Sono passati 42 anni da una delle stragi più tristemente note dell’Italia repubblicana, ma si sa ancora pochissimo di ciò che avvenne davvero quel 27 giugno 1980.
Gli anni di piombo hanno avuto un fortissimo impatto sulla giovanissima Repubblica italiana. Si pensi alle numerosissime stragi che il nostro Paese ha subìto, a partire da quella di piazza Fontana, nel dicembre del 1969, fino ad arrivare all’ultima, nel dicembre 1984, del Rapido 904. Migliaia di vite umane spazzate via con efferati atti di terrorismo politico, di parte rossa o nera. Il risultato è sempre lo stesso, però: un’evidente e imperante stato di pericolosità e precarietà. Parte di questo clima fu anche la strage di Ustica, una delle più conosciute, anche all’estero, ma anche una delle più misteriose.
La strage di Ustica
Sono le 20.59 italiane quando l’aereo DC-9 I-TIGI, partito da Bologna e diretto a Palermo, si inabissa nel mar Tirreno, tra le isole di Ponza e di Ustica. Le conseguenze sono facilmente deducibili: tutti gli 81 occupanti del velivolo sono deceduti nel disastro. Le dinamiche, però, non sono ancora per niente chiare. Si è parlato di un attentato terroristico di matrice neofascista, ma l’ipotesi non ha mai trovato un reale riscontro. Si è parlato di un tragico, quanto normalissimo incidente aereo, ma anche in questo caso, non ci sono prove che confermino un qualsivoglia malfunzionamento dell’aeromobile. Finora, la tesi più accreditata è quella fornita dalle spiegazioni dell’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Francesco Cossiga.
L’ipotesi di Cossiga e la versione ufficiale
Una versione veramente ufficiale non c’è ancora, nemmeno 42 anni dopo i fatti. Quella che ci si avvicina di più, però, accolta anche dalla Corte di Cassazione, è la teoria avanzata da Francesco Cossiga, allora premier, e dall’allora ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Rilasciata solamente nel 2007 dal primo, la dichiarazione scandalo vede coinvolgere nel disastro l’aviazione francese e il dittatore libico Gheddafi. Cossiga sostiene, infatti, che l’aereo italiano sia stato colpito da un missile transalpino per sbaglio: in realtà, era destinato ad abbattere il velivolo sul quale (presumibilmente) viaggiava Gheddafi. Non sapremo mai, probabilmente, se questa è l’autentica verità, ma sicuramente risponde a qualche domanda, pur complicando lo scacchiere diplomatico internazionale.
Gli anni di piombo italiani
Gli anni più bui della nostra giovane Repubblica, gli anni che hanno fatto vacillare la tenuta della neonata democrazia italiana: sono gli anni di piombo. Funestati da attentati e rivolte, minacce ed estorsioni da ambo gli estremismi politici, hanno messo a dura prova le istituzioni italiane, tanto da portarle più di una volta molto vicine al crollo. La stessa opinione pubblica ha tremato più e più volte, mentre il cittadino medio si sentiva sempre più insicuro dello Stato in cui era nato e in cui risiedeva. E la politica? Doveva cercare, in ogni modo, di tenere in vita l’Italia. Presidente dopo presidente, premier dopo premier, governo dopo governo. Il 27 giugno 1980 c’era in carica l’esecutivo Cossiga bis, che di disgrazie ne ha viste un bel po’: a distanza di un mese e mezzo dalla strage di Ustica, infatti, è avvenuta anche la strage di Bologna, ancora più mortale e tristemente famosa.