Bennu: uno degli asteroidi più osservati ci sorprende ancora con tre esplosioni misteriose

Tre misteriose esplosioni rilevate dalla missione Osiris-Rex dimostrano la complessa attività dell’asteroide Bennu.

La missione Osiris-Rex della Nasa è arrivata attorno all’asteroide Bennu. Preleverà un campione da queste esplosioni per poi riportarlo sulla Terra.

Bennu e la sua storia

Un sassolino dal diametro di seicento metri, che sfreccia nello Spazio a 28 chilometri al secondo. È l’asteroide che più ha da raccontarci della storia del nostro Sistema solare, delle sue origini, della sua evoluzione, della sua interazione coi sistemi stellari più vicini e, forse, anche di come ha avuto origine la vita. Si chiama Bennu ed è un corpo roccioso e ricco di materiali organici che, grazie al suo lungo e tortuoso viaggio in mezzo a formazioni stellari, collisioni planetarie e violente esplosioni, potrebbe regalarci informazioni vecchie almeno mezzo miliardo di anni sull’Universo. Proprio per questo la Nasa sta per inviarci la missione Osiris-Rex dove è previsto il prelievo di campioni dalla superficie dell’asteroide e il loro trasporto a Terra. Ma c’è dell’altro: come se intercettare un minuscolo asteroide perso nell’immensità dello Spazio non fosse abbastanza difficile, Osiris-Rex dovrà anche trapanare il suolo di Bennu, raccogliere diversi campioni di roccia e, meraviglia delle meraviglie, tornare sulla Terra. Portando a casa quello che gli scienziati della Nasa hanno definito come una sorta di capsula del tempo che ci permetterà di studiare il passato remoto del nostro Sistema solare e gettare le basi per un futuro sfruttamento minerario degli asteroidi.

Immagine di Bennu in relazione alla Terra.

La missione che ci farà arrivare al cuore di Bennu

Ad agosto scorso, Osiris-Rex si è portato a circa 2 milioni di chilometri da Bennu e ha cominciato le manovre di approccio, attivando dei piccoli motori per uguagliare la propria velocità e la propria direzione a quella dell’asteroide. Sono poi cominciate le operazioni di rallentamento: Osiris-Rex ha diminuito la propria velocità fino a circa mezzo chilometro al secondo e si è preparato all’approccio con l’asteroide. Osiris-Rex stazionerà per circa un giorno a circa 20 chilometri dalla superficie di Bennu, avviando poi le cosiddette “operazioni di prossimità”. Tra il 4 e il 17 dicembre, la sonda compirà cinque fly-by, ossia avvicinamenti alla superficie, sorvolando il polo Nord, l’equatore e il polo Sud di Bennu a circa 7 chilometri dal suo suolo, per poi scendere ulteriormentea circa un chilometro e mezzo di quota. Durante la fase di sorvolo ravvicinato, gli strumenti a bordo di Osiris-Rex raccoglieranno una serie di dati utili per la pianificazione dell’atterraggio e per migliorare la conoscenza dell’asteroide. Una fase di studio che durerà poco più di un anno, e che si concluderà con la scelta del sito da cui prelevare il campione. Con una serie di manovre precisissime, Osiris-Rex si porterà nella posizione prevista per l’acquisizione del campione ed eseguirà il cosiddetto touch and go. La sonda espellerà un braccio robotico la cui testa toccherà la superficie di Bennu per circa cinque secondi e, grazie a una piccola esplosione controllata, sarà in grado di aspirare frammenti di suolo e rocce che si staccheranno dall’asteroide. Si potranno azzardare tre tentativi, fanno sapere dalla Nasa: l’obiettivo è di raccogliere almeno 60 grammi di materiale.

Sonda della missione Osiris-Rex con il suo braccio robotico.

Misteriose esplosioni

L’asteroide Bennu non è quello che ci aspettavamo. A rilevarlo sono i nuovi dati di Osiris-Rex, la sonda americana che sta analizzando da vicino l’oggetto. Tre getti di particelle, in particolare, sono stati prodotti dalla superficie dell’asteroide dimostrando una natura dinamica e complessa del piccolo corpo celeste. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Science e mostrano un volto inaspettato del piccolo asteroide a forma di trottola. L’oggetto ha un diametro di circa 50 metri e molto probabilmente si compone di diversi strati di frammenti compattati dalla forza di gravità. Nel dicembre del 2018 il corpo celeste è stato raggiunto dalla sonda americana che ne ha rivelato le caratteristiche. Una serie di immagini hanno consentito agli esperti di analizzare la superficie e tre eventi inaspettati. Si tratta dell’espulsione di frammenti dell’oggetto che sono precipitati nuovamente sulla superficie o scagliati verso lo spazio. Non è chiaro cosa abbia provocato i tre distinti fenomeni. Secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essere stato l’impatto con tre meteoriti a provocare l’espulsione di materiale, ma non sono da escludere le conseguenze di uno stress termico. In ogni caso il fenomeno mostra come anche un asteroide apparentemente inattivo può avere dinamiche interne che ricadono sulla superficie, con implicazioni sconosciute per la sua evoluzione.

 

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