Il 14 luglio 2022 muore Eugenio Scalfari, grande giornalista italiano; scopriamo l’evoluzione dell’amicizia tra lui e Italo Calvino.

Fondatore de “La Repubblica” e cofondatore de “L’Espresso”, Eugenio Scalfari ha rivoluzionato il modo di “fare giornalismo” con le parole dei suoi articoli e con l’attivismo sociale e politico. Ripercorriamo alcune tappe della sua vita e analizziamo la sua amicizia con Calvino, nata tra i banchi di scuola.
L’attività di Scalfari
Eugenio Scalfari (1924-2022) è stato un importante giornalista, scrittore e politico italiano.
La sua carriera da giornalista inizia negli anni ’40, durante la dominazione fascista, e raggiunge l’acme negli anni ’50 quando con Arrigo Benedetti fonda il settimanale “L’Espresso” (1955). Il 14 gennaio 1976 fonda “La Repubblica” che, in pochi anni, diviene uno dei quotidiani più letti in Italia. Scalfari si occupa della direzione del quotidiano fino al 1996 quando passa il testimone a Ezio Mauro.
Scalfari ha scritto diversi libri non soltanto riguardanti le tematiche socio-economiche o politiche, ma anche concernenti la filosofia, l’etica, la fede, il rapporto tra laicità e religione. Ad esempio, ricordiamo “Dibattito sul laicismo”, “L’uomo che non credeva in Dio” oppure i dialoghi con Papa Francesco.
In seguito alla scomparsa di Scalfari, il pontefice ha espresso la sua solidarietà alla famiglia e ha ricordato l’amicizia e gli incontri con il grande giornalista, di cui ammirava il voler scoprire di più, il voler andare oltre.
“Si professava non credente, seppure negli anni in cui l’ho conosciuto io riflettesse profondamente anche sul senso della fede. Sempre si interrogava sulla presenza di Dio, sulle cose ultime e sulla vita dopo di questa vita” (testo di Papa Francesco pubblicato su “la Repubblica” e “La Stampa”).
Scalfari è stato anche deputato della Repubblica italiana.

Scalfari e Calvino: amici dal liceo
Eugenio Scalfari si iscrive, prima, in un liceo a Roma, poi si trasferisce con la famiglia a Sanremo e inizia a frequentare il liceo classico G. D. Cassini.
Qui, tra i banchi di scuola, conosce Italo Calvino (1923-1985). I due non sono solo compagni di banco, ma veri e propri amici.
Tra compiti, studio, libri, lettere, giochi e serate l’amicizia adolescenziale continuerà oltre il liceo, per tutta la vita.
Eugenio e Italo parlano di tutto, di letteratura, di filosofia, di teologia, di fisica. Dopo la scuola, le loro strade si dividono: Scalfari studierà giurisprudenza a Genova, Calvino presso la facoltà di agraria a Torino (almeno inizialmente).
Non si perdono di vista. Infatti, iniziano una fitta corrispondenza epistolare e continuano a parlare di tutto, a darsi consigli.
Calvino gli racconta della sua Resistenza sulle montagne, lo invita a votare per la Repubblica al referendum del ’46. Inoltre, nel 1979, Calvino scriverà per il quotidiano dell’amico.
Scalfari gli suggerisce di leggere e approfondire Montale e Vittorini.

Un’amicizia che va oltre
Eugenio e Italo sono stati compagni di banco e di penna, amici di una vita, con interessi simili, con idee politiche diverse (vd voto del referendum), con aspirazioni differenti…
Per Scalfari la politica e il parlare di politica assumono un ruolo centrale, egli cercherà di comprendere e analizzare la realtà “fuori dai pregiudizi” in maniera obiettiva, mantenendo una posizione abbastanza neutrale e, al contempo, investendo nella militanza attiva.
Per Calvino, il ruolo preminente è da attribuirsi alla scrittura che diviene un mezzo per conoscere la realtà, per fare politica e per cambiare la società.
Eugenio Scalfari e Italo Calvino, seppur su fronti parzialmente diversi (giornalistico l’uno, letterario l’altro), hanno contribuito al rinnovamento culturale dell’Italia del dopoguerra.