A 93 anni dalla nascita di Enzo Tortora, ricostruiamo la storia della tv contemporanea

93 anni fa nasceva il leggendario conduttore televisivo Enzo Tortora, vero e proprio fondatore della moderna tv italiana.Stiamo parlando di uno dei padri fondatori della televisione italiana: Enzo Tortora ha decisamente contribuito a formare il nuovo corso della tv, quello che tutt’ora possiamo ravvisare quotidianamente. Infatti, il processo che ha portato il medium televisivo a essere quello di oggi è molto lungo e complesso. Tante leggi e tanti regolamenti si sono visti avvicendarsi negli anni, alcuni veramente impensabili per i nativi digitali del XXI secolo. Ripercorriamo insieme questo iter con un occhio di riguardo al signor Tortora.

La storia di Enzo Tortora

Nato a Genova esattamente 93 anni, Enzo Tortora è stato uno dei più famosi conduttori televisivi d’Italia. Infatti, dobbiamo a lui il conosciutissimo programma Domenica Sportiva, ma anche il rivoluzionario Portobello. Primo conduttore dei Giochi Senza Frontiere italiani, collabora con Mike Bongiorno, Pippo Baudo e moltissime altre figure emblematiche dello spettacolo. Negli anni, passa da Rai alla Televisione Svizzera, a diverse televisioni private, per poi ritornare alle emittenti statali italiane a fine carriera. Il suo nome, però, è anche conosciuto per un caso di malagiustizia: viene condannato a dieci anni di carcere per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Fortunatamente, presto i magistrati si rendono conto dell’errore commesso e lo assolvono da ogni accusa, appena un anno prima della sua morte, nel 1988.

Le origini della televisione italiana

Il 3 gennaio 1955 iniziano le trasmissioni regolari della televisione. Inizialmente, sono destinate alla visione collettiva nei bar, nei circoli e nei cinema, essendo il medium molto costoso. Nel 1975 avviene una riforma interna alla Rai, che porta all’utilizzo dei colori nel 1977; nel 1976, invece, viene autorizzata la comunicazione via etere a livello locale. In questi periodo nascono le radio e le private, che originano, negli anni ’80, un duopolio televisivo contrapponente il pubblico al privato, nella neotelevisione. Man mano che si va avanti con gli anni, la tv diventa sempre più influente, soprattutto per quel che riguarda la politica, la quale trova sempre più spazio in tutte le reti. Ora, la televisione deve spartirsi il ruolo di principale mezzo di informazione e intrattenimento con il web, lotta che sta perdendo giorno dopo giorno.

Un caso emblematico: la legge e il referendum sulla par condicio

Da anni, in Italia, si parlava di organizzare meglio le reti televisive. Infatti, nel 1994, esistono tre canali Fininvest, privati, di Silvio Berlusconi, e tre della Rai. Qual è il problema? Che in quel preciso momento, il cosiddetto Cavaliere è anche Presidente del Consiglio. I rischi sono chiari, tanto che si pronuncia anche la Corte Costituzionale: si può andare incontro ad una pericolosa situazione nella quale cinque canali su sei rispecchiano le visioni del governo in carica (visto che Berlusconi sceglie le nomine dei dirigenti di Rai 1 e Rai 2). La Corte è molto netta: una delle reti berlusconiane deve essere spenta, per garantire equità nel dibattito pubblico. Come spesso avviene in Italia, però, la sentenza non viene realmente attuata. Il referendum sulla par condicio viene però svolto il 21 giugno 1994 e, una volta approvata la legge, questa viene applicata per la prima volta nel marzo 1995, alla vigilia delle elezioni regionali.

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