Dall’AuroraLab di Torino fino al San Paolo di Bari, dove i vuoti urbani vengono riempiti di colore attraverso murales dei Santi. Ma c’è davvero qualcuno a vegliare sugli abitanti delle Wasteland?

Dimenticati tra gli scheletri urbani, dove il cemento si mischia alle pennellate di colore. I ragazzi delle Wastelands sono nati per morire, alla ricerca costante di un senso che possa colmare le loro giornate. La criminalità diventa una strada facile da percorre, diffide da abbandonare. Ma quale potrebbe essere il ruolo delle istituzioni per risollevare le periferie, dove il loro battito rallenta sempre più velocemente? La parola sembrerebbe essere ‘riqualificazione urbana’, ma sarà davvero così?
UNA NUOVA ‘AURORA’ PER TORINO
Nel 2018 alcuni docenti e ricercatori del Politecnico e dell’Università di Torino hanno avviato un laboratorio di ricerca-azione nel quartiere tornese di Aurora, teso a definire iniziative di rigenerazione urbana co-progettate con i cittadini. A tale scopo, è stato aperto uno spazio fisico nel quartiere: un punto d’incontro tra Università e territorio, dove sviluppare progettualità comuni. Dal 2020 AuroraLAB ha preso parte a un Coordinamento di oltre 40 realtà attive in Aurora che lavorano alla definizione di un piano strategico dal basso per il quartiere. L’attenzione è rivolta agli spazi minori: piccoli spazi pubblici sotto utilizzati, spazi in-between, vuoti urbani di piccole e medie dimensioni. A partire dagli anni Settanta, numerosi spazi nei centri urbani restano privi di funzioni. I fattori che portano allo svuotamento di aree urbanizzate sono molteplici: dalla crisi dei settori economici dominanti alle tendenze alla diffusione urbana e a stili di vita extraurbani. Quella del capoluogo piemontese non è una situazione isolata. Vi è un gruppo di termini, usati in varie lingue, che sottolinea il fatto che si tratti di spazi vuoti, in contrasto con la densità delle aree circostanti (come terrains vagues; Freiräume); un secondo gruppo enfatizza, invece, il fatto che si tratti di aree o edifici abbandonati ed esposti al degrado (urban wastelands, brownfields).

I NUOVI COLORI DEL SAN PAOLO DI BARI
Una ragazza di periferia il cui volto incarna Santa Rita, quella delle cause impossibili. Sulla facciata di una casa popolare di via Filippo Cifariello, nel cuore del quartiere San Paolo di Bari, campeggia una donna che veglia sui suoi abitanti. Realizzato dall’artista spagnolo Slim Safont, il ritratto si inserisce nel progetto SanPArt e si aggiunge, assieme ad altri dieci murales, alle opere realizzate durante lo scorso anno con l’obiettivo di riqualificare il quartiere nella periferia nord del capoluogo pugliese. Il suo nome ufficiale è San Paolo, mentre per gli altri baresi ha un solo appellativo: “Cep”, acronimo di Centro di edilizia popolare o anche (sarcasticamente) di “centro elementi pericolosi”. «Insieme stiamo provando a ridisegnare un pezzo di storia di questo quartiere – scrive sui social il sindaco Antonio Decaro ad evento concluso – Questa è l’opera dell’artista spagnolo Spidertag, un portale luminoso all’ingresso di viale Europa, che apre la galleria di arte urbana a cielo aperto del San Paolo». Guerra e pace, infanzie negate, ma anche colore e speranze.
SPARARE SULLA CROCE ROSSA
Due persone sono state arrestate e sono ora in carcere perché ritenute responsabili di una sparatoria nel quartiere San Paolo nella quale rimase ferito un minorenne. I due, 23 e 28 anni (il primo già in carcere a Lecce per altra causa, il secondo sottoposto a sorveglianza speciale), insieme a un altro indagato, quella sera si sarebbero avvicinati a bordo di una moto al minorenne, che si trovava in piazza Europa con alcuni amici, e l’avrebbero ferito ad una gamba a colpi di pistola. In piazza, in quel momento, c’erano diverse persone, tra cui bambini, scappati urlando contro il cielo. Dopo il ferimento, il giovane fu trasportato all’ospedale San Paolo dalla madre. Le indagini hanno portato gli inquirenti a ricondurre l’agguato ai conflitti registrati, nell’estate del 2022, tra il clan Strisciuglio e i membri della famiglia Vavalle, «storicamente autonoma rispetto consorteria dominante nel quartiere», scrivono i carabinieri in un comunicato. Nel quartiere Aurora si attende ancora un’alba diversa: nel palazzo di corso Emilia 11 a Torino, all’incrocio con corso Vercelli, un nordafricano sulla cinquantina, sapendo che qualcuno sarebbe venuto ad arrestarlo su ordine di carcerazione spiccato dal tribunale cittadino, si è chiuso in casa dichiarando di avere con sé una pistola. Immediatamente sul posto sono intervenute numerose volanti della polizia, comprese le unità di pronto intervento che vengono impiegate in situazioni di estremo pericolo. Dopo diversi minuti e probabilmente vistosi senza alternativa, lui ha aperto la porta e ha accettato di farsi arrestare. La pistola in casa non c’era. La paura, quella si. Essa alberga ancora in quei rioni difficili, dove non basta tutto quel colore a cambiare queste storie in bianco e nero.