L’attualità del libro di Arendt “La menzogna in politica” paragonata alla nostra crisi di governo

In questi ultimi giorni si è parlato di crisi di governo e tavolo di discussione sulla manovra di bilancio e il Mes. Nel panorama mondiale queste forme di crisi e menzogne non sono nuove: Hannah Arendt nel suo testo dedicato alla menzogna analizza lo scandalo americano dei Pentagon Papers che misero in crisi il governo Nixon nel 1971, in concomitanza alle elezioni presidenziali.
La crisi di governo italiana: verità o menzogna?
Non si placano i rischi di crisi di governo. Nonostante l’accordo raggiunto dalla maggioranza sulla manovra nella campale giornata di venerdì scorso, la tenuta della maggioranza appare debole. Sono almeno 3 i pericoli che potrebbero minare la fragile compattezza dell’esecutivo Conte-bis. Se, infatti, al momento le forze al potere festeggiano per i risultati raggiunti sulla legge di bilancio per il 2020 e le prossime settimane saranno cruciali. E, probabilmente, riaccenderanno tensioni mai sopite tra i leader dei partiti di maggioranza. La crisi di governo rischia di esplodere su almeno 3 questioni rilevanti: il rilancio delle aziende Ilva e Alitalia, il nodo MES e le elezioni regionali in Emilia Romagna. In gioco c’è soprattutto la credibilità dell’Italia. Dietro l’angolo è sempre presente una destra agguerrita contro un governo “indesiderato” dagli italiani. Nei giorni scorsi, oltre ai meme e dissing vari tra le diverse fazioni politiche, sul web si è parlato abbondantemente del MES, il meccanismo europeo di stabilità. Durante l’ultima riunione dell’Eurogruppo del 4 dicembre scorso, non sono emerse possibilità di cambiare il documento, considerato blindato a Bruxelles. Una notizia, questa, che ha messo in fibrillazione la maggioranza, criticata aspramente non solo dall’opposizione, ma soprattutto al suo interno dal Movimento 5 Stelle. La comunicazione in Senato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul fondo salva-Stati prevista mercoledì prossimo, dunque, si preannuncia decisiva. Luigi Di Maio ha promesso battaglia per difendere l’Italia minacciata dalle clausole già accordate dall’eurozona, quindi ne esce una Italia vittima di menzogna. Chi la spunterà?

I Pentagon Papers e il primo caso noto di menzogna in politica e la critica arendtinana.
I Pentagon Papers (“Carte del Pentagono”) sono dei documenti top-secret di 7000 pagine del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America che presentano uno studio approfondito sulle strategie e i rapporti del governo federale con il Vietnam nel periodo che va dal 1945 al 1967. Furono raccolti nel 1967, per volere di Robert McNamara, che voleva darli all’amico Robert Kennedy, che in quel momento pensava di candidarsi alla presidenza. I Pentagon Papers furono poi copiati da Daniel Ellsberg, venduti e pubblicati per la prima volta sul New York Times, in prima pagina, il 13 giugno 1971 e in seguito sul Washington Post. Hannah Arendt entrò nel merito della questione analizzando le carte che aprirono la crisi del governo Nixon dopo aver rivelato al mondo la verità sulla guerra in Vietnam. Si tratta di un’originale riflessione sulla natura della politica e sul suo rapporto con la verità. Il libro – qui proposto con il testo originale a fronte – prende spunto dalla vicenda dei Pentagon Papers, documenti riservati del Dipartimento della difesa USA: nel 1971 alcuni stralci di quelle relazioni coperte da segreto di Stato furono trafugati e pubblicati sulle pagine del New York Times, rivelando all’opinione pubblica l’ammissione da parte del Pentagono dell’assoluta inutilità strategica dell’impegno americano in Vietnam. Partendo da una semplice domanda Hannah Arendt innesca una lucida analisi sull’uso in politica della menzogna. Se nel passato gli arcana imperii erano considerati necessari per le strategie diplomatico-militari di uno stato, al tempo dei Pentagon Papers l’occultamento della verità e la creazione di una dimensione virtuale servono a fissare un mondo “pubblicitario” dove conta l’apparire e non l’essere. La filosofa tedesca smonta la montagna di tesi – dal “caso test” dell’Indocina all’“effetto domino” – dei problem-solvers e dei decision-makers, evidenziando come esse non siano delle dinamiche ideate per vincere una guerra, ma delle formule vuote di convincimento della massa sia della bontà di una crociata anticomunista, sia della immensa forza di una nazione.

Menzogna in politica necessaria o solo arma attira popoli?
Per raggiungere i propri obiettivi, la politica ha sempre preferito alla veridicità la segretezza e la bugia, mezzi abili per modificare, attraverso l’immaginazione, la realtà. È uno strumento che se usato porta a guerre e sofferenze, oltre a celare e nascondere le verità ai popoli governati. È uno strumento di controllo per le masse alle quali bastano le false promesse per far sì che un determinato gruppo politico sia quello che poi comanderà ma baserà sempre la sua politica sulla menzogna. È giusto quindi governare basandosi su una menzogna o è ora di cambiare questo schema? Nessuno può saperlo. Nemmeno chi ci è dentro.