Una delle principali intuizioni sociologiche del potere è che esso dipende dall’obbedienza, ma il popolo può scegliere di promuovere il potere della disobbedienza per riaffermare la sua supremazia.
La libertà che guida il popolo, Delacroix 1830.
La disobbedienza civile è una forma di lotta politica, attuata più spesso da un gruppo di persone, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata ingiusta.
Il potere del popolo
Il potere all’interno della vita sociale, è strettamente connesso ai privilegi dei singoli individui. Risulta chiaro che un individuo con maggiori privilegi di tipo economico, politico e sociale, riesca a raggiungere più facilmente i propri obbiettivi nonostante l’opposizione degli altri, fino a raggiungere posizioni di controllo su individui di minore potere.
Questa dinamica è caratteristica del legame tra Stato e popolo, ove il popolo è chiamato ad obbedire alle leggi e rispettarle in nome dell’ordine e del controllo sociale.
Il popolo, però, non è ricettore passivo delle pretese di chi esercita il potere e può reagire in tanti modi, dall’adesione volontaria, alla resistenza che può minare l’autorità. Tutti possono esercitare una certa dose di potere.
Ci troviamo, dunque, di fronte a uno dei grandi paradossi della vita sociale, dove coloro che ritengono di non avere potere, in realtà, ne hanno molto.
“Tutti gli uomini riconoscono il diritto di rifiutare l’obbedienza, e d’opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano grandi ed intollerabili.” -Henry David Thoreau
L’iniziatore della disobbedienza
Lo scrittore e filosofo americano Henry David Thoreau, nel 1849, pubblicò un saggio dal titolo “Resistance to Civil Government” (successivamente modificato in “Civil Disobedience” ). Lo scrittore nel saggio racconta che, cercando di boicottare la politica del governo statunitense e tentando di non contribuire al rafforzamento dello schiavismo nel Sud, si rifiutò di pagare le tasse venendo, così, incarcerato. Nel saggio, Thoreau parla dell’importanza di non rispettare quelle leggi chevannocontro la coscienza e i diritti dell’uomo e di non collaborare mai con un governo che non tiene conto del parere del popolo.
Tramite il suo saggio fondò i primi movimenti di protesta e resistenza nonviolenta, che verranno successivamente rappresentati da Martin Luther King e Gandhi.
Importante ricordare è, infatti, che quando Thoreau scriveva della necessità di attuare una resistenza alle leggi ingiuste, egli non pensa a una rivolta violenta, ma semplicemente a una non collaborazione col governo che le ha imposte.
I rappresentanti più famosi
Il principio della satyagraha («resistenza passiva» o più letteralmente «insistenza per la verità») è una teoria etica e politica elaborata e praticata da Gandhi nei primi anni del Novecento, e in seguito adottata da altri politici e attivisti, come Martin Luther King.
Impossibile non conoscere questi due illustri personaggi che modificarono alcune leggi razziali imponendosi come individui liberi contro un governo che non li voleva.
Nel 1908, durante la sua prima prigionia, Gandhi legge il libro Disobbedienza civile di Henry David Thoreau, stesso anno in cui l’avvocato indiano comincerà ad opporsi al governo britannico bruciando pubblicamente circa 2000 passaporti in quanto etichettavano i civili indiani come inferiori.
Martin Luther King, unanimemente riconosciuto apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuto nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico.
Azione uguale e contraria
Dal film V per Vendetta, diretto da James McTeigue e tratto dal romanzo a fumetti omonimo scritto da Alan Moore, possiamo trarre l’ideologia fondamentale che dovrebbe spingere il popolo ad una rivolta, ad una disobbedienza civile.
Il protagonista V, il rivoluzionario con il volto sempre coperto da una maschera di Guy Fawkes, incita il popolo a reagire nei confronti di un governo oppressivo ed autoritario, e lo fa muovendo gli animi collettivi verso i principi di verità e di libertà.
Il protagonista sapeva bene che da solo non avrebbe potuto attuare una rivoluzione, perché solo quando le persone si riuniscono in una forma di disobbedienza civile, lavorando insieme, accrescono il loro potere fino a diventare motrice di cambiamento.
Una delle citazioni più famose del film, racchiude esattamente il senso della disobbedienza:
“Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi.”
Utilizzando un concetto poi a cuore della fisica, secondo V, il popolo può sabotare lo Stato grazie al suo immenso potere di non obbedire agli ordini, utilizzando così la sua più grande forza uguale e contraria, che uccide le imposizioni dello Stato con uguale energia e con uguale intensità, ma in direzione contraria, quella direzione che, come una freccia, mira al cuore della libertà.
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