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Adolf Eichmann: la cattura del criminale nazista raccontata nel film Netflix “Operation finale “

Adolf Eichmann: la cattura del criminale nazista raccontata nel film Netflix “Operation finale “

Il film “Operation finale” racconta la cattura di Adolf Eichmann. Qual è stato il suo ruolo nella Germania nazista?

Il film “Operation finale” disponibile su Netflix, descrive accuratamente l’operazione di cattura del criminale nazista Adolf Eichmann, portata avanti da una squadra dei servizi segreti israeliani. Adolf Eichmann è uno dei maggiori responsabili dell’organizzazione e della realizzazione della Shoah.

Il ruolo di Adolf Eichmann nel regime

“All’occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione”

(Adolf Eichmann)

Queste le (raccapriccianti) parole pronunciate dall’ obersturmbannfuhrer Adolf Eichmann, entrato a far parte del partito nazista dopo anni in cui è stato distaccato dalla politica. Riesce ad entrare nelle SS grazie alla sua conoscenza degli ebrei. La grande occasione per Eichmann arriva nel 1938, quando la Germania nazista ordina l’espulsione degli ebrei dall’Austria, azione a cui contribuisce anche Eichmann. Molti ebrei riferiscono il suo violento disgusto verso di loro, egli cerca infatti di passare molto velocemente in luoghi dove vi sono ebrei per non respirare troppo a lungo la loro ” aria contaminata”. Quando nel 1942, alla conferenza di Wannsee, il regime nazista opta per la “soluzione finale”, Eichmann fornisce le stime del numero di ebrei in ogni paese ed è il coordinatore e responsabile della macchina delle deportazioni, cioè colui che fisicamente organizza i convogli ferroviari per la deportazione degli ebrei nei campi. Per tutta la guerra, fino alla sua conclusione nel 1945, Eichmann è uno dei principali esecutori della Shoah, ma non entra mai, per suo grande rammarico, nell’élite ristretta nazista e non prenderà parte a nessuna decisione politica o strategica della guerra nazista: resta solo un burocrate.

La fuga in Argentina

Eichmann, alla fine della guerra, riesce a nascondersi per qualche anno in Germania, anche grazie alla sua scarsa notorietà al tempo, prima di fuggire con un passaporto falso in Argentina, come molti altri fuggitivi nazisti. In Argentina si fa chiamare Riccardo Klement, e inizia a lavorare  in uno stabilimento della Mercedes-Benz. Ma a parte il nome falso Eichmann non fa molto di più per nascondere la sua vera identità: frequenta infatti, più o meno apertamente, la comunità dei fuggitivi nazisti in Argentina e si fa addirittura intervistare da un giornalista filo-nazista. Lo stesso figlio adotta il suo vero cognome, Klaus  Eichmann, e a più riprese si vanta del passato nazista del padre. Il figlio di Eichmann comincia a frequentarsi con la figlia di un ebreo tedesco sopravvissuto a Dachau, Lothar Hermann. Quest0’ultimo fa arrivare la notizia ad un giudice tedesco che a sua volta la gira al governo israeliano. Eichmann viene fotografato a Buenos Aires nel marzo 1960, e viene stabilito con certezza che Riccardo Klement non poteva essere altri che Adolf Eichmann, la forma peculiare delle sue orecchie a punta aiuta l’identificazione.

La cattura e il processo

Il governo israeliano organizza allora l’operazione di rapimento di Eichmann, dopo che il governo argentino in quegli anni aveva  rifiutato più volte l’estradizione di criminali nazisti. Viene inviata  a Buenos Aires una squadra di otto agenti che l’11 maggio 1960 si prepara a  catturare Eichmann mentre torna a casa da lavoro. La tensione fra gli agenti è altissima quella sera, in quanto Eichmann non arriva con l’autobus che essi si aspettano ma con quello successivo. Eichmann, appena scende all’autobus, viene così caricato su un auto viene condotto in diversi nascondigli, dove il criminale nazista viene interrogato più volte. Egli non ci mette più di tanto a confessare la sua vera identità. Dopo dieci giorni, un aereo di una compagnia israeliana sotto copertura recupera la squadra e conduce Eichmann in Israele. L’11 aprile 1961 dopo viene processato a Gerusalemme, benché la difesa sostenesse che l’imputato non potesse essere giudicato lì; l’intero processo viene tramesso in diretta tv. La debole difesa di Eichmann si basa sul fatto che egli, a suo dire, abbia solamente obbedito agli ordini. Pochi mesi dopo  Eichmann viene giudicato colpevole e condannato a morte: viene impiccato pochi minuti prima della mezzanotte giovedì 31 maggio 1962. Viene cremato e le sue ceneri gettate nel Mar Mediterraneo, fuori dalle acque israeliane; il secchio contenete le sue cenere è accuratamente risciacquato con acqua di mare per far sì che nessuna parte di lui faccia ritorno a terra.

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