Andiamo a caccia di fake news attraverso quattro falsi storici a cui abbiamo creduto tutti

E se quello che ci insegnano a scuola fosse falso? 

Le fake news sono sempre esistite, ma sotto un altro nome: erano i cosiddetti “falsi storici” a cui noi abbiamo sempre creduto.

1) LA LETTERA DI PAUSIANA

Una lettera che non è mai stata scritta. Inizia così la prima fake news della nostra lista. Pausania il mittente, Re Serse il destinatario. Qui un estratto della presunta lettera:

Pausania, capo di Sparta, volendo farti un favore ti rimanda questi uomini che ha catturato in guerra: e mi propongo, se anche tu sei d’accordo, di sposare tua figlia e di rendere soggetta a te Sparta e il resto della Grecia. Se dunque qualcuna di queste proposte è di tuo gradimento, invia alla costa un uomo di fiducia, tramite il quale condurremo le nostre trattative”.

Dobbiamo ringraziare lo storico Tucidide per queste preziose righe dove si descrive un matrimonio combinato tra Pausania e la figlia del Re della Persia. In palio? Sparta e Grecia. La lettera però non sarebbe stata scritta dal reggente degli spartani, ma dagli efori: le più alte cariche magistratuali spartane. Il motivo? Sbarazzarsi di lui. Vera invece fu la riposta di Serse.

2) CHI SCOPRI L’AMERICA?

L’America è stata scoperta davvero da Cristoforo Colombo? Avevamo solo una certezza nella vita e sembrava essere questa. Leggendo L’America dimenticata, ultimo libro di Lucio Russo – docente di storia della Scienza presso l’Università di Roma Tor Vergata – sorgono diversi dubbi: l’autore ha evidenziato che già gli antichi Greci conoscevano latitudini e longitudini di località dell’America centrale. Poi i vichinghi, Erik il Rosso e i fratelli Zen.

3) IL TESTAMENTO DI LENIN

«L’arte staliniana della falsificazione e della disinformazione coglie ogni volta di sorpresa gli storici.»Così scriveva Jurij Alekseevic Buranov presentando – nel 1994 – Il “testamento” di Lenin: falsificato e proibito. Il dittatore Stalin avrebbe falsificato le ultime volontà del rivoluzionario Lenin. Il motivo? Non era intenzione del fondatore del bolscevismo quella di tessere le lodi per Stalin. L’insieme dei testi che formano il cosiddetto “testamento” di Lenin venne poi tenuto nascosto al partito per oltre trent’anni, fino al 1956. «Stalin è troppo grossolano» affermò Lenin «e questo difetto, del tutto tollerabile nell’ambiente e nei rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico.»

4)  CHI ERA DAVVERO GIULIO CESARE?

   L’assassinio di Giulio Cesare, evento cardinale nella storia della repubblica romana, è stato studiato e analizzato per secoli. La storiografia moderna sembra concordare sul fatto che i tre cesaricidi abbiano agito per impedire il disegno del generale di instaurare la monarchia a Roma attraverso la dittatura a vita, uno strumento assolutamente inedito e che minacciava di sconvolgere l’ordine istituzionale e sociale costituito. Tuttavia, il recente ritrovamento di una tavola di marmo, i Fasti di Privernum, su cui è inciso l’elenco delle liste magistratuali degli anni 45-44 a.C. in cui maturò e si realizzò la congiura, riapre la discussione: facendo pensare che sia stato vittima di una ‘fake news’. Cesare era infatti stato già nominato dictator perpetuus, ma egli non era un uomo solo al potere accanto a lui vi era Lepido magister equitum perpetuus. Questa secca notizia svela che l’aggettivo perpetuus non significava “a vita” e fa cadere l’accusa mossa nei suoi confronti di aver voluto introdurre una monarchia di stampo ellenistico. Ma se Cesare non voleva farsi re, allora cosa cercavano di impedire Gaio Cassio, Marco e Decimo Bruto? Quale fu il vero movente dei cospiratori? Quale fu il vero ruolo di Antonio? E davvero Cicerone fu il mandante morale dell’omicidio? Attraverso un’analisi attenta e dettagliata delle fonti antiche e della storiografia moderna, Orazio Licandro, Ordinario di Diritto romano all’Università di Catania ed ex parlamentare, rilegge l’intera vicenda e, scandagliando i fondali oscuri della lotta politica, presta ascolto a un altro grande condottiero, sorta di alter ego di Cesare, ovvero Napoleone. Anche ‘l’Empereur’, infatti, sospettava che ci fosse un’altra ragione dietro l’omicidio di un uomo che, col suo potere e la sua geniale irruenza, avrebbe potuto cambiare il corso della Storia.

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