Se perdessimo la memoria ricorderemmo ancora chi amiamo? Agostino ne ‘la Memoria del Cuore’

La nostra esistenza si realizza in un gioco continuo di rimandi e implicazioni tra mente e cuore. L’una simbolo della razionalità, l’altro specchio dell’impulsività.

Mente e cuore non sempre percorrono gli stessi binari e se la mente ci consente di memorizzare una serie complessa di numeri, pagine e pagine di libri, testi di canzoni e formule improbabili, cosa possiamo dire del cuore? Esiste in esso una sorta di meccanismo di memoria? Può il ricordo oltrepassare i confini dell’intelletto?

La memoria del Cuore

Avete mai pensato di poter dimenticare ogni cosa? Di cancellare ogni tassello che compone la vostra vita? Paige e Leo sono i protagonisti del film ‘La memoria del cuore’, apparso nelle sale cinematografiche nel 2012.  Giovani, innamorati, realizzati nel lavoro, che altro dire? L’idillio d’amore perfetto. Tutto questo viene spazzato via, nel giro di pochi istanti a causa di un incidente stradale. Leo esce illeso mentre a Paige viene diagnosticata un’amnesia, per la quale la sua vita è ferma a 5 anni prima dell’accaduto. La sua mente rivive la figura di una Paige poco più che adolescente, studentessa di giurisprudenza e innamorata, ma non di Leo. Quest’ultimo è divenuto per Paige un perfetto sconosciuto. Un perfetto sconosciuto che la farà innamorare di nuovo. Ora proviamo a immaginare di svegliarci una mattina e di non ricordare più nulla, zero, il vuoto.  È come ricostruire passo dopo passo tutta la nostra esistenza, ma sulla base di cosa? Ciò che il film porta sullo schermo è una storia realmente accaduta, all’interno della quale, così come in una fiaba si realizza un lieto fine. Ebbene si, la coppia a cui è ispirato il film vive un amore nato per ben due volte. Aldilà del film, la cui conclusione non poteva che essere questa, la realtà ci pone realmente e inevitabilmente di fronte a casi come questo. Quale risposta possiamo dare a tutto ciò?

La facoltà della memoria come ricordo della felicità

La nozione di memoria nel corso della tradizione filosofica ha incontrato una serie infinita di teorizzazioni. Sant’Agostino, all’interno di una dimensione spirituale, ragiona sul concetto di memoria come facoltà imputata all’anima. In questo quadro noi saremmo in grado di ricordare ciò che ci ha resi felici. Il ricordo della sensazione della felicità sarebbe ciò che sopravvive all’amnesia. Se è vero quello che sostiene Agostino, Paige si sarebbe gradualmente rinnamorata di Leo, perché anche se nella sua mente ella non riusciva ad individuare alcuna immagine nitida e riconoscibile, da qualche parte nel suo cuore si era radicato il segno indelebile di un amore profondo. È come se noi fossimo in grado di trattenere il ricordo in una dimensione diversa da quella dell’intelletto, così che anche la nostra mente dovesse cancellare ogni singolo dato cognitivo, il cuore ci consentirebbe sempre di tornare dove siamo stati bene. Leo non lotterebbe così incessantemente per riconquistare Paige se non credesse che da qualche parte, nel cuore della ragazza, ci sia traccia di quello che hanno vissuto insieme. Talvolta, in casi simili a questo, si ci si convince quasi intrinsecamente che la persona amata possa un giorno tornare a ricordarsi di noi, e nonostante la medicina sottolinei quanto questo percorso possa essere difficile e lungo, non ci si arrende. Si va avanti sulla base di questa convinzione, che ora sappiamo essere agostiniana, per cui appare impossibile che il ricordo della felicità vissuta non trovi il modo per farsi nuovamente strada in noi.

La vita si basa su momenti di impatto

È una frase pronunciata da Leo a segnare l’inizio del film:

Ho anch’io una teoria, la mia riguarda  i momenti, i momenti di impatto. Quei lampi di elevata intensità che finiscono per segnarci come persone.  Quello che non avevo considerato era la possibilità di dimenticare ciascuno di essi

Sono i momenti di impatto, quelli che ci colpiscono come fulmini a ciel sereno a segnare la nostra vita. Essi si costituiscono come tutti quei piccoli pezzettini di un puzzle che altro non è che la nostra memoria. Forse una perdita di memoria così risolutiva non è all’ordine del giorno e per qualcuno di noi può essere davvero difficile da immaginare. Pensiamo allora ad un qualcosa di più vicino all’esperienza quotidiana di ciascun essere umano: la fine di una storia d’amore, quando il cervello ci dice di dimenticare ma il cuore non ce lo permette. A questo che risposta potremmo dare?Anche qui la risposta di Agostino resta valida, il cuore ripercorre i momenti migliori che abbiamo vissuto, ancora e ancora come dei momenti di impatto che si legano in noi e per quanto la parte razionale che ci costituisce cerchi di cancellarli, magari riuscendoci pure, il cuore li conserva da qualche parte, inevitabilmente.

 

 

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