Chi era Sabina Spielrein?

Sabina Spielrein era una giovane russa di origini ebraiche nata a Rostov Sul Don il 7 Novembre del 1888. Il suo nome era destinato a diventare leggenda ma, non perchè Sabina sarebbe diventata una delle prime psicanaliste donna a seguire gli studi freudiani, bensì a causa della sua relazione con Carl Gustav Jung. La storia della Spielrein inizia all’età di quattro anni, affetta da strani tic maniacali la giovane donna era solita praticare rituali autodistruttivi, uno dei quali prevedeva l’atto di impedire la defecazione. Oltre a ciò Sabina, come racconterà più tardi Jung nella sua corrispondenza con Freud, inizia a sviluppare una forte pulsione sessuale nei confronti del padre, sopratutto nel momento in cui quest’ultima guarda le mani del genitore. Come sarebbe emerso più tardi infatti, Sabina aveva sorpreso il padre nell’atto di “sculacciare” il fratello maggiore e ciò avrebbe scatenato in lei una serie di pulsioni che a loro volta si manifestavano nel bisogno malsano di masturbazione intensa e costante. Nonostante i problemi psichici, Sabina riesce comunque a frequentare un liceo femminili raggiungendo ottimi risulati per i quali i genitori decidono, all’eà di diciotto anni, di mandarla a Zurigo per intraprendere gli studi di medicina e per essere curata. A Zurigo, infatti, la giovane incontra per la prima volta Jung che la descrive come “ridente e piangente allo stesso tempo” lungi dal sapere che proprio lei sarebbe stata vitale ai suoi studi. Sia per Freud che per Jung Sabina sarebbe stata importantissima poichè il primo la cita nel “Al di là del principio del piacere” parlando del conflitto tra la “pulsione di vita” e la “pulsione di morte” mentre Jung ne parla in “Simboli della trasformazione”. Lei stessa sarebbe diventata una valida psicalaista fondando la Solidarietà Internazionale ossia, un asilo nido basato su principi molto moderni con i quali edcuare le bambine ad essere donne libere. Sicuramente ispirato dalla propria infanzia e dai suoi problemi di salute mentale, il nido venne chiuso nel momento il cui la dottrina stalinista nel 1930 ottenne che la Spielrein venisse espulsa dalla Società Psicanalistica in cui era stata ammessa e fosse, sotto consiglio di Freud, costretta a ritornare in Russia.

Il caso Spielrein

Come già accennato prima, Sabina non era desinata alla fama grazie ai suoi studi e alla sua carriera ma, grazie alla turbolenta relazione intrapresa con il suo analista Jung. «Sto applicando attualmente il Suo metodo alla cura di un’isteria. È un caso difficile: una studentessa russa ventenne,ammalata da sei anni» scrive Jung a Freud dopo aver diagniosticato Sabina come un caso di “isteria psicotica” i sintomi a favore della diagniosi erano tic nervosi come contrazioni alle gambe, morsi continui sulla propria lingua e sulle proprie gambe, una strana sensazione di vedere il proprio copro sdoppiarsi, fantasie erotiche e visioni. Inoltre la Spielrein mostratta tratti mascolini, Jung scrive che quest’ultima si rivolgeva spesso non con la fragilità di una donna ma con la fermezza di un uomo domandando che fosse costretta a fare ciò che le era chiesto con violenza. Il motivo? Jung comprese che la giovane traesse piacere, un piacere sicuramente fisico e morboso nel subire e nell’essere “sottomessa”. Ovviamente come spiega Freud, di cui Jung era seguace, ciò trove sempre una spiegazione nell’educazione impartita dalla famiglia rigida e severa che la induceva a reprimere la propria sessualità. Sabina, infatti, era strettamente legata al padre e non per propria volontà ma per obbligo, poichè durante la crescita la figura paterna era stata l’unica presenza maschile permessa nella sua vita, una figura molto spesso violenta se si considera la facilità con cui era solito punire il fratello di Sabina. Freud, come sappiamo, parla di “associazionismo” ossia spiega come l’inconsio associa un sentimento ad una determinata scena o persona, in questo caso Sabina aveva inconsciamente associato il piacere sessuale, proibito dal padre, al padre stesso sottoforma però di violenza. Il motivo? Probabilmente perchè sentiva l’amore violento come l’unica forma di affetto concesso dal genitore. «Le bastava guardare le mani del padre per sentirsi eccitata sessualmente […] né poteva vederlo mangiare senza pensare da dove poi sarebbe uscito il mangiare, cosa che poi associava alla punizione sulle natiche» nonostante ciò, una volta guarita dalla “nevrosi” sarà la stessa Spielrein a dare una svolta alla sua dignosi, affermando che non bisogna essere necessariamente affetti da isteria o traumi infantili per avere fantasie sessuali di questo genere in quanto, è del tutto normale tratte piacere anche da elementi dolorosi. Riconosciuta l’attivià erotica ma, allo stesso tempo distruttiva, del piacere Sabina passa ad analizzare la “pulsione di vita e morte” ispirandosi proprio al rifiuto di Jung nei suoi confronti. Dopo la fervida relazione, infatti, Jung si allontana da quest’ultima scatenando in lei pensieri e riflessioni su come l’uomo sia costantemente bilanciato tra ciò che vorrebbe fare e ciò che deve fare.

Spielrein, Jung e il controtransferet

Sabina, si rivela come il primo caso d’isteria perfettamente curato da Jung grazie agli studi su Freud ma, Sabina s’innamora di Jung e nonostante quest’ultimo abbia cercato di negarlo, la relazione fu assolutamente reciproca. Sabina vedeva il Jung una sorta di “protezione” e Jung fu vittima del fenomeno del “controtranferet”. Freud aveva già accennato al TRANSFERT ossia il momento in cui, durante l’analisi, il paziente “trasferisce” sull’analista i propri problemi, aprendosi, sfogandosi e facendogli strada sulla comprensione del proprio essere. Per Freud, infatti, l’analisi dev’essere un momento di totale fiducia da entrambi le parti e di parziale neutralità da parte dello psicanalista, poichè questo non può odiare o giudicare i propri pazienti ma deve sforzarsi di “immedesimarsi” in loro. Da qui, nasce il “controtranferet” nel momento in cui l’analista cerca di immergersi nel cliente, osservando la loro realtà dal loro punto di vista, si può rischiare di andare oltre. L’analista, talvolta, può trovare punti in comune con il proprio paziente e quindi rischiare di riconoscersi nella propria personalità. Per Freud, l’analisi non è una conversazione tra un sano ed un malato, ma tra due persone che sono allo stesso tempo dominate dall’Io, dal Super io e dall’Es, Jung condivide l’idea che l’analista dovrebbe manifestare empatia nel confronti del paziente incoraggiandolo a fidarsi del proprio analista. Jung, però, avrebbe oltrepassato il limite, così come suggerì Freud giudicando la sua torvida relazione con la Spielrein e spiegnado come lui stesso, nonostante ci fosse “andato vicino” avesse sempre bloccato ogni stimolo sessuale nei confronti delle proprie pazienti. La storia d’amore tra Jung e Sabina raggiunge limiti di fervore quando entrambi iniziarono a fantasticare su come un figlio maschio avrebbe portato la mascolanza della razza “ariana” (Jung) e quella ebraica (Sabina). Purtroppo o per fortuna la loro relazione s’interrompe quanda Jung ebbe davvero un figlio maschio dalla donna con cui era già sposato, quest’evento cambio inevitabilmente le carte in tavola costringendo Jung a ritornare alla realtà allontanandosi dalla sua ex paziente. Sabina, d’altro canto, provò inizialemte l’instinto di spargere la voce sulla sua relazione nella società psicanalistica viennese, cosa che poi sarebbe emersa con il ritrovamento dei suoi diari. A tal proposito, pare che Freud venuto a conoscienza delle varie divergenze create tra i due decise d’intervenire suggerendo a Sabina di prendere le distanze e tornare in patria. Dopo anni in cui la giovane ormai sposata e madre di due figlie torna davvero a Mosca dove però ad attenderla c’è un tragico epilogo, dopo aver rifiutato di scappare un’altra volta infatti, rimane coinvolta con le figlie nel rastrellamento tedesco contro gli ebrei perperato nel 1937 quando la Germania invase la Russia.

A Dangerous Method

Pellicola del 2011 firmata David Cronenberg ripercorre in chiave rivisitata la tormentata storia di Carl e Sabina trasformandola in un triangolo tra la Spielrein, Jung e Freud. Nel film, infatti, la relazione diventa motivo di tormento tra Freud e Jung che entrano in una sorta di conflitto professionale dopo la rottura definitiva e dolorosa tra i due. Nel film, però, Jung appare profondamente innamorato della paziente ed i loro sentimenti sembrano nascere da una chiave sincera e pura . L’epilogo, infatti, vede i due rincontrarsi a distanza di anni, quando Sabina, che porta in grembo il figlio di un altro uomo, gli confida come mai potrà dimenticare le sue cure ed il suo affetto. Jung, dal canto suo, confessa che lei è stata la donna più importante della sua vita.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.