterna le scene a riprese originali effettuate proprio in quella notte, nelle quali si mostrano i brutali arresti e i soccorsi prestati a tutti coloro che divennero vittime degli attacchi delle forze dell’ordine. Le percosse non risparmiarono nessuno, neanche i giornalisti che si erano recati in tale luogo per poter esercitare la loro professione, uno dei quali entrò in coma. L’intervento delle autorità avvenne senza ottenere un preventivo mandato di cattura e la giustificazione presentata si riferiva all’urgenza di intervenire data la presenza di materiali pericolosi come armi, tra cui due molotov. Perlomeno, questo è quanto venne riferito ai giornalisti che si recarono di fronte agli edifici per reperire informazioni, ma si venne a sapere più tardi che le due molotov furono posizionate proprio da alcuni poliziotti per ottenere prove a proprio favore. Quella notte furono arrestate novantatre persone, delle quali quasi tutte riportarono almeno un segno di violenza e più della metà di loro fu portata alla caserma di Bolzaneto, dove vi sono state ulteriori violazioni dei diritti umani.

Le condanne e gli interventi esterni

Gli agenti che presero parte alla violenta irruzione presso la scuola Diaz furono circa trecento, ma solo un decimo di loro fu identificato e sottoposto a processo. Dei ventinove, ventisette agenti furono condannati per falsificazione di prove e atti ufficiali, mentre i restanti furono accusati di essersi resi responsabili di violenze contrarie all’etica della propria professione. Oltre ad essi, vennero incriminati altri quarantacinque poliziotti per le aggressioni commesse presso la caserma di Bolzaneto.  I fatti di Genova hanno ottenuto risonanza mondiale, portando anche alla pronuncia di enti sovranazionali. Amnesty International , organizzazione non governativa fondata nel 1961 per la tutela dei diritti umani nel mondo, ha definito quanto avvenuto come “Una violazione dei diritti umani di proporzioni così grandi da non essere mai stata vista in Europa a seguito del secondo conflitto mondiale“. In materia si espresse anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, la quale fece ricorso contro l’Italia e la condannò al risarcimento di coloro che vennero riconosciuti come parte lesa. La Corte di Strasburgo ha fatto valere la responsabilità italiana in merito alla violazione del divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti e ha sottolineato la necessità di applicare prima la sospensione, poi la rimozione in caso di convalida della condanna, dei membri delle forze dell’ordine che hanno compiuto tali gesti. Quanto avvenuto a Genova non si è mostrato “solo” come il susseguirsi di gesti brutali in quattro giorni sanguinosi, ma anche come una vera e propria crepa nell’assetto di un paese democratico come l’Italia, il cui ordinamento vuole teoricamente tutelare sia la libertà di espressione che l’attivismo sociale e politico.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: