Nasce a Saint Louis l’Angad arts hotel, primo hotel al mondo in cui le camere vengono assegnate secondo l’umore dell’ospite al suo arrivo. Oltre a nome, cognome e documento d’identità si dovrebbe descrivere alla reception ciò che si prova in quel momento. Le varie stanze, arredate diversamente tra loro e perfettamente studiate negli arredi e nel design sono state pensate per adattarsi a quattro tipi di macro-umori differenti, tutti abbinati simbolicamente ad un colore. Se cerchiamo tranquillità avremo una stanza dai toni azzurri, se siamo felici sarà gialla. La passionalità viene associata al colore rosso mentre il verde è per il ringiovanimento. Ma il colore non è l’unico fattore che si adatta all’umore dell’ospite, tutto viene accuratamente studiato per poter rispecchiare al meglio il nostro stato d’animo.
E’ ormai risaputo quanto l’ambiente riesca a produrre un’influenza sociale sulla psicologia del soggetto. Studi recenti condotti all’Università dell’Illinois hanno esaminato la relazione tra l’ambiente e le capacità cognitive degli studenti, riportando che le performance scolastiche erano migliori per gli studenti la cui classe era luminosa e si affacciava su uno spazio verde piuttosto che su un altro edificio o su un parcheggio. Gli esiti di numerosi studi condotti su questa linea d’onda hanno agevolato la crescente tendenza di avere accesso ad ambienti che contribuiscano al nostro benessere psicologico, agevolando anche le nostre performance cognitive.

L’ambiente ha quindi il potere di plasmare attivamente l’individuo influenzandone profondamente pensieri ed emozioni. In questo caso il soggetto interessato, fornendo già preziosi indizi circa il suo stato emotivo vuole in prima persona essere protagonista dei suoi sentimenti cercando in qualche modo di esplorarli, sviscerandoli attraverso l’ambiente circostante. Le stanze di questo nuovo hotel costituiscono quindi anche una sorta di esperimento sociale, in cui si amplificano i sentimenti e gli stati emotivi personali che nel quotidiano vengono inabissati o repressi. L’ambizione degli ideatori dell’hotel è di assecondare il “mood” delle persone che lo frequentano, rispecchiandolo nell’atmosfera che viene creata. Così gli ospiti potranno sentirsi parte attiva di un sistema che, almeno apparentemente, cerca di fungere da ponte sociale per l’espressione di stati emotivi ed esperienziali estremamente soggettivi.
La sociologa delle emozioni Susan Shott evidenzia emblematicamente come le emozioni risentano fortemente dell’attività di interpretazione della realtà svolta dal soggetto e delle influenze sociali che quest’ultimo può subire o esercitare. Attraverso la teoria dell’altro generalizzato si parla di “emozioni prese in carico” (role taking emotions) la cui espressività dipende dalla capacità di un soggetto di assumere la prospettiva, il ruolo o semplicemente il punto di vista di un altro individuo. Queste emozioni, oltre a generare un processo di riconoscimento empatico produttore di solidarietà sociale, permettono a chi si impegna nell’assunzione di ruolo di provvedere ad un autocontrollo funzionale ed a una sua piena integrazione nell’organizzazione sociale di cui è parte.