Il Superuovo

Andiamo alla scoperta dei vaccini a uso veterinario grazie a “Io sono leggenda”

Andiamo alla scoperta dei vaccini a uso veterinario grazie a “Io sono leggenda”

Dai quelli infettivi ai non infettivi, ecco spiegato quali sono e come funzionano i vaccini in campo veterinario.

“Io sono leggenda” è un film del 2007 dove il virologo Robert Neville cerca di sopravvivere in una pandemia, studiando al contempo un vaccino per sconfiggerla. I tipi di vaccini disponibili per la somministrazione agli animali sono numerosi e con un meccanismo di funzionamento diverso e, grazie a questo articolo, cercheremo di comprenderne al meglio le differenze.

VACCINAZIONE

Con il termine “vaccinazione” si indica l’induzione di una risposta immunitaria attraverso la somministrazione di un antigene di modo tale che ad una successiva esposizione al patogeno, l’organismo si in grado di difendersi. Pertanto, il vaccino somministrato determina l’insorgere di una risposta immunitaria di tipo specifico che può essere umorale o cellulo-mediata a seconda del tipo di vaccino somministrato e dal modo (o per meglio dire via) con cui è stato somministrato. Spiegato i maniera molto semplice, i vaccini funzionano ingannando il sistema immunitario, facendo credere all’ospite di dover combattere un’infezione e, chiarito questo concetto, è pertanto chiaro che più il vaccino sarà simile al patogeno, migliore sarà la risposta immunitaria da parte dell’ospite. La pratica della vaccinazione resta, sia in campo medico che veterinario, la miglior strategia per per controllare le malattie infettive.

TIPI DI VACCINO

I vaccini possono essere divisi in due grandi categorie, i vaccini infettivi e i vaccini non infettivi. I vaccini appartenenti al primo gruppo, in seguito all’inoculazione nell’organismo, determinano infezione. Attenzione però: con il termine “infezione” non si intende “malattia”! Quando si usa il termine malattia si indica che l’agente patogeno determina infezione con danni alle cellule e conseguente comparsa di sintomi, cosa che non succede con la somministrazione dei vaccini. Questo tipo di vaccino, se somministrato nella maniera corretta, è in grado di proteggere l’animale per lungo tempo. I vaccini non infettivi sono invece vaccini che sono stati sottoposti a particolari trattamenti che determinano la scomparsa della capacità di replicare nell’ospite. Per questo motivo, nel caso di vaccini non infettivi, è necessario ripetere il vaccino nel tempo. Da ricordare inoltre che per potenziarne l’effetto sono associati ad adiuvanti, ovvero sostanze come saponine e sali di alluminio che sono in grado di potenziare gli affetti del vaccino.

VACCINI INFETTIVI

Questi vaccini agiscono come antigeni endogeni, stimolando una risposta cellulo-mediata in quanto vengono processati dalle cellule infette. All’interno di questo gruppo sono presenti numerosi tipi di vaccino, tra cui i vaccini vivi attenuati e i vaccini eterologhi. Nel primo caso, il vaccino è composto da microrganismi di cui è stata diminuita o eliminata la patogenicità. Nonostante questo, sono comunque in grado di replicare all’interno dell’organismo ospite. I vaccini eterologhi, invece, sono costituiti da quei microrganismi che presentano, a livello antigenico, una correlazione al patogeno bersaglio ma che, allo stesso tempo, risultano essere adattati a un altro ospite. Un esempio di questa situazione è l’utilizzo del vaccino del morbillo umano per proteggere i cani dal cimurro: sia morbillo che cimurro sono sostenuti da morbillivirus e pertanto vi è correlazione tra i due anche se colpiscono specie ben diverse. Ad ogni modo, la protezione risulta essere breve ed è pertanto necessaria un’ulteriore vaccinazione più specifica.

VACCINI NON INFETTIVI

Questi vaccini agiscono, a differenza dei vaccini infettivi, come antigeni esogeni e vanno pertanto a stimolare una risposta di tipo umorale. All’interno di questo gruppo si distinguono ad esempio i vaccini inattivati e i vaccini a DNA. Nel primo caso, i microrganismi sono intatti ma attraverso trattamenti fisici o chimici hanno totalmente perso la capacità di replicare. Nonostante questo, rimangono intatte le proteine che li costituiscono e sono pertanto in grado di determinare immunità. I vaccini inattivati sono associati ad adiuvanti e richiedono somministrazioni ripetute nel tempo. Nel caso di vaccini a DNA, si inserisce all’interno di un plasmide batterico un gene che è in grado di codificare per l’antigene di un determinato patogeno. In questo caso non vi è quindi la necessità di utilizzare un microrganismo vettore.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: