AMICI FELINI: SCOPRIAMO LA STRAORDINARIA STORIA DEI GATTI ATTRAVERSO I SECOLI

Essere una donna ed essere una gattofila nel Medioevo non era sicuramente una cosa di cui vantarsi. Avere con sé un meraviglioso micio nero aveva significati davvero oscuri. Ma se adesso non è decisamente così, lo era anche nell’antichità?

Sabrina e il gatto Salem (“Sabrina, Vita da Strega”, 1996).

Il felis silvestris catus, o gatto, è forse il più famoso e amato compagno di vita che oggi popola le nostre case. Dall’imperatore Augusto che era talmente innamorato della sua gatta che a lei dedicò un passo nelle sue memorie, fino a Petrarca che trovó conforto nella sua gatta Ducilla. Nonostante la sua rinomata natura profondamente indipendente, l’addomesticazione del gatto iniziò presto, addirittura nell’Antico Egitto. La coabitazione con l’uomo, comunque, iniziò ben prima, con la scoperta dell’agricoltura. Il grano accumulato attirava topi e i topi i gatti, che impararono fin da subito a tollerare la presenza umana sulla Terra. 

I GATTI NELL’ANTICO EGITTO

Indicati col termine “mau” gli Egiziani consideravano i gatti sacri. L’addomesticazione iniziò quando il gatto africano fece la sua comparsa come animale selvatico. Il processo fu lungo, durato dal periodo predinastico (IV millennio a.C.) e il Medio Regno (XXI secolo a.C.). A causa della sua tendenza a cacciare roditori e serpenti, il gatto divenne in breve tempo il simbolo della protezione del focolare domestico. Una delle prime dee ad essere associata a questi felini fu la dea Mafdet, protettrice dei luoghi sacri contro i morsi di animali velenosi. La più importante dea però fu Bastet, la dea gatto, inizialmente identificata con Sekhmet, dea leonessa. Spesso raffigurata insieme ai suoi cuccioli, Bastet era vista come la protettrice della famiglia e delle nascite, per cui era usanza che le donne indossassero un suo amuleto per proteggere la gravidanza. Come i gatti, anche lei presentava una duplice natura, una buona e rassicurante, l’altra aggressiva e potente. In quanto incarnazione terrena della dea, in Egitto, uccidere un gatto era un reato gravissimo, punibile con la morte. A causa della loro fama a loro fu dedicata la città di Bubasti, letteralmente casa di Bast (Bastet). Narra Erodoto, con stupore, che alla morte naturale di un gatto i membri della famiglia dovevano radersi le sopracciglia come forma di rispetto. Il gatto maschio era invece associato al dio Ra, difensore del Sole dagli attacchi del demone serpente Apophis. Il Grande Gatto di Eliopoli, incarnazione del dio, era spessissimo raffigurato nelle pareti delle camere funerarie. Qui era usanza mummificare e seppellire i gatti come protezione al defunto nell’aldilà.

Il Grande Gatto di Eliopoli uccide il serpente Apophis (papiro di Hunefer).

“SABRINA, VITA DA STREGA” E IL SIMBOLISMO DEL GATTO NERO

“Sabrina, Vita da Strega” è una serie tv del 1996 trasmessa sul canale ABC, basata sulla serie di fumetti di “Archie Comics”. La serie narra le avventure di un’apparentemente normale adolescente americana, la quale, però, nasconde il segreto di essere una strega. Insieme alle zie Hilda e Zelda e al gatto nero Salem, Sabrina dovrà imparare a barcamenarsi tra la magia e la scuola.  Uno dei personaggi più amati della serie è sicuramente il gatto Salem, in realtà un antico stregone intrappolato come punizione nel corpo di un gatto per aver tentato di conquistare il mondo. Salem sembra il tipico gatto, cinico, avido, egoista e fannullone, con l’aggiunta del dono della parola che lo rivela anche fastidiosamente sarcastico. Eppure, come ogni gatto, è in realtà un amico leale e affezionato, valido alleato per la protagonista. Vedere una strega accompagnata da un gatto nero non è in realtà strano. Nel Medioevo il gatto nero era il simbolo della magia nera, reincarnazione degli spiriti maligni, evocati dalle streghe per i loro rituali. Questo era dato probabilmente dalla loro capacità di saltare lunghe distanze e cadere sempre in piedi. Fu la Chiesa ad alimentare questa credenza, Papa Gregorio IX emanò addirittura una bolla che consentiva di sterminare tutti i gatti in circolazione. Nel 1400, quando si aprì la caccia alle streghe, ogni donna vista vicina ad un gatto fu accusata di stregoneria. I gatti finirono al rogo come le presunte streghe, accusati di essere la reincarnazione del diavolo. L’unica cosa che li salvò dall’estinzione fu la vita che molti di loro conducevano al fianco dei contadini, che li apprezzavano per le loro abilità predatorie.

IL RUOLO DEL GATTO DURANTE L’EPOCA MODERNA

Con la fine della caccia alle streghe i cambiamenti che avvennero in epoca moderna, anche ruolo del gatto subì un grande cambiamento. Molti solevano accompagnarsi a dei gatti come compagnia e rassicurazione durante la propria vita quotidiana. Grandi personalità si accompagnarono a dei felini, divenuti altrettanto famosi come i  loro padroni. Il cardinale Richelieu (1585 – 1642) adorava i suoi quattordici gatti, e morì circondato da loro, lasciandogli anche una cospicua eredità. La regina Vittoria (1819 – 1901) era molto affezionata al suo gatto persiano, White Heather, trattato al pari di uno dei reali e spazzolato giornalmente dalla regina in persona. Charles Dickens era convintissimo delle qualità terapeutiche del gatto, affermando con convinzione: “Quale dono più grande dell’amore di un gatto?“. Altrettanto famoso era il gatto di Winston Churchill (1874 – 1965), chiamato Nelson in onore del comandante britannico. Lo amava talmente tanto che a lui fu riservata una poltroncina nel consiglio dei ministri. Dal 1924 in Inghilterra, molti gatti assunsero un ruolo di potere al numero 10 di Downing Street accanto al Primo Ministro. Il titolo ufficiale è quello di “Capo Cacciatore di topi per l’ufficio di Gabinetto”, ruolo attualmente ricoperto da Larry, in carica dal 2011. Anche oltreoceano spopoló la fama felina. Abraham Lincoln (1809 – 1865) aveva un gatto, appartenente al figlio, a cui aveva preso l’abitudine di dar da mangiare con una forchetta d’oro. Il gatto di Rutheford B. Hayes (1822 – 1893), è divenuto famoso per essere stato il primo gatto siamese ad approdare il suolo americano. Il presidente Calvin Coolidge dovette persino fare un appello radiofonico per ritrovare il suo felino fuggitivo. Il più famoso gatto presente nella Stanza Ovale è però Socks, il gatto dai “calzini bianchi” appartenuto a Bill Clinton, che lo portava spesso a spasso appollaiato sulla sua spalla. 

Lascia un commento