L’intelligenza artificiale tra i banchi di scuola e a casa: arriva l’innovativa “modalità studio”.

Cosa dovrebbe fare un bravo insegnante per essere definito tale? È il momento di scoprirlo!
Un bravo insegnante
Per anni abbiamo pensato che un bravo insegnante fosse semplicemente una persona estremamente preparata sugli argomenti o, in generale, sulla materia in questione. Abbiamo pensato che essere un bravo insegnante significasse solo essere in grado di dare la risposta corretta ai quesiti posti dagli studenti che anno dopo anno si susseguono in una stessa classe. Oggi, nel 2025, l’immagine del “bravo insegnante” potrebbe tranquillamente essere sostituita dal logo di ChatGPT. Negli ultimi giorni, infatti, i ragazzi di tutto il mondo hanno appreso che grazie all’innovativa “modalità studio”, nata dalla collaborazione tra OpenAI e un gruppo di pedagogisti, scienziati ed educatori, ChatGPT sarà in grado di dare ripetizioni. L’AI, quindi, diventa mezzo per giungere a una più completa consapevolezza della materia e non solo alla sterile risoluzione di una complicata espressione.

L’innovazione
Quella che i programmatori di ChatGPT propongono non è solo una semplice spiegazione, bensì un modo interattivo attraverso il quale il bot interagisce con gli studenti con quiz e domande aperte o a risposta multipla. Questo, ovviamente, è solo l’inizio di un lungo percorso che vedrà l’intelligenza artificiale sempre più presente nel mondo scolastico. Ad ogni modo, non sarebbe sbagliato chiedersi se la spiegazione articolata di un determinato argomento e il suo successivo momento di verifica della comprensione siano effettivamente sufficienti per far nascere nei ragazzi l’amore per la materia trattata.
In campo minato
Si ritorna, dunque, alla domanda iniziale: cosa dovrebbe fare un bravo insegnante per essere definito tale? Come dovrebbe comportarsi? Come dovrebbe interagire con la classe? Come dovrebbe porsi nei confronti degli studenti in maggiore difficoltà? Come, invece, nei confronti dei più sensibili o dei più disinteressati alla materia? A tutte queste domande non è stata ancora trovata una risposta che possa fare al caso di tutti gli insegnanti sparsi in giro per il mondo. Questo perché gli studenti non sono macchine, non sono computer, né tantomeno bot. Interagire con i ragazzi, spiegare le leggi della dinamica e illustrare il concetto di francofonia significa essere consapevoli di trovarsi in un campo minato. Un campo in cui le esperienze passate degli studenti, il loro interessamento alla materia e le loro ambizioni future diventano mine sensibilissime al momento della spiegazione o della verifica. Mine che solo l’insegnante con la sua sensibilità può imparare a schivare lezione dopo lezione, spiegazione dopo spiegazione, esercizio dopo esercizio. Quindi, la domanda sorge spontanea: l’AI potrà davvero mai sviluppare questa sensibilità? Agli studenti del futuro scoprirlo!