Ecstasy: una droga che può diventare anche farmaco

L’ecstasy è una sostanza di cui si sente spesso parlare in quanto droga ricreazionale. Tale composto ha un effetto psicoattivo ed è in grado di stimolare la collaborazione tra individui. Per gli scienziati si prospetta la possibilità di usarla nelle terapie psichiche. 

L’ecstasy è una sostanza psicoattiva che generalmente viene usata a scopo ricreativo come droga. Questa molecola funziona da releaser stimolando il rilascio rapido di neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina e serotonina. La causa dell’aumento della concentrazione di queste sostanze è all’inibizione dei trasportatori VMAT2 di questi neurotrasmettitori che non vengono espulsi dalle cellule. Allo stesso tempo, ha la funzione di agonista per il recettore TAAR1. Questo porta all’inversione del funzionamento dei trasportatori SERT, DAT e NET, che quindi prelevano i neurotrasmettitori dal citosol (la miscela di sostanze contenuta nelle cellule) portandoli alle sinapsi. Ed è questo che causa l’effetto psicoattivo dell’MDMA.

La ricerca sull’ecstasy

L’uso di questa sostanza si sta studiando da tempo in modo da essere applicato in ambito terapeutico per alcune problematiche psichiche come il Disturbo post-traumatico da stress. Un esperimento sui polpi ha messo in mostra come questa sostanza renda cooperativo chi la usa (per maggiori informazioni leggere qui). Un test molto simile è stato poi recentemente pubblicato sul Journal of Neuroscience, da un gruppo di ricercatori del King’s College di Londra. Questo mette in mostra come l’ecstasy stimoli un comportamento cooperativo anche nelle persone. L’esperimento ha coinvolto due gruppi di volontari, uno di questi ha assunto l’MDMA, l’altro un placebo. I volontari hanno poi partecipato ad un gioco di ruolo in grado di valutare appunto le doti di collaborazione tra le persone.

Le aree cerebrali che si attivano di più in seguito all’assunzione di MDMA (Cortesia King’s College London)

Durante il test i giocatori, di cui si monitorava l’attività cerebrale, dovevano dare una valutazione dell’affidabilità degli altri. I dosaggi di ecstasy usati non ne alteravano la percezione, infatti i punteggi attribuiti da coloro che erano sotto effetto di ecstasy non erano differenti da quelli dati attribuiti dagli altri. I risultati di questo esperimento hanno messo in mostra come quelli che hanno assunto ecstasy erano più disponibili a dare una seconda possibilità ai giocatori ritenuti affidabili che poi “tradivano” il gruppo. Secondo il coautore dello studio Anthony Gabay, questo atteggiamento ha consentito di ottenere “una più rapida ripresa del comportamento cooperativo e infine a livelli complessivi più elevati di cooperazione con partner affidabili“.

I risultati dello studio

La risonanza magnetica ha messo in mostra come l’ecstasy influisce sulle aree del cervello che valutano il comportamento altrui. Questa aumentava l’attività nell’insula anteriore destra, la regione del cervello coinvolta nel valutare le informazioni disponibili e i potenziali rischi. Ma in modo particolare l’MDMA influenza la corteccia cingolata mediale e la corteccia temporale superiore che permettono di capire e valutare i comportamenti altrui.

Michele Sciamanna

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