Addio Boris Johnson, benvenuta Liz Truss: indaghiamo sul sistema politico inglese

Svolta storica nella politica inglese: si dimette il chiacchieratissimo Primo Ministro Boris Johnson e lascia il posto a Liz Truss, attuale ministra degli Esteri Tory.Lo sapevamo già da un po’: il Primo Ministro Boris Johnson aveva le ore contate. Tanti scandali, decisamente troppi, lo hanno colpito durante i suoi tre anni in carica. Ogni settimana circa sembrava dovesse cadere il governo, ma siamo incredibilmente arrivati a 2022 inoltrato con ancora lui a capo del Regno Unito. Incredibile ma vero, anche lui ha dovuto però cedere il testimone a una sua compagna di partito, Liz Truss, terza donna a occupare il secondo più alto incarico politico del Paese.

Le dimissioni di Johnson e l’entrata in scena di Truss

Come sappiamo tutti, il caro vecchio Boris Johnson era sotto ai riflettori da un po’ per i suoi comportamenti privati (vedasi il festino organizzato durante il primo lockdown duro del 2020), ma non solo. Negli ultimi mesi, il suo governo tutto era a rischio caduta, a causa delle dimissioni di alcuni ministri cruciali al proprio interno. La pressione su Bojo era enorme, tanto da fargli rassegnare le dimissioni. E alla domanda ‘a chi andrà lo scettro?’, la risposta è stata in realtà semplicissima. Con delle votazioni interne alla compagine politica di maggioranza a Westminster, i conservatori, si è designata la prossima First Minister. E’ lei, Liz Truss, uscente ministra degli Esteri, fieramente Tory e convintissima sia della Brexit, che del programma politico di Johnson.

Il sistema politico inglese

Il sistema politico inglese è molto complesso e fonde insieme democrazia, parlamentarismo e monarchia. Il capo dello Stato, infatti, è il regnante, ossia la regina Elisabetta II. Ha poteri legislativi, esecutivi e giudiziari, ma non li esercita più in modo assoluto dalla Gloriosa Rivoluzione del 1689. Ora come ora, si serve dei poteri di consigliare, di essere consultata e di mettere in guardia. Il potere giudiziario è slegato e indipendente dagli altri organi, seguendo la dottrina del balance of power: ogni sfera è collegata alle altre da un delicato sistema di pesi e contrappesi, in modo da non avere una forza sovrastante le altre. Parlando di potere esecutivo e legislativo, invece, le cose si complicano un po’, in quanto entriamo nel vivo del modello Westminster.

Il modello Westminster

Ci troviamo sì in una monarchia costituzionale, ma anche in una democrazia parlamentare. Questo significa che il governo è responsabile di fronte al potere legislativo eletto dal popolo, ossia al parlamento. L’esecutivo è formato da un primo ministro, capo politico scelto dalla regina, e da un cabinet, ossia il consiglio amministrativo, composto dai ministri. Ogni governo deve avere la fiducia del parlamento per ottenere e mantenere il potere, anche se, a differenza dell’Italia, non viene richiesto un voto di investitura: viene preso per buono il sostegno implicito alla nuova maggioranza. Fermo restando che l’esecutivo può sempre essere sfiduciato dal legislativo. E’ in voga il sistema elettorale maggioritario uninominale a turno unico, che premia il partito con il maggior numero di voti. Ciò porta molto spesso al fatto che la compagine più grande ottenga la maggioranza assoluta dei seggi, potendo formare così dei governi monocolore.

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