‘A star is born’ e Nietzsche essere inattuali ci rende autentici

E’ ancora possibile parlare di artisti autentici, di personalità pure, incontaminate e non corrotte dal mercato? Quando il successo inizia a pesare, le masse a seguire e i giovani ad idolatrare, mantenere la propria originalità a discapito della fama non è così facile. I ‘personaggi’ genuini e coerenti oramai non esistono più, le necessità di mercato implicano una linea d’azione precisa e mirata che, se seguita, garantisce popolarità e lusso, una coppia per la quale oggi si sacrifica, senza tanti indugi, il proprio essere. 

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‘A Star Is Born’ (Bradley Cooper e Lady Gaga)

A Star Is Born e l’artista autentico

L’identità tra nome e nome d’arte è una dinamica, purtroppo, lontana dai nostri giorni. L’artista preferisce trasformarsi nel personaggio che vende, che porta successo e denaro e accettare l’incoerenza emotiva che ne deriva, piuttosto che farsi piacere per quello che sente di essere. Questo perché le esigenze del pubblico, un pubblico omologato e omologante che pretende un certo tipo di stile, non si conformano all’autenticità dell’autore che, per mantenere notorietà è costretto al modus operandi imposto dalle case discografiche e dai mercati per cavalcare l’onda del successo.  ‘A Star Is Born’, con Lady Gaga e Bradley Cooper, parla appunto della differenza tra autenticità e maschera, tra artista e pedina, analizzando con occhio critico la dinamica che investe il mondo della musica da molti anni. Lui (Cooper, nel film Jackson Maine), bello e fascinoso, trascinatore di folle, un uomo che sembrerebbe non poter desiderare niente di più dalla vita, è lo stereotipo di cantante venduto, che sente dentro di sé un vuoto incolmabile e che trova conforto dell’alcool e negli eccessi. Lei, Ally (Lady Gaga), talento naturale ma marginalizzato, un’ artista outsider che da esibirsi in un gay bar passa, grazie a Maine, al successo. La vita di Ally rispecchia molto quella della cantante che la interpreta, una vita all’insegna della personalità, in cui persona e personaggio hanno convissuto anche alle critiche più dure conquistando comunque l’amore delle folle. E’ sempre difficile definire quanto ci sia di autentico in un artista, sempre necessariamente vincolato ad ottiche e logiche di mercato che garantiscano il proseguimento della sua carriera, sempre collocato in un limbo tra ciò che è e ciò che rappresenta. Ma, come direbbe Schopenauer, non è possibile definire con certezza chi siamo davvero, ed è quindi scontato che il confine tra nome e nome d’arte è talmente labile che, dove vi sia una divergenza tra i due, imposta dalla necessità di fama, si è costretti ad accettare di perdere l’autenticità per mantenere l’attualità e, di conseguenza, il successo.

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Melancolia, Durer. L’inattualità e il guardare il mondo con distacco

Nietzsche e l’inattualità come valore 

Nichilista, depresso e sociopatico ai limiti dell’isolamento, Nietzsche, nella sua proposta di filosofia dell’avvenire, in ‘Al di là del bene e del male’ fa riferimento proprio al concetto di attualità in questi termini. L’essere attuali, al passo con lo spirito del  tempo (lo Zeitgeist hegeliano), è un difetto dell’uomo comune, una condizione di massa, inautentica e omologatrice nella quale l’uomo rimane intrappolato nella mediocrità e non si eleva allo stadio della conoscenza nel suo grande ed eccezionale significato. L’inattualità è, in Nietzsche, sinonimo di autenticità ed è una caratteristica dello Spirito libero, un’essenza sciolta da condizionamenti socio-culturali, un’ Identità individuale, autoposta, che non ha bisogno dell’altro per definirsi. La comunità genera massificazione ed è necessario, perché lo Spirito libero mantenga la sua originalità, ritirarsi in se stessi, istintivamente, per tensione pulsionale e perseverare in uno stato di solitudine che garantisca l’inattualità incontaminata. Solo attraverso questo processo, meramente pulsionale, immediato, e pre-categoriale, come direbbe Nietzsche, è possibile ascendere alla dimensione Aristocratica della vita, intesa nei termini dell’eccezionalità e dell’autentico e genuino anacronismo. A differenza di Schopenauer, Nietzsche crede nel conoscere se stessi, e sostiene appunto che solo in questo modo possiamo agire volgendo lo sguardo a noi stessi come attori, come agenti liberi, che riconoscono la validità delle proprie azioni in corrispondenza di se stessi. Solo l’analisi introspettiva coglie il senso dell’agire, un senso che va al di là del bene e del male, e che non guarda più alle origine e alle conseguenze delle azioni stesse, svincolandosi dai condizionamenti di successo ed insuccesso. L’uomo medio, corrotto dalla massa, giudica le proprie azioni in base all’utile, come gli artisti moderni che abbandonano l’autenticità per la fama, e non per volontà, intesa nell’accezione più emozionale e costitutiva del termine, volontà come voglia, desiderio di compiere un’azione perché coerente con l’agente stesso. Solo così sarà possibile mantenersi liberi ed autentici, guardando il mondo con distanza, senza coinvolgimento, perseverando in uno stato di pura  e squisita inattualità.

Samuele Beconcini

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