Il Superuovo

Abbiamo bisogno di essere educati? Quintiliano si scontra con i Pink Floyd

Abbiamo bisogno di essere educati? Quintiliano si scontra con i Pink Floyd

Quante volte abbiamo criticato il sistema scolastico? I Pink Floyd e Quintiliano ci spiegano le due facce della medaglia. 

File:Quintiliano, institutio oratoria, firenze 1477 ca., pluteo ...

Nello scorcio finale degli anni Settanta i Pink Floyd hanno prodotto una delle loro canzoni più famose “Another brick in the wall”, la quale è diventata un inno contro il cattivo funzionamento della scuola e dei suoi metodi. Quintiliano da parte sua tra il 90-96 d.C aveva già individuato le lacune dell’insegnamento.

Gli studenti sostenere un esame Immagine gratis - Public Domain ...

Cosa significa educare?

“Educare” deriva dal latino educare. Sui vocabolari viene riportata la seguente definizione: ” In generale,  promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche, e delle qualità morali di una persona, spec. di giovane età.”. Anche la parola ”insegnamento” però in questo caso gode di una certa valenza. “Insegnare” significa infatti ”imprimere segni nella mente.”  Benché in generale l’idea di adolescente sembra in alcuni casi lontana da queste definizioni, l’intento primo della scuola dovrebbe essere quello di educare ed insegnare. Oggi, come sempre, ci sono idee contrastanti in merito. Alcuni pensano che il sistema scolastico debba essere rivisto, altri non credono più nella potenza della figura dell’insegnante che sa fare il proprio lavoro, altri ancora propongono sistemi con riduzione di ore e niente compiti a casa.

“We don’t need no education.”

Esordiscono così i Pink Floyd nella seconda parte di  Another brick in the wall”, brano contenuto all’interno dell’album “The Wall”. Nato da un aneddoto che vede il bassista del gruppo nel 1977 sputare addosso ad un fan durante un concerto perché sentitosi violato, è uno degli album più famosi del gruppo. Il protagonista di questa storia Pink, dopo avere avuto una vita abbastanza difficile e travagliata, diventa una rockstar. Gli aspetti che vengono portati avanti ed analizzati sono: il rapporto con la madre, troppo e spesso iperprotettiva, il problema dell’educazione a scuola e il rapporto con i fan. Tutto questo crea una sorta di muro nel protagonista, dove ”muro” non è solo sinonimo di isolamento ma anche e soprattutto di distanza, fra lui e il mondo esterno, fra lui e i meccanismi della vita. Pur essendo formata da tre parti, la parte centrale della canzone è quella che ha suscitato sempre più scalpore. Il testo infatti, potrebbe sembrare una chiara denuncia nei confronti della scuola. Se si esamina bene il contenuto della canzone però, si vede come la critica non sia nettamente nei confronti della scuola, piuttosto nel metodo che viene usato.

“We don’t need no education
We don’t need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone
Hey, teachers, leave them kids alone
All in all it’s just another brick in the wall
All in all you’re just another brick in the wall

[…]

“Wrong, do it again! Wrong, do it again!”
“If you don’t eat yer meat, you can’t have any pudding
How can you have any pudding if you don’t eat yer meat?”
“You, yes, you behind the bike sheds, stand still, laddy” 
Quel che viene denunciata è in questo caso l’omologazione. Il riferimento è poi palese all’interno del video, dove un professore ossuto che ha delle strane lenti al posto degli occhi, trita, come fossero carne da macello i propri studenti, riducendoli ad un ammasso informe, dove non si distingue più l’io, ma al contrario, tutti diventano la stessa cosa. Nella sequenza disegnata che troviamo all’interno del video musicale ufficiale, lo stesso professore che trita i suoi alunni si trasforma in un martello, quasi in simbolo di violenza, mentre si vede più volte il muro che circonda Pink, rinchiudendolo al suo interno. Una scena sfuggente di un parco giochi abbandonato e un esercito di martelli che marciano come dei veri e propri soldati, chiudono il video. La cosa che colpisce del video è la ripetizione di immagini fra loro uguali o addirittura di elementi e di persone: i bambini in coro, i ragazzi che passeggiano per strada, gli alunni macinati, brevi riprese su muri di mattoni e infine l’esercito di martelli. Se si guarda a questi singoli elementi nell’insieme l’individuazione del singolo riesce molto difficile, creando confusione e soprattutto una sensazione di uguaglianza totale. D’altronde, la frase più famosa è proprio Another brick in the wall”. Per quanto riguarda la parte finale della canzone invece, la quale riporta le parole del professore è una denuncia alquanto sincera verso alcune tipologie di insegnanti. Nel rimprovero che fa il professore si cela infatti un meccanismo sbagliato: lo studente viene intimato a rifare il suo lavoro perché errato, ma allo stesso tempo non gli viene spiegato come. Ancora, frasi come ”How can you have any pudding if you don’t eat yer meat?” (Come puoi ottenere del budino se non mangi la tua carne?)  sono usate come esca per raggiungere un obiettivo che sembra succulento, riprendendo la metafora del cibo che viene usata, ma che ancora, si avvicina più a un fare minaccioso che ad altro.
Certo che, se queste parole vengono decontestualizzate e usate singolarmente possono vestirsi di un nuovo significato, a tratti anche positivo, ma se si guarda all’insieme, alle strofe precedenti e ancora a quella successiva rimangono quel che sono: riflesso di un metodo di educazione che predilige l’abuso di posizione (in riferimento alla figura del professore del video) piuttosto che un sano confronto.

Cosa ne penserebbe Quintiliano?

E’ risaputo quanto fosse importante l’educazione sia morale che intellettuale per i latini. In età imperiale infatti, il compito di educare il bambino spettava alla madre che lo seguiva almeno fino alla fanciullezza. La costante per un periodo di tempo fu l’esempio dei maiores, dunque degli antichi, i quali diventavano un esempio da seguire e soprattutto da superare. I cambiamenti furono ovviamente molti: in età repubblicana si è parlato di educazione paterna e furono introdotti anche dei precettori, che a volte non si rivelavano come sperato. Quando furono introdotte le scuole però la situazione peggiorò sia dal punto di vista degli ambienti sia per il fare dei maestri. Quintiliano condanna aspramente questi atteggiamenti, tanto da riportare:

“Il dolore e la paura fanno fare ai fanciulli cose che non si possono onestamente riferire e che ben presto li coprono di vergogna. Accade di peggio se si è trascurato di indagare sui costumi dei sorveglianti e dei maestri. Non oso dire le infamie cui uomini abominevoli si lasciano andare in base al loro diritto di punizione corporale, né gli attentati, di cui la paura dei disgraziati fanciulli suscita qualche volta l’occasione in altri […]”

Quintiliano fu maestro di retorica e fu anche il primo a cui venne assegnata una cattedra. Le sue osservazioni sulla figura dell’insegnante sono per noi molto importanti, anche perché fu uno dei primi a portare avanti tali argomentazioni. Ripercorreranno le sue orme – non senza alcuni cambiamenti – quelli che si pensa furono i suoi alunni: Plinio il giovane e Tacito. Lars docendi  era per Quintiliano la base del suo pensiero e soprattutto sarà quello che lo accompagnerà in tutta la stesura dell’Institutio OratoriaEgli crede molto nella forza e nel sostegno che può fare la famiglia nel progetto educativo del bambino e crede anche che sia importante spostare l’inizio dell’educazione un po’ prima del previsto, così da ”costruire” in tutto e per tutto il bambino. Inoltre si concentra molto sull’ambito pedagogico: è il primo a chiedersi se sia più giusto un insegnamento privato o uno pubblico e sin da subito capisce l’importanza e il valore della pausa, del gioco, e del ”ripagare” gli sforzi fatti. Non tollera le punizioni corporali, tanto da affermare:

“Io non vorrei assolutamente che i bambini fossero picchiati, anzitutto perché ciò è sconveniente e utile solo con gli schiavi ed è anche offensivo: inoltre perché, se uno ha un indole tanto ignobile da non essere corretta con il rimprovero, costui si indurirà anche di fronte alle percosse, come tutti gli schiavi peggiori”

In conclusione potremmo dire che Quintiliano ha posto in quegli anni le basi di un insegnamento sano, che predilige un approccio misurato  anche nei confronti delle capacità dello studente, che deve sviluppare un forte giudizio personale e critico:

“E il maestro non solo dovrà insegnare molte cose, ma dovrà interrogare spesso e verificare il senso critico degli allievi. In tal modo a coloro che ascolteranno verrà meno l’eccessiva sicurezza e le cose che verranno dette non entreranno in un orecchio per uscire dall’altro, e al  tempo stesso [gli allievi che ascolteranno] saranno condotti a ciò che si richiede da questo metodo, ossia scoprire [certe cose] e capire loro stessi. Infatti che cos’altro otteniamo insegnando loro, se non che essi non siano sempre da istruire?”

Le argomentazioni di Quintiliano ci fanno vedere il problema da un altro punto di vista. Lo studente infatti deve essere invogliato, deve essere capito e devono considerarsi anche le sue capacità ed attitudini. Un atteggiamento rude non porta a risultati ottimali, ed è per questo che sia da una parte che dall’altra si richiede una certa collaborazione e osservanza dei giusti metodi.

 

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