Aggressione al giovane omosessuale a Pescara: la ricerca del professor Baiocco sulle adozioni gay

Durante la settimana del Pride si verifica l’ennesimo fatto di cronaca a sfondo omofobico. Come si combatte il pregiudizio in Italia?

L’aggressione è stata riportata sui quotidiani locali (Il Centro) e nazionali (Il Messaggero). Un ragazzo di 25 anni si trovava sul lungomare di Pescara nella notte tra giovedi e venerdi in compagnia del suo fidanzato. Secondo le prime ricostruzioni i due sarebbero stati raggiunti da un gruppo formato da almeno sette giovani, che avrebbero aggredito il ragazzo a calci e pugni, provocandogli la frattura della mascella.

OMOFOBIA E OMOSESSUALITA’: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Solo dal 1990 l’omosessualità è stata ufficialmente eliminata dal Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali dall’OMS. Per decenni (e in alcuni casi ancora oggi accade) dottori e specialisti hanno sottoposto a terapie correttive i pazienti omosessuali, aumentando lo stigma nei loro confronti, oltre a causare ulteriore sofferenza e dolore per il mancato riconoscimento dell’orientamento sessuale. È in quegli anni che i ricercatori hanno iniziato a raccogliere dati sull’atteggiamento degli italiani rispetto all’omosessualità, sulla spinta iniziale della lotta all’Aids. Solo negli ultimi anni però il tema viene affrontato in modo sistematico sia in ambito nazionale che internazionale, anche grazie a delle stime europee che vengono effettuate a cadenza annua dal 2011, come ad esempio il rapporto del Consiglio d’Europa e quello dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali.
Anche Istat ha svolto un’indagine sulla popolazione omosessuale nella società italiana nel 2011: secondo le stime che sono state diffuse, Il 61,3% dei cittadini riteneva che in Italia gli omosessuali sono molto o abbastanza discriminati.  Se La maggioranza dei rispondenti riteneva accettabile che un uomo abbia una relazione affettiva e sessuale con un altro uomo (59,1%), il 55,9% si dichiarava d’accordo con l’affermazione “se gli omosessuali fossero più discreti sarebbero meglio accettati”.
Qual è la fotografia attuale della società Italiana? La legge che punisce con reclusioni fino a 4 anni gli atteggiamenti discriminatori verso omosessuali e transessuali è stata depositata alla camera nonostante la strenua opposizione della Cei. In effetti proprio il forte peso della Chiesa ha contribuito a rallentare l’integrazione dell’omosessualità nella cultura italiana, come sottolinea anche Paolo Gusmeroli nell’interessante lettura “Raccontare l’omofobia in Italia”.

COME SI SCONFIGGONO I PREGIUDIZI?

La risposta potrebbe essere semplice nella sostanza, quanto complessa nell’applicazione. Una ricerca americana pubblicata su Science, suggerirebbe che una semplice chiacchierata di una decina di minuti possa ridurre il pregiudizio. Inoltre non sarebbe importante che l’interlocutore sia omosessuale o transessuale: gli stessi risultati vengono ottenuti anche se la conversazione viene tenuta da un uomo o una donna eterosessuali.
Tanto semplice a dirsi eppure molto meno ad applicarsi. Infatti in molti casi parlare apertamente di sessualità appare complicato o addirittura sconveniente, a maggior ragione se non è la sessualità “canonica”. Anche per questo le associazioni che tutelano i diritti della popolazione LGBTQI da anni organizzano incontri nelle scuole e nelle istituzioni, con lo scopo di istruire le nuove generazioni ad affrontare apertamente questi temi, a non generalizzare e ad accogliere le differenze come arricchenti.
Nel 2013 è stata redatta la Strategia Nazionale LGBT, un documento prodotto da UNAR e dal Ministero per le Pari Opportunità con lo scopo di  fornire misure ed azioni concrete per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. il documento si articola su quattro assi, per ciascuno dei quali sono state indicate delle linee guida di intervento negli specifici ambiti:

  • Educazione e Istruzione, in particolare per ciò che concerne la prevenzione e il contrasto dell’intolleranza e della violenza e del bullismo omofobico e transfobico;
  • Lavoro, per ciò che attiene la discriminazione nell’accesso al lavoro e le condizioni di lavoro, differenziando tra la situazione di persone gay e lesbiche rispetto a quella delle persone transessuali e transgender; in particolare attenzione è posta al problema della “visibilità” di queste ultime, nonché alla promozione di politiche di diversity management e di azioni positive finalizzate all’inclusione socio-lavorativa;
  • Sicurezza e Carceri, in relazione alla sicurezza e alla protezione dalla violenza delle persone LGBT e alla prevenzione e contrasto dei “crimini d’odio”, con particolare attenzione alla informazione e sensibilizzazione delle Forze dell’Ordine e del personale dell’amministrazione penitenziaria;
  • Media e Comunicazione per il contrasto degli stereotipi e dei pregiudizi nella rappresentazione delle realtà LGBT, che alimentano l’intolleranza, la discriminazione e la violenza, con particolare attenzione al contrasto del cosiddetto “discorso d’odio”.

ADOZIONI GAY: UNO STUDIO PER RIBALTARE I PREGIUDIZI

Ma quando un ragazzo o una ragazza in Italia è riuscito a riconoscere e a vivere la sua sessualità, ad affrontare lo stigma della società, gli sguardi spesso sgomenti di famigliari e amici e riesce a costruire una stabilità relazionale di coppia, spesso si deve preparare ad una nuova battaglia: quella per la genitorialità.
Spesso infatti l’opinione pubblica e la propaganda politica non si sono risparmiati nel dimostrarsi sconvolti dalla possibilità “contro natura” che una coppia omosessuale adotti un bambino o acceda a un programma di inseminazione artificiale.
Uno studio, condotto dall’Università La Sapienza di Roma vuole sfatare il pregiudizio sull’incapacità genitoriale delle coppie omosessuali. Lo studio è stato condotto su 3 gruppi di genitori: 70 padri gay diventati genitori tramite la maternità surrogata, 125 madri lesbiche che hanno generato loro figlio tramite l’inseminazione di un donatore e 195 coppie eterosessuali. Tutti i bambini avevano tra i 3 e gli 11 anni di età.
Le conclusioni dell’esperimento hanno mostrato come non ci fosse alcuna differenza degna di attenzione clinica nel benessere dei bambini che sono stati osservati. Era forse possibile notare come i figli delle coppie omosessuali fossero lievemente più sereni degli altri bambini, probabilmente, conclude lo studio, per effetto del complesso processo che ha portato i genitori alla scelta di diventare tali. Infatti nelle coppie omosessuali si riscontrava una maggior stabilità della coppia, che spesso aveva affrontato un percorso psicologico di supporto alla genitorialità, a differenza delle coppie eterosessuali, che difficilmente accedevano a servizi di questo tipo.

 

 

 

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