Avere cinquant’anni ed essere in un romanzo non è scontato. Vediamo perché e come nel romanzo moderno.

Miss Dalloway, protagonista dell’omonimo capolavoro di Virginia Woolf, organizza una festa per nessun motivo. Sente l’esigenza di creare, di combinare. I suoi pensieri sono il corpo del romanzo, ma sono davvero suoi?
UNA DONNA QUALUNQUE
Una precisazione va fatta, e cioè che Mrs Dalloway, la protagonista del romanzo di Virginia Woolf che ha circa cinquant’anni, oggi non sarebbe un’anziana. Non daremmo a nessuno sulla cinquantina dell’anziano ma siamo comunque nell’età vittoriana e questo punto è cruciale, perché con il progresso della tecnologia anche l’età umana sta cambiando. L’intera storia ruota attorno ad una giornata sola vissuta da Clarissa Dalloway che si accinge ad organizzare una festa a casa sua. Lo sfondo è la città di Londra, che gode di un interesse speciale perché non è semplice ambientazione. Londra ingloba tutto, tutte le storie. La città coinvolge i suoi abitanti in un’esperienza ambigua ed anche pressante. Per l’età matura diventa quasi una questione antropologica: nella campagna, dove dominano i meccanismi della natura, i cinquant’anni di Clarissa sarebbero diversi dai cinquant’anni a Londra. Forse nella campagna dove si reca per le vacanze avrebbe un tradizionale ruolo di “saggio”. Non a caso, le donne della sua discendenza ricoprono tradizionalmente ruoli di prestigio ma lei può permettersi di non farlo. La società sta cambiando, ancora oggi il mondo industrializzato risente della nuova condizione e gli anziani sono aumentati. Ma che donna è Clarissa? Una donna abbastanza banale. A tratti vediamo la noia di una vita senza lotte che si può permettere solo la classe agiata. Non legge, o almeno non si interessa di letteratura né di informazione. Piuttosto legge le biografie, le piace sapere delle vite degli altri. È come se provasse gioia negli esemplari di esistenza di qualcun altro.

IL DUBBIO DI AVER SBAGLIATO TUTTO
Andiamo alla seconda metà del romanzo, un attimo prima che la festa inizi. La descrizione dello spazio è fondamentale: è grande, o almeno ci sembra grande come ci sembra sempre la nostra casa una volta spostati i mobili e le sedie ai muri per fare spazio agli invitati. E subito inizia quella sensazione di vuoto. La tecnica di Virginia Woolf viene definita come “moments of being”, momenti dell’essere, che esprimono la ricerca di una nuova forma di racconto. Non più la chiarezza dei pensieri di Madame Bovary, che “amava il mare solo se era in tempesta” ricchi di metafore e di poesia, piuttosto i pensieri più contorti e disparati della mente di Clarissa Dalloway, che passa da un oggetto ad un’astrazione, che mentre rientra in casa sua ha uno spasmo e realizza: sta invecchiando. Tuttavia, pensa Clarissa quasi per consolarsi, molti mesi di quel cinquantaduesimo anno che sta vivendo sono ancora intatti, come luglio e agosto che sono bei mesi estivi. Si possono fare tante cose a luglio ed agosto. Non tutto il tempo è perduto.
L’ETÀ “MATURA”
“Quando sarai grande non ti importerà più”. Nell’attacco del romanzo Virginia Woolf sembra quasi spegnere una volta per tutte questa simpatica fiducia nell’oblio dell’età. Ed infatti la storia è innescata dalle preoccupazioni di Clarissa perché Lady Bruton ha invitato a casa sua Mr Dalloway per un tè senza di lei. Lei pensa di essere interessante, è interessante, è infatti fortemente seccata di dover invitare alle sue feste compagnie noiose, non come lei. E così mette tutta sé stessa in una festa pomeridiana. Eppure “avrebbe tanto voluto essere una di quelle persone che fanno le cose per loro stesse!”. È evidente che le sue insicurezze non sono sparite con l’età. E allora le età umane diventano categorie superate e la crescita si mostra come un fenomeno più complesso. Soprattutto perché l’uomo moderno è cambiato.
L’ETÀ DI UNA DONNA
Quando Virginia Woolf scrive questo libro ha 43 anni, quindi non è esattamente negli anni che voleva trattare. Ma il valore dell’opera sta nel racconto di qualcun altro, soprattutto qualcuno che sia diverso da sé che però finisce ad avere preoccupazion che sono di tutti. Come scrive l’autrice nel saggio “Bennett e la Signora Brown”, lo scrittore passa molto a pensare finché un personaggio non si presenta alla sua mente e vuole essere afferrato. Allora, dice la Woolf, lo scrittore rivolge la sua attenzione a quell’inseguimento. “I più devono contentarsi di un lembo del vestito, di una ciocca di capelli”. Una delle ciocche di capelli di Mrs Dlloway è che lei è, secondo gli standard dell’epoca, una donna che ha perso la gioventù. Qui si passa allora ad una questione di femminismo militante che per Virginia Woolf è cruciale. Forse non si chiede mai l’età ad una donna perché fa paura sentirla, perché fa tristezza, dato che spesso si associa una donna alla fioritura della bellezza, e l’unica altra cosa che può esistere per lei in linea temporale è la sfioritura. Sempre in “Bennett e la signora Brown”, che si può considerare il su saggio più famoso, Virginia Woolf discute la necessità di creare personaggi che siano convincenti, soprattutto dato che con l’epoca moderna l’uomo è cambiato. Ma questa esigenza di ricerca appartiene ormai ai giovani. Ed ecco che con Mrs Dalloway dona ai lettori giovani una vecchia, che anche se vecchia non è tanto diversa da loro.