Ambizione: fortuna o rovina dell’uomo? Machiavelli e Macbeth hanno qualcosa da raccontarci

Ennesima rivisitazione in chiave moderna del dramma shakespeariano. Machiavelli ci aiuta meglio a comprendere le leggi che regolano la condotta umana.

Rappresentare Shakespeare non è mai facile, un terreno complicatissimo. A presentarci le vicende del famoso re di Scozia questa volta, dopo registi del calibro di Welles e Polanski, è Justin Kurzel. Tra profezie e battaglie violente si svolge una tormentata vicenda interiore. L’autore de Il Principe con le sue direttive insegna come deve essere veramente un sovrano.

“Un film indimenticabile”

Magia, sangue e sete di potere.
Sono questi i termini se dovessimo riassumere la pellicola presentata durante il Festival di Cannes.
Stiamo parlando di sicuro di una delle opere più oscure del cigno dell’Avon, colui che più di tutti scandaglia l’animo umano. Bisogna solo capire la rilettura che si vuole dare. Quindi i grandi temi ci sono. Se poi aggiungiamo un cast d’eccezione il risultato è grandioso:

 “Ho fatto questo film per i giovani, volevo che i quindicenni si innamorassero di Shakespeare”

Sono queste le parole rilasciate durante un’intervista dal protagonista, Michael Fassbender,  riguardo la sua interpretazione. In coppia con lui, l’attrice Marion Cotillard. Un uomo e una donna che si scopriranno essere soli sul sentiero che porta alla rovina. Il re affetto da stress da combattimento, il trauma psichico di chi torna dalla guerra. E una  Lady Macbeth manipolatrice pronta a tutto.
Alla fine la bramosia di potere li logora dentro e non possono mettere fine alla catena di delitti perpetuata.
In generale ha ricevuto pareri positivi dalla critica, ma cos’è che colpisce di questo film?
La potenza visiva.
La cupa e tetra atmosfera che aleggia nella brughiera scozzese. I colori sulle facce dei protagonisti. I costumi riprodotti fedelmente. Il sangue dei massacri. Dialoghi vivaci. Tutti elementi che lo rendono intenso e incisivo. Kurzel è un maestro nel mostrarci come l’ambizione sfrenata porti alla deriva.

Lezioni di filosofia politica

Siamo in pieno Rinascimento, la Firenze dei Medici si impone come uno dei maggiori centri culturali del periodo, ed è in questo contesto che nasce e si forma il Machiavelli scrittore. Ma se lui amava definirsi poeta,  sono i trattati politici che lo hanno consacrato tra i più grandi di sempre quando si parla di arte del saper governare.

“…qualunque volta è tolto agli uomini il combattere per necessità, combattono per ambizione…la natura ha creato gli uomini in modo che possono desiderare ogni cosa e non possono  conseguire ogni cosa…” ( D I, 37).

Nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, Machiavelli parla di necessità e ambizione come i termini entro i quali si risolve la lotta dell’uomo. Di certo non una semplice constatazione la sua, ma un mettere in evidenza determinati comportamenti umani e la costanza con cui si presentano.
Chi è reso cieco dal desiderio non tiene conto degli incidenti di percorso, non ragiona sulle conseguenze future:

Ma l’ambizione dell’ uomo è tanta grande, che, per cavarsi una presente voglia, non pensa al male che è in breve tempo per risaltargliene” (D II, 20).

Machiavelli non fa altro che ricordare “quanto siano false molte volte le opinioni degli uomini”. Quando si perde di vista la realtà a discapito di ciò che si vuole raggiungere a ogni costo, non si è fatto altro che firmare la propria condanna a morte.

Il fine giustifica i mezzi ?

Detta così, sarebbe musica per le orecchie di chiunque abbia come obiettivo  una escalation al potere.
Ma la frase attribuita in modo erroneo a Machiavelli (tra l’altro il concetto ha origini latine), più che accettare qualsiasi atteggiamento per il conseguimento di un fine, giustifica solamente quei modi per  mantenere lo stato. Questo è sicuramente dovuto alla precipitosa interpretazione del passo tratto dal diciottesimo capitolo del De Principatus :

«… e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare, si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato:  e mezzi saranno sempre iudicati onorevoli e da ciascuno lodati ».

Quindi un fine politico, qualsiasi iniziativa legata alla ragion di Stato. Questo è il vero nucleo della questione a cui si riferisce e nel film si vede come il re si sottrae pienamente ai precetti del filosofo. A guidarlo è la sete di potere e l’inizio del massacro non fa altro che trascinare lui e la regina in un vortice di eventi scandalosi da cui è stato impossibile uscire. Il film esibisce in maniera allegorica questo tranello della conquista. Se solo il re di Scozia avesse letto le opere di Machiavelli!

 

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