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Agatha Christie con il suo Poirot ha influenzato il giallo italiano

Agatha Christie con il suo Poirot ha influenzato il giallo italiano

Il giallo italiano ha origini inglesi ed è stato influenzato dal Poirot di Agatha Christie

File:Collection de romans Agatha Christie.jpg - Wikimedia Commons

La letteratura poliziesca italiana si ispira dai romanzi inglesi, di cui ricordiamo l’eccellente Agatha Christie, le cui opere sono le seconde più pubblicate dall’editoria inglese dopo Shakespeare. Il suo Poirot è infatti un simbolo intramontabile del genere.

Il Poirot di Agatha Christie

Agatha Christie, scrittrice sensazionale, diede vita al personaggio di Hercule Poirot nel 1920, quando pubblicò il romanzo “Poirot a Styles Court” in cui faceva la sua prima apparizione. Il protagonista è un investigatore privato, trasferitosi in Inghilterra come profugo di guerra di origine belga. Si sa pochissimo della sua vita passata in Belgio, si viene solo a conoscenza della presenza di una nonna paterna di nome Marie. Sarà lo stesso Poirot ad accennare a quella parte della sua esistenza, raccontando che era stato a capo della polizia di Bruxelles fino al suo ritiro, avvenuto nel 1916, quando decise di cambiare residenza all’estero. Tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale compì moltissimi viaggi in giro per il mondo, cercando sempre di portare a termine i suoi compiti, come si nota nei casi risolti in Medio Oriente ed in Europa, quest’ultima attraversata a bordo dell’Orient Express.

Un tratto molto particolare della figura di Poirot è la sua pietà e compassione che porta molti malfattori a salvarsi, come si nota della donna di cui si innamorò: la contessa Vera Rossakoff. Bisogna però ricordare che non tende a proteggere i criminali, l’unica eccezione a questa regola avviene nel caso dell’Assassinio sull’Orient Express, nel quale cercherà di insabbiare l’accaduto. Alla fine Hercule darà le dimissioni, dedicandosi alla coltivazione delle zucche ed uscendo dalle scene definitivamente, andando a scomparire. Il suo destino lo porterà ad essere dimenticato dalle generazioni successive alla sua, tanto da trovarsi alcune volte nell’imbarazzo di essere davanti a qualcuno che non conosce o non ha mai udito il nome Hercule Poirot. Sul finire della sua carriera, ricorderà con rammarico casi irrosolti e leggerà molto. La sua morte è drammatica e lo raggiunge anziano, malato e logorato dai sensi di colpa per l’assassinio di un pericoloso serial killer.

La scrittrice descrive il suo ispettore come un uomo di statura media, non troppo alto, leggermente anziano e grassoccio. Molto riflessivo e preciso, ma anche calmo e posato. Ha un viso ovale, inclinato solitamente verso destra e labbra solcate da baffi. Deve ancora perdere i capelli e i suoi abiti nè ricordano la raffinatezza e la cura che versa sulla sua immagine ed apparenza. Un uomo quindi sempre perfetto, elegante. Un europeo che considera la violenza un elemento che abbassa e danneggi la grandezza dell’umanità. Il suo metodo investigativo lo rispecchia appieno in quanto si basa su un’attenzione all’ordine ed è molto sicuro dei suoi giudizi e del suo fiuto.

Agatha Christie | Dame Agatha Mary Clarissa Christie (1890 -… | Flickr

Agatha Christie

Agatha Mary Clarissa Christie visse tra il 1890 e il 1976, distinguendosi come scrittrice e drammaturga britannica. Naturalmente il suo nome è associato alla creazione del mitico ispettore Hercule Poirot, pochi però ricordano i racconti, i romanzi rosa e le opere teatrali da lei scritti con lo pseudonimo di Mary Westmacott. Crebbe in una famiglia di alta borghesia, pertanto ricevette un’educazione domestica, iniziando a leggere presto ed innamorandosi dei libri. Visse una bella infanzia, come lei stessa ricordò, nonostante la morte di suo padre avvenuta precocemente nel 1901, quando lei aveva appena undici anni. Si trasferì a Parigi per migliorare e continuare i suoi studi, ritornando solo nel 1910 in patria quando avvenne la sua scoperta delle negative condizioni di salute della madre. A causa di queste notizie, decise con la sua famiglia di trasferirsi in Egitto. Per quanto riguarda la donna che la mise al mondo, lei e i suoi fratelli furono convinti che la madre Clara fosse una medium, capace di dialogare con l’altro mondo. La vita di Agatha fu infatti caratterizzata da figure femminili forti ed indipendenti ma anche da un clima familiare molto eccentrico e particolare.

Quando tornarono da Il Cairo, lei si dedicò con particolare dedizione alla scrittura, pubblicando “The House of Beauty” poi “The House of the Dreams“, il suo primo racconto. Stampò con lo pseudonimo di Mary Westmacott ma non ebbe il successo ambito e desiderato. Nel 1914 si unì in matrimonio con Archibald Christie che lavorava come ufficiale presso l’esercito del Royal Flying Corps durante la Grande Guerra, nella quale anche lei servì come infermiera volontaria. Rosalind Margaret, la sua unica figlia, naque nel 1916. Una data molto importante nella vita della scrittrice è il 1926, quando divorziò dal marito e sparì nel nulla, fuggendo e riapparendo dieci giorni dopo, senza dare spiegazioni in merito al suo comportamento che non le si addiceva.

Grazie al viaggio sull’Orient Express, conobbe il suo secondo marito e trovò l’ispirazione per uno dei suoi romanzi più famosi: “Assassinio sull’Orient Express“. Per quanto rigurda lo stile, lei rimane molto costante nella trama delle sue opere, tutte infatti presentano un omicidio, un detective che fa il suo lavoro, scoprendo i segreti delle varie persone indagate che poi vengono riunite in una stanza e lì, in quel momento, davanti a tutti, l’ispettore svela il colpevole, spiegando le sue ragioni o il criminale motiva il suo gesto.

Il genere giallo nella letteratura italiana

In letteratura italiana parliamo di “romanzo giallo”. Nel 1929 l’editoria italiana iniziò a pubblicare alcuni testi di autori italiani che si ispiravano alle regole inglesi del genere poliziesco. In quel periodo vi erano le leggi fasciste che imponevano di riservare almeno il 20% dello spazio di ogni collana alle opere di autori italiani. Fra questi scrittori, molto apprezzati dal pubblico, appaiono Ezio D’Errico ed Augusto De Angelis. Inventarono l’ispettore Richard e il commissario De Vincenzi.

Dodici anni dopo, nel 1941, il regime fascista cambiò le sue leggi, imponendo il sequestro della collana in quanto antieducativa. Si perse quindi questo genere e, per questo, non abbiamo molte opere “gialle” del passato. La letteratura italiana infatti si concentra su altri generi e temi. In ogni caso, la ripresa avvenne nel dopoguerra con nomi del calibro di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. “Il giorno della civetta” viene pubblicato nel 1961 da Leonardo Sciascia che inaugura con quel “libello da poche pagine” un nuovo tipo di “romanzo giallo” dedicato all’impossibilità di avere una risoluzione del caso. Con lui non vi è la punizione per il colpevole, non si ricompone l’ordine sociale e il criminale è tutelato dal potere. Si parla di omertà, di paura, di violenza e silenzio. Si parla di mafia. Si apre un mondo nuovo e su tale tema si costruiscono nuove trame, nuove opere e nuovi set cinematografici.

Tra gli scrittori moderni molto importanti ricordiamo Umberto Eco con il suo capolavoro “Il nome della rosa“, un immenso lavoro che riporta il giallo nel mondo clericale. Nominiamo il romanzo poliziesco come “romanzo giallo” a causa del fatto che l’editore Mondadori, in quel lontano 1929, decise di apportare sulle copertine della prima collana il colore giallo e da quel momento si impose, andando a nominare persino tutto un genere letterario.

 

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