Il Superuovo

A 208 anni dalla nascita di Wagner, scopriamo le fonti della sua “Tristano e Isotta”

A 208 anni dalla nascita di Wagner, scopriamo le fonti della sua “Tristano e Isotta”

L’opera, tra le più conosciute di Richard Wagner, si basa su una leggenda medievale celtica tramandata in francese antico

Ieri, 22 maggio, ricorreva l’anniversario della nascita di Wagner. Tra le sue opere più famose, ricordiamo Tristano e Isotta, basata su una leggenda medievale celtica che ci è giunta attraverso diverse opere francesi, perlopiù frammentarie. La filologia ci aiuta a ricostruire la vicenda originale.

WAGNER TRAMANDA LA LEGGENDA DI UN AMORE SFORTUNATO

L’opera fu rappresentata per la prima volta nel 1865; è basata su una storia risalente al Medioevo, giunta fino a noi grazie, soprattutto, ai poeti francesi, ma nella quale il compositore si prese notevoli libertà. Wagner, infatti, la reinterpretò in chiave romantica, inserendovi molti spunti presi dalla filosofia nietzschiana. L’opera ebbe una vicenda compositiva ed editoriale molto complessa, perché ebbe un’accoglienza non sempre positiva da parte del pubblico. Inoltre, sembra che durante la stesura il compositore stesso abbia sperimentato un amore infelice.
Nella vicenda raccontata da Wagner, Tristano uccide il cavaliere Morold, promesso sposo della principessa Isotta, perché questi aveva imposto alla sua terra, la Cornovaglia, un pesante tributo. Tuttavia, nello scontro viene ferito anche lo stesso Tristano; a trovarlo e a curarlo è proprio Isotta, che non conosce la sua vera identità; proprio per questo, la fanciulla non solo evita di vendicarsi, ma anche si affeziona a lui.

L’ORIGINALE LEGGENDA HA UNA STORIA FILOLOGICAMENTE COMPLESSA

Come già accennato, la vicenda di Tristano e Isotta ha le sue radici in tradizioni celtiche e bretoni. Tuttavia, ci è pervenuta perlopiù grazie a ciò che scrissero gli autori della Francia medievale. Le opere più antiche in cui ritroviamo la vicenda sono il Roman de Tristan dell’anglonormanno Thomas e il Tristan del normanno Béroul: entrambe sono molto frammentarie, ma grazie anche ad altre fonti è possibile ricostruire la vicenda così come era conosciuta nelle corti del XII secolo.

La storia qui narrata – e diversa da quella di Wagner – è quella di Tristano, nipote di Re Marco di Cornovaglia, dal quale viene trattato come un figlio. Il re sta per sposarsi con la principessa irlandese Isotta, e chiede a Tristano di andare a prenderla. Tuttavia, durante il viaggio, l’ancella della principessa serve per errore ai due un filtro d’amore e li lega fatalmente. Attorno a quest’amore si articolano poi una serie di avventure, ma la vicenda si concluderà in tragedia.

Le due testimonianze più antiche presentano alcune differenze stilistiche sostanziali. Da un lato, il Tristan di Béroul è ricco di scene drammatiche e spettacolari; dall’altro, il Roman de Tristan presenta invece un’enorme introspezione e profondità psicologica, sorprendente se si pensa all’epoca in cui fu composto. Sempre qui, c’è l’idea della passione amorosa come angoscia e patimento fisico; nonostante i tentativi, i due protagonisti non riescono a trovare una soluzione. Ogni tentativo di risolvere la situazione in cui si trovano è inutile.

LE ALTRE ANTICHE TESTIMONIANZE DI QUESTA LEGGENDA

La leggenda è tramandata anche da alcuni poemetti minori. Tra questi, vanno sicuramente ricordati il Lai du chevrefeuille (“Lai del caprifoglio”) di Marie de France e le due Folies Tristan, giunteci anonime. Nel caso delle ultime due opere, l’attenzione è posta sulla finta pazzia di Tristano, dovuta alla lontananza da Isotta. Secondo i filologi, si tratta di testi che testimoniano una versione più antica della vicenda: la storia dei due amanti sarebbe dunque nata proprio a partire da singole aventures, poi cucite insieme in una storia più ampia e articolata.
Questa leggenda ebbe un’enorme fortuna, e questo ci è testimoniato dalla sua trascrizione in prosa (Tristan en prose, XIII sec.), la versione in antico tedesco di Goffredo di Strasburgo e l’italiano Tristano Riccardiano, della fine del XIII secolo.

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