Zero Waste Day, il Wwf: importante abbandonare la cultura dello scarto
Il Panda invita a fare attenzione anche ai tessuti.

Nel mondo si stima venga riciclato solo l’1% di quanto finisce tra i rifiuti e le sostanze tossiche come le microplastiche disperse nell’ambiente.
Il piano
Il WWF Italia, in occasione dello Zero Waste Day, denuncia l’impatto ambientale dell’industria tessile, responsabile di milioni di tonnellate di rifiuti e dell’inquinamento da PFAS e microplastiche, che contaminano acqua, suolo ed esseri viventi. L’uso massiccio di sostanze tossiche, come i PFAS, impiegati per l’impermeabilizzazione dei tessuti, rappresenta una minaccia per la salute umana e gli ecosistemi, poiché si accumulano nell’ambiente senza degradarsi. Inoltre, ogni lavaggio di capi sintetici rilascia microplastiche che finiscono nei mari e persino nel corpo umano. Anche Mario Draghi, richiama il Wwf, nel suo rapporto intitolato “Il futuro della competitività europea” ha detto che non c’è alternativa all’utilizzo di queste sostanze.

Economia circolare
Per affrontare questa crisi, il WWF propone un modello di economia circolare basato su tre azioni chiave: ridurre e riparare, prolungando la vita degli abiti per limitare i rifiuti prematuri; riutilizzare e riciclare, promuovendo il mercato dell’usato e il riciclo efficiente dei tessuti; investire in una produzione sostenibile, adottando materiali ecologici e riducendo l’uso di sostanze inquinanti. È essenziale incentivare il riuso con politiche fiscali e norme più rigide su eco-design e durabilità, per ridurre l’impatto ambientale e costruire un futuro più sostenibile. L’importanza di un modello sostenibile di questa tipologia appare cruciale per affrontare le sfide del futuro e del presente che siamo chiamati ad affrontare, attraverso un’etica ambientale improntata sulla responsabilità e su un senso civico rinnovato.

La cultura dello scarto
La cultura dello scarto in antropologia si riferisce a quel processo attraverso cui le società producono, gestiscono e attribuiscono significato ai rifiuti, rivelando dinamiche economiche, sociali e simboliche più profonde. In molte culture, lo scarto non è solo un residuo materiale, ma un indicatore delle disuguaglianze, della sovrapproduzione e della relazione con l’ambiente. L’antropologia studia come diversi gruppi umani affrontano il problema dello spreco, dalla gestione dei rifiuti nelle società industrializzate alla pratica del recupero e riuso in contesti meno consumistici. Inoltre, l’idea di scarto si estende anche alle persone e alle comunità marginalizzate, evidenziando meccanismi di esclusione sociale. In questo senso, la cultura dello scarto non riguarda solo gli oggetti, ma anche le strutture di potere che decidono cosa e chi è destinato all’oblio, rendendo il concetto centrale per comprendere le contraddizioni del nostro tempo.