A cosa serve una stanza? Ce lo spiegano Bernardo Bertolucci e Marcel Proust

Un regista premio Oscar e uno scrittore premio Goncourt ci illustrano le utilità creative di un comune spazio abitativo.

Siamo tutti d’accordo che una camera da letto serva a dormire. Ciò nonostante, all’interno di quei quattro muri, presenzia lo spirito creativo delle menti artistiche…

L’importanza di uno spazio proprio

Se fossi Virginia Woolf inizierei questo scritto chiedendovi “d’immaginare una stanza, come migliaia di altre stanze,” e di pensarvi dentro tre ventenni smaniosi di arte e rivoluzione, con i denti sguainati affondanti nelle più licenziose velleità giovanili. Lo state facendo? Molto bene. Analogamente a voi, vent’anni fa, il regista italiano premio Oscar Bernardo Bertolucci ha compiuto lo stesso esercizio, portando in scena l’adattamento cinematografico del libro “The Holy Innocents” di Gilbert Adair, col titolo “The Dreamers.” Il film è nuovamente disponibile in sala, conseguentemente alla restaurazione in 4K operata dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con Recorded Picture Company, presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata a Bologna. La pellicola è ambientata a Parigi, durante le proteste studentesche del 1968, ed ha per protagonisti tre giovani alle prese col raggiungimento dell’età adulta. Matthew (Michael Pitt), Théo (Louis Garrel), e Isabelle (Eva Green) traboccano di passione per un certo fanatismo intellettuale che si tradurrà nel disimpegno del primo e nella lotta rivoluzionaria dei secondi. I tre se ne stanno tutto il giorno (di tutti i giorni) rinchiusi nell’appartamento lasciato a loro disposizione dai genitori di Théo e Isabelle, dilettandosi in discorsi politicamente impegnati e artisticamente incendiati. Di tutte le stanze, la camera da letto è quella centrale, perché alcova creativa del loro isolamento sovversivo. L’atteggiamento escapistico dei giovani riporta alla mente la lezione proustiana, di ben novant’anni prima (il primo tomo de “Alla Ricerca del Tempo Perduto” uscì nel 1913), ponendo la nostra attenzione sull’importanza di avere uno spazio proprio dove sfogare l’intelletto nei più disparati eccessi creativi. Anche per lo scrittore Marcel Proust, così come per i sognatori di Bertolucci, è la camera da letto ad essere considerata il luogo fondamentale per la riflessione artistica e per tutte quelle “occupazioni che esigevano un’inviolabile solitudine: la letteratura, le fantasticherie, le lacrime e il piacere.” [Le citazioni qui riportate sono riprese dalla trad. ita. di “Dalla Parte di Swann” per Giovanni Raboni ed. Mondadori N.d.R.] La lunga riflessione che occupa l’inizio del primo libro de La Ricerca ha come nucleo fondamentale la tesi per la quale il pensiero astratto può essere risvegliato grazie ad uno spazio personale, chiuso alla realtà esterna, dove da una dimensione tangibile si possa passare ad una oniricamente ideale.

Uno spazio per gli ideali

Per Matthew, Théo e Isabelle, il microcosmo ermetico della camera da letto rappresenta un universo perfetto, non ancora sporcato da ciò che sta fuori, in strada. Quello che avviene al suo interno è un incantesimo intellettuale che trascende l’impuro: le nozioni rivoluzionarie sessantottine vengono logicamente astratte secondo un’idealizzazione simbolica di concetti più ampi e perciò da loro troppo semplificati. Le idee esterne vengono sintetizzate in ideali limitatamente costretti alle quattro pareti dove vengono estremizzati, proiettandoli in una dimensione empirica troppo distante da quella reale per trovarne applicazione pratica. I giovani sognatori vogliono stravolgere il mondo per renderlo più affine a quelle viziose esigenze che vedono soddisfatte all’interno dello spazio abitativo, ma i sogni sono destinati a restare tali finché relegati al mondo ideale: “prima di cambiare il mondo,” sentenzia il padre di Isabelle e Théo a quest’ultimo, “devi capire che ne fai parte anche tu. Non puoi restare ai margini e guardarci dentro.”

Uno spazio per le idee

Così come per i personaggi di Bertolucci, anche per il Narratore de “Alla Ricerca del Tempo Perduto” l’isolamento fisico è essenziale per lo slancio creativo. Tuttavia, se per i tre enfants terribles la dimensione casalinga costituisce il grembo fecondo dei loro ideali, per la voce narrante proustiana essa rappresenta il luogo di massima espressione delle idee, spesso generate dal torpore onirico di uno stato di semi-coscienza: “un uomo che dorme tiene in cerchio intorno a sé il filo delle ore, l’ordine degli anni e dei mondi.” È sempre all’interno di uno spazio privato, chiuso alla realtà esterna, che i modelli delle cose sensibili prodotti dall’intelletto possono ritrovare affinità con la materialità dell’esperienza umana. Per la voce de La Recherche, la dissociazione sensoriale tramite l’alienazione volontaria dall’ambiente mondano è di fondamentale importanza per risvegliare il pensiero creativo, poiché ogni atto conoscitivo è un atto del pensiero ed ogni atto del pensiero un atto solitario.

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