A cena con Petronio e Fantozzi: scopriamo le analogie fra il “Satyricon” e la saga di Paolo Villaggio

Il “Satyricon” di Petronio e la serie cinematografica avente protagonista il ragionier Fantozzi mettono in atto una profonda critica sociale, tramite elementi attinenti la satira e il tragicomico. 

A più di un millennio di distanza l’una dall’altra, il “Satyricon” e la commedia fantozziana mettono in scena una rappresentazione grottesca delle rispettive società, quella romana di età giulio-claudia e quella italiana degli anni ’70, svelandone ipocrisie, eccessi e contraddizioni. Per la precisione, Petronio rappresenta il vuoto morale e la corruzione dell’aristocrazia romana, attraverso personaggi e situazioni caricaturali fino al limite dell’assurdo; l’esempio più lampante è il banchetto di Trimalcione, simbolo di opulenza volgare e superficialità. Parallelamente, tramite il racconto delle disavventure di Fantozzi, Paolo Villaggio denuncia le dinamiche oppressive e alienanti del mondo del lavoro e il conformismo della classe media italiana del secondo Novecento.

Il “Satyricon” è un romanzo antiborghese?

Il “Satyricon” ha avuto una fortuna con pochi eguali nella storia della letteratura. È generalmente ritenuto il primo romanzo di tutti i tempi, il protos heuretes di un genere non ancora codificato all’epoca della sua stesura; è la forma stessa nella quale è stato scritto e trasmesso a renderlo un unicum e, giocoforza, un modello per chi si è inserito nel medesimo filone. Fra gli anni ’60 e ’70 del Novecento, in particolare, l’opera di Petronio ha acquisito un peso ancor più notevole: essa è infatti divenuta un punto di riferimento all’interno della riflessione sulle possibilità di realizzazione di un romanzo antiborghese, che contraddistingue la ricerca di intellettuali come Edoardo Sanguineti e Pier Paolo Pasolini. Un romanzo, insomma, che si discosti da tutta la tradizione ottocentesca, che aveva rigidamente inquadrato i concetti di trama e personaggio, pretendendo arrogantemente di concentrare la realtà tutta in queste categorie. 

Il “Satyricon” si è rivelato un modello per il romanzo post-strutturalista e antiborghese non perché lo sia stato anch’esso in origine, ma per effetto della sua stessa natura frammentaria. In altre parole, è la sua frammentarietà a renderlo un antiromanzo. La trasmissione di alcune sezioni piuttosto che altre è stata del tutto casuale; il destino cui è andato incontro lo rende un oggetto di studio interessantissimo non solo in quanto prezioso documento storico-letterario sulla società romana del I secolo d.C., ma anche per la forma letteraria di cui è stato pioniere e per la sua eredità, che ancora oggi continua ad avere terreno fertile.

La Cena di Trimalcione: l’opulenza e l’eccesso dei “nuovi ricchi”

Si tratta dell’episodio più famoso del “Satyricon”, nel quale Petronio critica il vuoto culturale e l’ossessione dei “nuovi ricchi” per la ricchezza materiale, sintomo della decadenza morale della società romana del suo tempo. Trimalcione è un ex liberto arricchito; la sua casa è un luogo stravagante e opulento, dove ogni dettaglio è pensato per ostentare ricchezza ed esaudire il suo bisogno di autopromozione. Fin dall’ingresso, gli ospiti vengono accolti da mosaici e decorazioni pacchiane che raccontano la sua biografia, dalla schiavitù all’ascesa economica. Ogni elemento è indice di un’autoreferenzialità esasperata: le portate, esagerate e prive di gusto, si accompagnano a spettacoli teatrali e performance surreali che trasformano il banchetto in un’esibizione caotica e surreale.

Trimalcione, nel tentativo di apparire colto e raffinato, monopolizza la scena con racconti vanagloriosi e pieni di riferimenti letterari, errati o inesistenti, che non fanno altro che rendere palese la sua ignoranza. Nel suo discorso, tuttavia, sotto il tono comico si legge un richiamo al tema della mortalità: l’ex liberto, ossessionato dal desiderio di essere ricordato, arriva ad inscenare il proprio funerale, chiedendo ai suoi ospiti di essere celebrato come un grande uomo. L’eccesso e la teatralità che caratterizzano il suo personaggio, dunque, non servono solo a mascherarne (invano) il vuoto culturale e le origini modeste, ma anche ad esorcizzare la paura della morte, che trascende ogni tipo di ricchezza materiale.

Fantozzi e la “tisana di verdure tiepide”

Paolo Villaggio utilizza il personaggio di Fantozzi per criticare la società italiana del secondo Novecento. Le tragicomiche avventure del ragioniere più famoso del cinema nostrano non si limitano a suscitare ilarità nello spettatore, ma svelano con acuta ironia le dinamiche oppressive del mondo del lavoro, il servilismo verso i superiori e il conformismo della classe media. Fantozzi è un piccolo borghese costretto a subire continuamente ingiustizie, incapace di ribellarsi al sistema e rassegnato alla mediocrità; le sue vicende esasperano le frustrazioni e i fallimenti dell’uomo comune.

La cena dai Conti Serbelloni Mazzanti Viendalmare, ne “Il secondo tragico Fantozzi”, è una delle scene più note dell’intera saga. Fantozzi e la Signorina Silvani prendono parte ad un evento mondano organizzato dall’aristocratica famiglia Serbelloni; entrambi, membri della classe impiegatizia, risultano totalmente fuori luogo. La serata si apre in un contesto di estrema pomposità: i Conti accolgono i loro ospiti in un ambiente lussuoso ed esageratamente formale, ritratto caricaturale di un’aristocrazia snob e priva di reale sostanza. L’episodio si presta bene al susseguirsi di situazioni tragicomiche: celebre è il momento in cui Fantozzi, alle prese con una “tisana di verdure tiepide”, tenta goffamente di mangiarla con coltello e forchetta, sotto gli sguardi giudicanti dei commensali. La serata culmina con l’umiliazione sociale del povero ragioniere, che abbandona il banchetto consapevole della sua irrimediabile inadeguatezza. Paolo Villaggio ha dunque trasformato un’occasione tutto sommato ordinaria, quale una cena mondana, in una rappresentazione esilarante e amara delle difficoltà e dei complessi dell’uomo comune di fronte ai meccanismi di esclusione e privilegio che continuano a caratterizzare la società contemporanea.

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