Agenda-setting: l’influenza sociale dei media

Agenda-setting: l’influenza sociale dei media

21 Agosto 2018 Off Di Francesco Rossi

Giornali, riviste, televisione, radio, siti internet, social network. Questi sono i principali canali di comunicazione che vengono quotidianamente consultati per farsi un’idea della situazione politica, sociale, fin anche culturale che si sta respirando nel paese. Ma molto spesso, i media hanno anche una funzione parallela: direttamente o meno, essi influenzano le persone. Capiamo in che modo analizzando il fenomeno dell’agenda-setting.

Agenda-setting: l’importanza dei media

L’ipotesi dell’agenda-setting è piuttosto recente. Nata all’interno degli studi riguardanti l’influenza sociale, ha dato origine ad un cospicuo filone di ricerca. L’agenda-setting si riferisce ai mass media ed allo spazio che essi dedicano ad un determinato problema politico o sociale: maggiore è lo spazio mediatico, maggiore sarà anche l’importanza che il pubblico percepisce riguardo quell’argomento (Wartella e Middlestadt, 1991). Pensiamo ad esempio al tema dell’immigrazione. Enorme è lo spazio mediatico affidato a questa triste realtà che colpisce centinaia di persone ogni giorno. Ma da quando è iniziato il flusso migratorio verso il nostro continente? È dal 1991 che l’Italia fronteggia serie migrazioni verso le proprie coste, da parte dell’Albania, dopo la caduta del regime comunista. Con questo non si intende dire che i media abbiano come scopo quello di ingrandire fenomeni la cui rilevanza non sarebbe così elevata. I flussi migratori sono effettivamente aumentati nel corso di questi anni e, com’è giusto che sia, i mass media di ogni canale comunicativo ne danno notizia. Ma questo non ha come conseguenza diretta anche una degenerazione d’informazione?

Fake news

È possibile che tutta questa rilevanza data ad un problema vada poi a creare quelle che sono le fake news? Sotto lo stimolo costante dell’informazione, il pubblico potrebbe prendere per vere notizie che in realtà hanno solo la parvenza di esserlo, all’interno del calderone di informazioni cui è sottoposto. E così nascono le teorie sul governo che diminuisce la magnitudo del terremoto nell’inverno 2016, ad esempio.

Vaccini, femminicidi, abusi e sicurezza delle infrastrutture. 

I fatti di cronaca, sia nazionali che da oltreoceano, scatenano l’interesse del pubblico e, conseguentemente, anche e soprattutto dei mass media. Dalla questione dei vaccini ed il movimento NoVax, passando per gli abusi che colpiscono (sia da vittime che da carnefici) le star del cinema, fino alle tristi questioni sorte sulla sicurezza delle infrastrutture italiane. Il faro mediatico è puntato su questi argomenti. Ma da quanto tempo, effettivamente, sono presenti nella nostra società questi temi di interesse? Le prime teorie sulla pericolosità dei vaccini risalgono agli inizi del Novecento. Allo stesso modo dell’immigrazione, è fuori di dubbio che queste convinzioni abbiano preso piede soprattutto recentemente, ma l’apporto mediatico dato al movimento lo fa sembrare come un fenomeno sorto durante l’anno. L’agenda-setting veicola l’interesse del pubblico verso un determinato argomento, molto spesso, decontestualizzandolo.

Più che persuadere, modellano.

I mass media, con tutte le informazioni che portano, più che persuadere il pubblico su un determinato argomento, modellano il suo modo di agire. Nulla a che vedere con teorie cospiratorie: alcuni esperimenti (Bandura, 1973) hanno dimostrato come la visione di comportamenti violenti in televisione da parte dei bambini, provochi un modellamento del loro comportamento in senso altrettanto negativo. E gli adulti non ne sono immuni (Phillips, 1986). Nella stessa ricerca, inoltre, Phillips constatò che quanto più era lo spazio mediatico che le grandi reti televisive americane dedicavano al suicidio in età adolescenziale, maggiore era il tasso di suicidi in ragazzi appartenenti a quella fascia di età.

Effetto terza persona: solo “agli altri”

Le persone tendono a sopravvalutare l’effetto che i mass media hanno nei confronti degli altri. L’effetto terza persona, infatti, descrive la convinzione che le persone hanno di essere meno vulnerabili all’influenza mediatica di quanto non lo siano gli altri. Questo non è vero. Siamo tutti innegabilmente sottoposti ad influenze da parte del mondo delle comunicazioni: dallo smartphone, al PC, passando per il giornale od osservando i cartelloni pubblicitari. Non si tratta di un’attualizzazione del Grande Fratello: è il mondo sociale in cui siamo immersi ed in cui, che si voglia o meno, dobbiamo nuotare, affilando sempre di più il nostro senso critico, evitando così di essere trascinati dalla corrente.

Giuseppe Maria Pascoletti