La sottile linea rossa racconta della filosofia di Schopenhauer attraverso Malick

Dalla regia e sceneggiatura di Terrence Malick, nasce nel 1998 La sottile linea rossa, tratto dal romanzo di James Jones del 1962. La trama dispiega, attraverso lo stile indistinguibile di Malick, la battaglia di Guadalcanal del 1942. Sin da subito lo spettatore intuirà come l’opera non sia un semplice film sulla guerra, ma molto di più.

I quesiti sussurrati dalle voci protagoniste, toccano le debolezze fondamentali e costitutive del concetto di umano. I soliloqui frantumano la dinamicità di alcune scene, strattonandoci al grido della violenza per immergerci nella sinfonica armonia della natura. La dicotomia vive tra due mondi: predestinazione, spiritualità e natura da una parte, e la realtà delle costruzioni sociali dall’altra. Due modi di osservare e muoversi nel mondo che vengono antropomorfizzate dal soldato Witt ed il sergente Welsh.

Il tema del destino grava sulle vite di entrambi, ma l’elaborazione di questa responsabilità è diametralmente opposta. Chi decide chi vive? Chi decide chi muore? Witt fugge al peso dell’incertezza, abnega i compagni e si rifugia in una tribù di malesiani. Ritrova il proprio stato di natura, muovendosi tra le infinite forme di essa, in cui ne riconosce i legami, le radici, l’origine e la fine. Un panteismo spirituale che lo salva dall’incomprensibile sofferenza della realtà.

Welsh invece, è completamente offuscato dalla polvere che i suoi stivali sollevano, ed il terreno che calpesta è l’unico possibile. Il dolore e la morte sono ovunque, il tempo si siede, ed i minuti diventano giorni, la paura sopprime l’individuo, non ne rimane che la bestia. Welsh compie un’evoluzione schopenhaueriana, ogni sua certezza crolla nel baratro di una sofferta consapevolezza.

Tutte bugie, tutto quello che vedi, tutto quello che senti, così grosse da vomitare, non fanno che arrivare uno dopo l’altro. Ti ritrovi in gabbia, una gabbia che va di qua e di là.  Ti vogliono morto, o parte della loro bugia, un uomo può fare una cosa sola trovare una situazione che sia sua, crearsi un’isola attorno.

Il tema è il nocciolo del pensiero schopenhaueriano, spazio e tempo, e tutto ciò che trae la propria esistenza da cause e motivi, non possiede che un’esistenza relativa, ovvero esiste solo per mezzo o in funzione di un’altra cosa della stessa natura (dal Mondo come volontà e rappresentazione). E’ il nostro stesso intelletto a costituire gli oggetti del mondo, realizzando delle rappresentazioni di ciò che ne è al di la, e non riesce a cogliere.  Così il sergente finalmente apre gli occhi, e la realtà non può che scivolargli dalle mani. Ogni parte di essa sembra essere nient’altro che una menzogna, i fucili che ha impugnato, le regole da seguire, l’autorità da rispettare, la sua stessa divisa.  Cosa si nasconde sotto il velo che copre ogni cosa? Schopenhauer risponde: La volontà, come in sé del mondo.

Welsh compie un salto fondamentale, osserva molto attentamente il suo riflesso, e ne riconosce tutti quei tratti accuratamente studiati e disegnati nell’intero della sua vita. Ma poi va ben oltre, si guarda dentro, riconoscendosi in ogni dubbio, paura, e incomprensione che ha segnato il suo viaggio. Schopenhauer lo direbbe così: Soltanto con la riflessione è possibile oltrepassare il fenomeno e pervenire alla cosa in sé. Fenomeno è rappresentazione e nulla più. Cosa in sé è soltanto la volontà, sostanza intima, il nocciolo di ogni cosa particolare e del tutto: è volontà quella che appare nella forza naturale e cieca, ed è ancora volontà quella che si manifesta nella condotta ragionata dell’uomo.’ Dal II libro del Mondo come volontà e rappresentazione. La volontà nelle sue manifestazioni non persegue alcun fine se non quello di affermare sé stessa. La guerra non è che il risultato della tendenza all’autoaffermazione umana, ogni individuo è complice impegnato nella lotta per l’esistenza.

Witt: Lei non si sente mai solo?

Welsh: Solo in mezzo alla gente. Credi ancora in quella bellissima luce? Come fai? Sei un mago per me.

Witt: Vedo ancora una scintilla in me.

Nel caos della prevaricazione egoistica si intravede una sottile linea rossa: Welsh, guardando il mondo con gli occhi di Witt, si risveglia dal torpore dell’illusione, non gli rimane che il luccichio delle medaglie ad honorem, sporche del sangue di chi, negli ultimi istanti di vita, non fu inteso troppo diversamente da un pezzo di carne qualunque.  Il mondo è enigma, a noi spetta il compito di decifrarlo, non vi è solo nebbia , e sebbene la natura di ciò che ne è aldilà è del tutto ignota, dobbiamo assumerci il rischio di attraversarla.

Fanigliulo Sarah

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