“Avrà il tuo sguardo”

Un cartellone affisso in una strada trafficata di Milano. Niente di strano, se non fosse che il cartello in questione è un manifesto contro l’aborto e la strada sia quella dove si trova l’entrata della clinica Mangiagalli di Milano. La stessa clinica in cui, ogni settimana, decine di donne decidono di andare ad abortire. I firmatari del manifesto sono due associazioni cattoliche: Pro Vita e Ora et Labora, da sempre oppositrici della pratica dell’aborto. Sul cartellone solo due frasi: “Non fermare il suo cuore. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso e sarà coraggioso perché tu lo sei”. Un atto dovuto per molti cattolici, un atto “terroristico” per la dottoressa Alessandra Kustermann, che al Corriere della Sera ha dichiarato di non amare l’aborto, ma di difendere solamente il diritto all’autodeterminazione delle donne. Un concetto ancora molto difficile da accettare per moltissime persone, specialmente negli ambienti religiosi, in cui l’aborto è visto come un vero e proprio assassinio.

aborto
Il cartellone apparso questa mattina davanti alla clinica Mangiagalli (fonte: Corriere.it)

Una storia travagliata

L’aborto è una pratica eseguita da millenni dalle donne di tutto il mondo. Basti pensare che nell’antica Roma, l’aborto era una pratica abbastanza comune, ma la donna poteva sottoporvisi, ovviamente, solo previo permesso del marito (in quanto sua proprietà). Nell’antica Grecia, invece, Aristotele riteneva (nel “Politica”) fosse da preferire l’aborto all’infanticidio, purché avvenisse prima che si sviluppi la “sensazione di vita”. Con l’avvento del Cristianesimo, tuttavia, le cose cambiarono, ma non come ci si aspetterebbe: l’aborto, infatti, iniziò ad essere visto come un grave atto di lascivia, nonché un vero e proprio attentato al matrimonio. Non un omicidio. Come afferma il Professor Maurizio Mori nel suo saggio “Aborto e Morale”, i Padri della Chiesa non affermarono mai che il feto è persona, malgrado i movimenti pro-vita lo ritengano tale. Allo stesso modo, per la Chiesa Cattolica, l’embrione è da trattare come una persona, ma non lo è.

L’aborto per la scienza

Ma per la scienza, allora, cos’è l’aborto? L’aborto è l’interruzione di una gravidanza. Può avvenire in maniera spontanea o può essere indotto da un intervento chirurgico. Nel primo caso, le cause possono essere molteplici: età avanzata della madre o del padre, malattie genetiche, tossicodipendenza, alcolismo… Anche nel secondo caso, tuttavia, i motivi possono essere molti, a partire dal più semplice: il non essere in grado di prendersi cura di un figlio.

aborto
(fonte: SmartBank.it)

Esistono diversi tipi di aborti:

  • Aborto farmacologico: è stato il primo a diffondersi negli anni ’70 ed è massimamente efficace entro le prime 9 settimane di gestazione. Si pratica tramite l’uso combinato di un farmaco con un analogo della prostaglandina. I farmaci permettono il distacco dell’embrione l’interruzione vera e propria della gravidanza, le prostaglandine, poi, inducono le contrazioni per l’eliminazione definitiva delle membrane e dell’embrione.
  • Aborto chirurgico: è il più efficace dalla 15esima settimana e consiste nell’aspirazione a vuoto, manuale o elettrica, dell’embrione, della placenta e delle membrane annesse. In questo modo l’utero viene “svuotato”.

Nel caso in cui l’aborto avvenga in un periodo più tardo, nel terzo trimestre della gravidanza, l’operazione richiede un intervento chirurgico, simile ad un parto cesareo.

Persona o non persona?

Scientificamente parlando, la vita di una persona ha inizio nel momento in cui viene concepita. Durante la quinta settimana di gravidanza si sviluppa il cuore e inizia a battere, tuttavia l’embrione non è ancora in grado di provare nulla. Solo durante la nona settimana inizia a formarsi il sistema nervoso e, da questo momento, l’embrione diviene feto. Malgrado ciò, è la trentesima settimana quella cruciale per il completo sviluppo del cervello: da questo momento, infatti, il feto è in grado di provare dolore e muoversi. Per definire una persona, tuttavia, caratteristiche cruciali sono la razionalità e l’individualità, che in un feto non sono presenti. Inoltre, è opportuno ricordare che in Italia (legge 194/78) è possibile ricorrere all’aborto unicamente nei primi 90 giorni di gravidanza (salvo specifiche situazioni). In quelle 12 settimane e 6 giorni, il feto non ha raggiunto, dunque, uno sviluppo tale da permettergli di provare sofferenza, né da consentirgli di avere coscienza di se e di ciò che gli accade attorno.

È, quindi, scientificamente accettabile ricorrere all’aborto? Sì. L’aborto non è una pratica disumana e medievale, ma un intervento a cui le donne di qualunque paese civilizzato dovrebbero avere accesso, per la salvaguardia della propria salute e della propria indipendenza.

Beatrice Mazzoleni

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.