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Disgusto più rabbia uguale disprezzo? Comprendiamo queste tre emozioni attraverso “Il silenzio degli Innocenti”

Disgusto più rabbia uguale disprezzo? Comprendiamo queste tre emozioni attraverso “Il silenzio degli Innocenti”

Disgusto e rabbia sono due emozioni distinte che si esprimono diversamente ma allo stesso tempo possono sovrapporsi.

Come le distinguiamo?

Possiamo confermare che il disprezzo sia l’emozione secondaria nata dalle due emozioni primarie rabbia e disgusto?

Quali sono le reazioni fisiologiche di queste tre emozioni?

Disgusto e rabbia: come si esprimono singolarmente

“Mi fai schifo” e “ti odio” sono due espressioni ostili che, tuttavia, hanno radici emotive differenti.

La prima è associabile abbastanza facilmente al disgusto, emozione primaria che si manifesta a livello facciale in modo universale.

L’alta intensità emotiva di questa emozione può produrre nausea e vomito.

Cosa la provoca è un oggetto che entra in contatto con uno dei nostri sensi.

Non necessariamente i sensi implicati sono olfatto, tatto o gusto, anche se normalmente sono più sensibili a produrre questa emozione.

Anche la vista o il rumore possono essere attivatori di reazioni fisiologiche coerenti con l’emozione disgusto.

“Ti odio”, invece, è una tipica espressione della rabbia (o ira), emozione che prepara l’organismo all’attacco o alla fuga in situazioni naturali.

Le reazioni fisiologiche sono:

  • aumento del battito cardiaco
  • incremento della frequenza del respiro
  • maggiore tensione muscolare

Il tutto alimentato da adrenalina e noradrenalina secrete dal nostro organismo in grado di aumentare l’eccitamento aggressivo oltre che focalizzare tutta l’attenzione sensoriale verso l’oggetto.

E quindi il disprezzo? è l’unione di rabbia e disgusto?

Dipende dalla teoria di riferimento.

Se prendiamo in considerazione Il fiore di Plutchik (vedi foto qui sopra) la risposta è sì.

O quantomeno, secondo questa teoria, il disprezzo è un’emozione secondaria che sta a cavallo delle due emozioni primarie appena citate.

Il disprezzo inizierebbe a manifestarsi solo tra i 15 e i 18 mesi di vita e sembra che la sua manifestazione sia influenzata da regole sociali e culturali.

A differenza del disgusto l’oggetto non è più un oggetto (scusa il giro di parole) ma una persona e/o le sue azioni.

Il disprezzo è sicuramente un’emozione legata ad un’etica morale (probabilmente basato su un senso di superiorità) e sappiamo bene che questa nel nostro cervello risiede in una precisa zona: la corteccia cingolata.

La funzione della corteccia cingolata anteriore (AAC) nell’espressione del disprezzo

La corteccia cingolata è un’area primitiva riscontrabile nell’evoluzione nelle specie quando è comparso il comportamento di accudimento materno (ne sono perciò privi anfibi e rettili).

La sezione e asportazione o distruzione della corteccia cingolata nei mammiferi porta a mutismo e abbandono fino alla morte del cucciolo.

La corteccia cingolata anteriore è particolarmente nota anche per quelli che vengono chiamati i dilemmi morali, in cui la persona è chiamata a decidere come comportarsi in una situazione di paradosso.

Quando ci si trova a prendere una decisione di fronte ad un paradosso morale, un paziente con lesione alla corteccia cingolata risponderebbe in maniera puramente logica, senza considerazioni di tipo morale.

Ne evince che, se il disprezzo nasce con il rapporto con gli altri e si manifesta come conseguenza di un espressione morale, allora sicuramente la cingolata ne è coinvolta.

Ne consegue che il disgusto si definisce emozione secondaria ma di fatto è puramente naturale esprimerlo tanto quanto lo sono le emozioni primarie essendovi una zona celebrale quasi esclusivamente adibita.

Ma quando disgusto, rabbia e disprezzo diventano violenza?

A differenza di molti animali, sembra che l’uomo sia in grado di provare più emozioni contemporaneamente.

Quando esse si sovrappongono è difficile comprendere quale sia l’emozione generatrice e, di conseguenza, questo non può che generare frustrazione e perdita di controllo.

È importante citare l’autocontrollo quando si parla di intensità emotiva perché la cognizione ha sicuramente una grossa fetta di responsabilità quando si parla di intensità emotiva.

Se non si ha consapevolezza di quello che si prova è molto probabile che questo faciliti l’esplosione emotiva causante azioni violente.

Come violenza s’intende l’atto di intrusione di campo di un’altra persona senza il suo consenso mosso da comportamenti di natura lesiva.

Ci viene in mente la rabbia quando si pensa all’esplosione emotiva, ma sicuramente anche il disgusto (e il disprezzo) fanno la loro parte in questo gioco.

Facciamoci aiutare dal cinema

Cerchiamo di capire il ruolo di queste tre emozioni attraverso il personaggio di Hannibal Lecter ne “Il Silenzio degli Innocenti” di Jonathan Demme (1991).

Nel film, durante un colloquio preparatorio all’incontro con Lecter, il Dr. Chilton istruisce Clarice sulla personalità del killer.

Questo per preparare Clarice a difendersi emotivamente da Lecter poiché questi possiede “capacità mentali fuori dal comune”.

Difatti i test standard condotti sui pazienti normalmente su di lui non hanno effetto.

Per motivarlo il Dr.Chilton dice

“Il pomeriggio dell’8 luglio 1981 [Lecter] si lamentò per dei dolori al petto e fu portato in infermeria. Quando l’infermiera si chinò su di lui, le fece esattamente questo [Mostra la foto del volto dell’infermiera scarnato da un morso]. Il polso non superò mai gli ottanta battiti, anche quando mangiò la lingua della donna“.

Il fatto che in un atto di violenza così cruda non vi sia accelerazione del battito cardiaco significa che le emozioni in Hannibal sono perfettamente allineate con la sua coscienza a tal punto da non subire le reazioni fisiologiche normalmente provate da un essere umano in una circostanza similare.

Questo può essere possibile, secondo il libro e il film, solo se dotati di un’intelligenza cognitiva fuori dal comune.

La scena posta in analisi ci serve a capire che la coscienza delle nostre emozioni veicola e influisce direttamente la loro intensità oltre che la loro manifestazione corporea.

Sicuramente la rabbia è necessaria per addentare, ergo presente in Hannibal nel momento della scena appena proposta. Il disgusto, invece, in questo caso è assente perchè a lui piace il sapore della carne umana. Tuttavia, il disprezzo, è invece vivo e vegeto in Lecter, come potrete vedere se finirete di vedere il film (o se vi ricordate la trama).

 

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