Plinio il Vecchio e Alberto Angela stanno portando avanti la stessa missione a secoli di distanza?
Plinio e Alberto Angela: due vite dedicate alla cultura. Ma come è cambiata la cultura dall’età imperiale? E cosa hanno aggiunto i media? Vediamolo insieme.
IL METODO DI PLINIO
Quando l’ostile Nerone sale al potere, Gaio Plinio Secondo decide di ritirarsi dalla vita pubblica e si dedica alla scrittura. Tornato alla politica sotto la dinastia dei Flavi, scrive la Naturalis Historia e la consegna all’imperatore Tito. Non sappiamo molto sulla composizione dell’opera perché Plinio non volle essere pubblicato in vita. Questa “storia naturale” è destinata a racchiudere tutto lo scibile umano nelle scienze, nella filosofia, nella medicina. È interessante che si usi “naturale” come aggettivo: in realtà in questa natura rientra tutto, uomo compreso. Il desiderio di Plinio è descrivere la grandezza articolata del mondo. Per dare alla luce qualcosa di così grande ci vuole una grande cultura. E Plinio aveva una conoscenza incredibile per il suo tempo. Il suo “metodo” è descritto dal nipote, Plinio il Giovane. Si dice che leggesse ininterrottamente, che mentre svolgeva attività che gli impedivano di leggere mettesse il suo servo a farlo per lui (avrebbe davvero amato gli audiolibri). Prendeva di continuo appunti, per lui non c’era libro così cattivo da non potervi trarre una lezione. La sua era una sincera passione per la scoperta, oppure, per dirla in termini riconoscibili, un “piacere della scoperta”.

COME SCRIVERE (BENE) LA STORIA DI TUTTO
Plinio che vuole racchiudere tutta la conoscenza umana in un libro di carta sembra quasi Marcel Proust che vuole raccontare tutta la sua vita e dopo 3000 pagine si rende conto che non ha funzionato. L’opera di Plinio è ordinata, catalogata ma non facile. È di una grandezza mastodontica che è più utile consultare che leggere, è pensata per essere letta con facilità. Questo alcuni lo vedono negativamente, collocando Plinio nel “consumismo” tipico dell’età imperiale, dove il sapere si esprimeva in piccoli libretti famosi che non erano mai esaustivi e non lasciavano molto. Ma Plinio aveva di più da offrire al suo secolo. La sua missione ci ricorda un po’ Alberto Angela. Erede di un padre il cui programma ha fatto tanto per il pubblico in Italia, quasi richiamando la missione di istruzione della prima Rai, partecipatore attivo nella creazione dei suoi programmi, è anche autore di libri tra cui ricordiamo quelli su Pompei. Trai programmi divulgativi il suo rimane quello di maggiore qualità, molto diverso, ad esempio, da Freedom, dove gira e rigira si parla sempre di qualche apparizione mistica e soprannaturale. Il sapere è reso accattivante e quasi storpiato finché non se ne riconosce più il valore di formazione dell’individuo, se non come macchina nozionistica di curiosità futili. Questo richiama attivamente la differenza fra Plinio e gli autori minori del suo secolo.
IL PIACERE DELLA SCOPERTA
Purtroppo il pubblico desideroso di imparare non era vasto nell’antica Roma, non solo per divisione sociale e analfabetismo ma perché molti romani consideravano la cultura una colpa. È noto che Cicerone, quando difende i siciliani che accusano l’ex governatore Verre di aver sfruttato la provincia, si trova a dover elencare una serie di opere rubate e fa finta di non conoscerle bene, per evitare che i giudici lo ritengano un fautore dell’otium. Plinio invece era piuttosto stoico, credeva nella missione salvatrice del saggio. Oggi il pubblico è più vasto e può servirsi dei mezzi di comunicazione (la televisione ma anche i social, dove si trovano bellissimi progetti indipendenti). La trasformazione di un sapere libresco in immagine, video, musica è un lavoro collettivo che crea un prodotto multimediale completo. Uno dei limiti di Plinio era una scrittura a dir poco pessima, non molto curata e cumulativa. Ma solo com’era, gli sarebbe stato impossibile curare tutto. Oggi l’attenzione alla produzione è migliorata.

TUTTO DETTO?
Da quando Plinio ha composto la sua opera il sapere umano è molto cambiato, diventando specialistico. Gli stessi Alberto e Piero Angela hanno indagato campi molto diversi. Per giunta, la maggior parte delle informazioni contenute nella Storia naturale è inutilizzabile, confutata dalla scienza o non vera da principio. Ma ciò che resta ed è degno di memoria è il modo della Naturalis Historia di porsi al suo lettore. Questo perché fare divulgazione significa pensare tanto al ricevente, che dovrà imparare, appassionarsi, essere mosso dal nuovo. In un caos informativo dove tutto rischia di sembrare superfluo, sia Plinio che Alberto Angela creano dei percorsi. Non è tanto una questione di dire qualcosa di nuovo ma di dire qualcosa che si giudica utile, non una questione di cultura ma di umanità. Due vite consacrate al servizio degli altri, che curiosamente hanno condiviso dei luoghi, come Pompei, dove Plinio morì durante l’eruzione, il 24 agosto del 79 d.C., salvando uomini.