L’Ucraina sarà assente al colloquio fra Putin e Trump ma le conseguenze dei negoziati ricadranno proprio sul Paese.
Le consultazioni tra leader europei previste per questo mercoledì comprendono la partecipazione di Zelensky per sostenere il Presidente e la sovranità del Paese.
Il colloquio
Dopo tre anni di devastazione dei territori ucraini e sei incontri telefonici non molto risolutivi, è stato fissato un colloquio in Alaska il giorno di Ferragosto durante il quale il leader del Cremlino e il Presidente degli Stati Uniti si incontreranno faccia a faccia per discutere le sorti della guerra in Ucraina e auspicabilmente accelerare la fine del conflitto. La scelta del territorio nord americano per l’incontro è dovuta da un lato alla vicinanza alle coste russe, ma soprattutto il mandato d’arresto verso Putin da parte della Corte Penale Internazionale vieta al Presidente russo di entrare in Paesi membri della CIG, di cui l’Alaska non ne fa parte. Per non tradire le promesse ripetute più volte in campagna elettorale, Trump sta cercando di agevolare il cessate il fuoco scendendo a patti con il governo russo non prendendo però in considerazione la controparte ucraina, esclusa dai colloqui insieme all’Europa che osserverà l’incontro rimanendo dalla parte di Zelensky.
Le conseguenze
Non solo l’Ucraina non avrà alcun tipo di influenza sul colloquio decisivo per le sorti dei propri cittadini, se non in un secondo momento, quando Trump comunicherà le decisioni a Zelensky, ma potrebbe addirittura subire la cessione di alcuni territori, tra cui il Donetsk e Lugansk, per permettere uno scambio con la Russia. L’amministrazione americana sembra appoggiare la proposta del Cremlino come viene affermato in un’intervista dal Segretario alla Difesa statunitense Hegseth, che prevede concessioni di territori a causa delle quali “nessuno sarà contento” ma che vengono presentate come l’unico modo per porre fine al conflitto. Questa politica di appeasement verso Putin non convince il Presidente ucraino, che pretende una pace degna per i suoi cittadini e rivendica la sovranità delle zone contese ricordando che “gli ucraini non regaleranno la loro terra all’occupante”. La cessione dei territori contesi potrebbe infatti portare un vantaggio militare alla Russia, riducendo il raggio d’azione delle truppe e accorciando la distanza con altre zone ucraine, che segnerebbe il fallimento delle tentate trattative diplomatiche americane.
L’Unione Europea
Dai colloqui viene esclusa anche la partecipazione dell’Ue, che tenta di difendersi da questo smacco politico attraverso consultazioni tra i Paesi membri e lo stesso Zelensky. La Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen sta cercando infatti di creare un fronte unitario, consultandosi con altri leader europei, per cercare di far sentire la propria voce a fianco dell’Ucraina. Il governo italiano si allinea all’Ue, come riportato da Meloni, che sostiene il ruolo centrale dell’Unione a prescindere dalla piega che prenderà il colloquio di ferragosto e ricorda Tajani bisogna continuare a proteggere la sovranità e l’integrità dell’Ucraina.