Anniversario della morte di Juan Peron: ripercorriamo i legami tra gli esuli argentini e l’Italia

Anniversario della morte di Juan Domingo Peron: fu presidente dell’Argentina dal 1946 al 1955 anno in cui venne rovesciato da un colpo di Stato militare. 

Egli cercò una terza via tra il capitalismo e il comunismo.Venne rieletto come presidente nel 1973, ma morì l’anno seguente, venendo sostituito dalla terza moglie Isabel Martínez de Perón.

Il presidente dell’Argentina

Poco prima di essere eletto fu arrestato nel 1945 perché coinvolto nel golpe militare contro Ramon Castillo. Peron venne poi rilasciato grazie a manifestazioni popolari guidate dalla moglie, la celebre Evita, popolarissima fra i descamisados argentini. Il sostegno popolare gli apre la strada alla presidenza con le elezioni del 24 febbraio 1946. La politica di Peron, puntò  all’industrializzazione del paese. Si tratta di qualcosa di ricorrente nella storia dei paesi meno sviluppati, che cercano di cogliere ogni occasione per poter salire sul treno della modernità andando a colmare un gap con i paesi maggiormente industrializzati e cercando di soddisfare le masse. Egli puntò anche all’aumento di potere della classe operaia, sia per migliorare la condizione ma lo stesso tempo per aumentare il consenso da parte di questa classe sociale, proponendosi come una terza via tra il capitalismo e il comunismo, in un momento di riassetto dell’ordine politico globale.

I legami con l’Italia

Negli anni Settanta in alcune nazioni dell’America meridionale ci furono alcuni violenti colpi di stato. Ogni golpe è stato il preludio di feroci dittature. Importante è il rapporto storico culturale creatosi nel corso della storia contemporanea tra il nostro paese e l’Argentina. Già a partire dai primi decenni dopo l’unità d’Italia ci fu un flusso migratorio intenso verso l’oceano con picchi importanti a partire dal Novecento .A partire dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla Seconda Guerra Mondiale, si calcola che siano emigrati 18 milioni di italiani, 2,5 milioni dei quali diretti in Argentina. Si tratta certamente di numeri molto importanti che oltre ad evidenziare un ritardo dell’Italia nei confronti degli altri paesi evidenziano un intimo legame con l’Argentina destinato a rafforzarsi nel corso dei decenni. Negli anni settanta sarà l’Italia ad offrire accoglienza agli esuli argentini.

Espatriati ed esuli

Molti intellettuali sudamericani espatriarono dopo i colpi di Stato militari del 1964 in Brasile, del 1973 in Cile e del 1976 in Argentina. Si trattò di abili professionisti che anche grazie alle proprie conoscenze linguistiche non faticarono a trovare una nuova occupazione, anche in paesi che parlavano la stessa loro lingua.Si tratta del caso psicoanalisti argentini introdussero la pratica della psicoanalisi in Spagna, specie la scuola di Jacques Lacan. Gli esuli  degli anni 70′ si stabilirono però anche in paesi in cui dovettero apprendere la lingua. Grazie a studiosi come questi, gli intellettuali occidentali non faticarono a  comprendere il movimento di globalizzazione culturale in cui oggi viviamo. Si trattò certamente di contaminazioni ibridazioni culturali, politiche e sociologiche, ma non solo. Questo permette anche di ricostruire parte della storia italiana, che nell’età contemporanea presenta numerosi collegamenti con l’Argentina. Negli anni Settanta migliaia di argentini lasciarono il proprio paese . L’Italia fu uno dei paesi che accolse questi esuli. La popolazione si mobilitò per aiutare queste persone, dando vita a importanti reti di solidarietà.

 

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